Gli italiani domenica 22 e lunedì 23 marzo si sono espressi sulla riforma della giustizia in un referendum costituzionale confermativo che ha raggiunto un’affluenza di circa il 59%. In Sicilia ha prevalso nettamente il No, con il 60,48% contro il 39,02% dei Sì. Uno degli scarti più ampi rispetto alla media nazionale, che ha comunque premiato la bocciatura del testo con il 53,74% delle preferenze. Più bassa, invece, la partecipazione sull’Isola, che si è fermata al 46,13%, al di sotto del dato italiano. Con questo esito, l’equilibrio interno della giustizia italiana resta invariato, mantenendo il modello di magistratura attualmente previsto dalla Costituzione.
Il contenuto della riforma
La riforma prevedeva un intervento sull’organizzazione della magistratura, introducendo una distinzione più netta tra due percorsi di carriera: da un lato i pubblici ministeri, con funzione requirente e di sostegno all’accusa, dall’altro i giudici, titolari della funzione giudicante e chiamati a decidere il processo. Era inoltre prevista una separazione dell’organo di autogoverno, il Consiglio Superiore della Magistratura, attraverso la creazione di organismi distinti o di sezioni separate. Il cuore della riforma avrebbe inciso su sette articoli della Costituzione — 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110.
Per la validità del referendum non era necessario il raggiungimento del quorum, si trattava infatti di una consultazione confermativa, chiamata a ratificare o respingere una riforma già approvata dal Parlamento.
I risultati
I risultati hanno mostrato un livello di partecipazione superiore alle attese, segnando un ritorno alle urne significativo dopo le recenti consultazioni caratterizzate da una minore affluenza. Tra gli elementi più rilevanti, anche la partecipazione consistente al voto delle nuove generazioni. La Gen Z (18–28 anni) ha registrato un’affluenza del 67%, superiore a quella dei Millennials, fermi al 47,5% e tra i gruppi più inclini all’astensione. Sono stati proprio i più giovani a propendere per il No.
In Sicilia, la lettura del voto restituisce un quadro più uniforme rispetto ad altre Regioni, con il No prevalente in tutte le principali province. A Palermo ha raggiunto il 68,9%, a Messina il 58,85% e a Catania il 63,47%. Solo Napoli si è espressa con maggiore nettezza, arrivando addirittura al 71,47%. Un dato che conferma l’andamento delle grandi città. La bocciatura della riforma ha comunque vinto in 17 regioni su 20. Le uniche a maggioranza Sì sono state Veneto (con il 58,41%), Friuli Venezia Giulia (con il 54,47%) e Lombardia (con il 53,56%).


















