Con il suo nuovo romanzo, L’abisso del diavolo, Alberto Guarneri Cirami compie una svolta inaspettata nella sua produzione letteraria, calandosi per la prima volta nelle atmosfere tese e inquietanti del genere noir. Abbandonando momentaneamente la narrazione romantica e l’autofiction, l’autore attinge a suggestioni della cronaca nera e a profondi studi psicologici per tessere una trama in cui il tormento interiore diventa il vero motore dell’azione.
In questa intervista esclusiva per BE Sicily Mag, lo scrittore ci guida dietro le quinte del suo libro: dalla scelta di un titolo fortemente simbolico – sospeso tra un luogo geografico reale e i labirinti dell’inconscio – fino alla costruzione dei tre indissolubili protagonisti, legati da un segreto inconfessabile. Sullo sfondo, un’isola mai nominata ma vivida e una scrittura che strizza l’occhio alla grande tradizione siciliana e al ritmo visivo del cinema.
Dai versi e i racconti al debutto nel noir
“Non avrei mai pensato di scrivere un noir, un thriller. Tuttavia sono stato sempre un attento lettore di cronaca nera, di misteri irrisolti. Tra questi vi sono stati dei delitti, nel lungo corso della mia esistenza, che mi hanno particolarmente impressionato. Da questo è nata un’opera di pura immaginazione, ma che mi ha portato a ricerche e studi psicologici. Che mi ha portato anche tensione e tormento, che ho cercato di scaricare nella trama. Nel genere noir, il tormento non è solo un tema, ma il motore stesso della storia. La scrittura diventa una valvola di sfogo catartica, dove l’autore stesso canalizza le proprie ossessioni, nella speranza di trasformare l’angoscia in arte”.

Alberto Guarneri Cirami
“L’abisso del diavolo” come luogo geografico e metafora della vita
“L’Abisso del Diavolo nel mio racconto è, anzitutto, un luogo geografico preciso – spiega lo scrittore -, con una fama alquanto sinistra, in quanto teatro di ‘ghost stories‘, meta di visite turistiche, nonché molto familiare ai tre protagonisti della mia storia. Tuttavia ‘L’Abisso del Diavolo’ è anche metafora: rappresentando la discesa irreversibile della mente umana nel male, nella corruzione e nell’inconscio più torbido; evocando un vuoto verticale, una caduta senza fine; diventando simbolo perfetto di segreti inconfessabili”.
La figura del “diavolo” e il destino dei protagonisti
“Come disse Oscar Wilde: Ognuno di noi è il suo proprio diavolo, e noi facciamo di questo mondo il nostro inferno – afferma Guarneri Cirami –. Ed è San Paolo (2 Corinzi 4,4) a ricordarci come sia Satana, il dio di questo mondo, che rende ciechi le menti dei mortali… I protagonisti del mio romanzo sono tre amici – nati lo stesso giorno, cresciuti insieme, inseparabili fin dall’infanzia –: Andrea Giuffrida, Alberto Rapisarda e Licia Pepe. La scintilla che fa precipitare gli eventi è un fatto accaduto all’Abisso del Diavolo, dove loro tre sono ritratti da ragazzini in una vecchia foto ai tempi dei boy scouts”.
La Sicilia protagonista invisibile e palcoscenico del romanzo
“La Sicilia è come sempre presente, ma mai nominata – continua -. La Sicilia è semplicemente l’Isola. Poi mi sono ispirato a Camilleri, creando una città immaginaria (Civitagrande) e dei paesi come Monte Nebbioso e Colle Ventoso, dove ho ambientato parte della storia. Certamente, poi, Isola e abisso sono due tra le metafore più potenti ed evocative per descrivere la condizione umana.

“I miei riferimenti sono sempre loro: Pirandello, Verga e Sciascia. Ma anche il cinema noir. Non so se sono riuscito a portare anche in questo libro l’intensità di altre storie che ho scritto (nei romanzi/racconti della memoria, nell’autofiction, nella narrativa romantica). Posso dire, però, che anche ne ‘L’abisso del diavolo’ ho cercato di curare la psicologia dei personaggi. Ogni volta, prima di scrivere i capitoli del mio romanzo, me lo sono immaginato come un film. Amo molto anche il cinema”.
Con L’abisso del diavolo, Alberto Guarneri Cirami non firma solo un noir avvincente, ma ci consegna una profonda riflessione sulla fragilità umana e sui confini della colpa. Un viaggio letterario e cinematografico che trascina il lettore sull’orlo di quel baratro interiore dove, prima o poi, ognuno è costretto a guardare.




















