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Monica Guerritore, il coraggio di raccontare Anna Magnani

L’attrice premiata al Milazzo Film Festival Attorstudio 2026 presenta Anna, il suo esordio alla regia dedicato a una grande donna del cinema italiano

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Intensa e dotata di una grazia particolare: così Giorgio Strehler descriveva Monica Guerritore agli esordi, quando aveva appena 17 anni. Da allora, il suo percorso l’ha portata a imporsi nel panorama internazionale, costruendo un profilo artistico di grande spessore. Eppure, citando Meryl Streep, Guerritore continua a considerarsi “in divenire”: “È molto complicato dare corpo, forma e anima a una donna da portare sulla scena”.

Giovedì 26 marzo, l’attrice ha ricevuto l’Excellence Acting Award al Milazzo Film Festival Attorstudio 2026. A seguire, è stato proiettato Anna, il suo esordio alla regia e primo film biografico dedicato a Anna Magnani.

L’incontro con la Magnani che ha cambiato tutto

“È molto importante che esista un festival che dia centralità all’attore – afferma Monica Guerritore –. L’attore non è solo un veicolo: dà corpo, cuore, sentimento, intelligenza”. Il riconoscimento assegnato alla Guerritore, su scelta dei direttori artistici Mario Sesti e Caterina Taricano, valorizza non solo i grandi ruoli interpretati tra cinema e teatro, ma l’intero percorso artistico dell’attrice. A partire da questa prospettiva, l’attrice chiarisce un aspetto fondamentale del proprio percorso artistico, ricordando uno dei momenti più significativi, che ha chiarito a se stessa con il tempo.

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Nel 1997, quando interpretò La Lupa a Vizzini, in Sicilia, Monica Guerritore trovò un punto di svolta nel suo percorso artistico. Racconta di aver scelto come riferimento Anna Magnani, un’attrice che — ricorda — era stata in qualche modo messa da parte dal cinema, considerata troppo ingombrante, e che aveva ritrovato nel teatro una nuova libertà espressiva.

Chiamata da Franco Zeffirelli, Magnani aveva dichiarato: “Torno al teatro, torno a volare” tornando in scena proprio con La Lupa. In quello stesso periodo, il ruolo era stato rifiutato da Sofia Loren, che — ricorda Guerritore — non se la sentiva di interpretare una madre cattiva. Fu allora che l’attrice decise di proporsi: “Dissi: proviamo, facciamo un provino, vediamo se posso farlo”.

Quando arrivò la conferma, la scelta fu chiara: ispirarsi alla Magnani. “In quel momento è diventata una figura di riferimento fondamentale per la mia carriera”.

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Il lato nascosto di Anna Magnani

“Raccontare Anna Magnani significa anche restituire ciò che non sappiamo di lei” sottolinea l’attrice. Negli Stati Uniti, e in generale nel mondo, il sottotitolo è infatti The untold story: le cose non dette, la storia non raccontata. La Magnani viene così riportata sulla scena con lo spessore dei grandi personaggi classici, da Lady Macbeth a Madame Bovary. Un progetto che ha impegnato Monica Guerritore per quattro anni: “Sapevo che poteva essere di ispirazione per le giovani donne”.

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Il film, scritto, diretto e interpretato dalla stessa Guerritore — al suo esordio alla regia — è stato presentato in anteprima alla 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma 2025.

L’attrice racconta di aver sentito il bisogno di difendere un personaggio così articolato. “Noi costruiamo un’immagine attraverso ciò che vediamo e sappiamo. Io ho messo i miei piedi dentro le sue orme, cercando senza pregiudizi un’emozione autentica mentre recitavo. Quel sentire diventava il suo, perché le tappe che vedrete — il tradimento di Ponti, quello di Rossellini, la malattia del figlio, l’allontanamento dal cinema — sono reali. Io le ho dato il mio cuore”.

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Oggi Anna Magnani resta un’immagine potentissima, ma anche in parte costruita su ciò che non abbiamo visto. “Le attribuiamo una forza straordinaria, che nasce però da un percorso faticoso. La sua idea di femminilità — autodeterminata, originale, profondamente personale — ha avuto un prezzo alto”. Per un periodo fu emarginata, lontana dai grandi ruoli che aveva interpretato fino alla vittoria dell’Oscar. Un momento di sconfitta profonda. “Eppure ha resistito: è tornata al teatro, ha continuato a lavorare, a esprimersi”.

Nella sua vita non sono mancate le battaglie personali: la relazione con Roberto Rossellini e la cosiddetta “Guerra dei Vulcani” (1949-1950), il caso mediatico legato al triangolo Rossellini-Bergman-Magnani. “La ferita dell’abbandono, quando lui scelse Ingrid Bergman, più giovane. È il tempo che passa, la giovinezza che prende il posto della maturità, anche nei sentimenti. Sono proprio questi elementi ad aver reso la Magnani una figura così potente: una donna che ha combattuto ed è andata avanti fino alla fine”.

Il coraggio di realizzare Anna nasce già dalla scelta di confrontarsi con un’icona così esposta al giudizio. “Le persone ti guardano e pensano: davvero vuoi interpretare la Magnani?”. Dopo cinquant’anni di teatro, però, quello sguardo non ha più peso: il percorso, da Lady Macbeth a Giocasta, è già una risposta. La vera difficoltà, spiega, non è il confronto con il mito ma qualcosa di più profondo: “La paura è sempre la stessa: essere vera in ogni donna che porto al pubblico”. Il centro del lavoro resta l’autenticità.

Nel corso della sua carriera, Guerritore ha attraversato grandi figure femminili — da Madame Bovary a Giovanna d’Arco — come sfide artistiche e umane, capaci di raccontare molteplici dimensioni dell’universo femminile. Eppure, in Anna, riconosce qualcosa di ancora più urgente e contemporaneo: “Ti dice di essere come sei, e di combattere per questo”.

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