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Salvatore Quasimodo e quel Nobel che stupì l’Italia: l’eredità del poeta oggi

In occasione del cinquantasettesimo anno dalla morte di Quasimodo ricordiamo il percorso che lo condusse alla vittoria del Premio Nobel

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Era il 14 giugno 1968 quando il mondo della letteratura fu costretto a dire addio a Salvatore Quasimodo. Il poeta, originario di Modica, ha lasciato un’importante impronta nella storia. Anche se, per molto tempo, il suo valore non è stato da tutti riconosciuto. Eppure, tra i suoi più celebri traguardi, che conquistò nel dicembre del 1959 a Stoccolma, c’è il Premio Nobel per la Letteratura.

Salvatore Quasimodo e il Premio Nobel per la Letteratura

Non tutti sanno che la notizia dell’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura a Salvatore Quasimodo colse di sorpresa l’Italia letteraria, ma non l’autore. Le prime indiscrezioni in merito si rincorrevano sulla stampa nazionale già da settimane, prima dell’ufficializzazione del 22 ottobre 1959.

I giurati di Stoccolma scelsero la sua penna, preferendola a candidature di immenso peso come quelle di Jean-Paul Sartre, Alexis Saint-Leger o dei connazionali Alberto Moravia e Giuseppe Ungaretti, per la straordinaria vitalità delle sue opere, capaci di parlare direttamente alle ferite della contemporaneità. Nelle motivazioni ufficiali, l’Accademia svedese sottolineò come la sua poesia lirica esprimesse “con fuoco classico l’esperienza tragica nella vita dei nostri tempi”.

L’ostilità in patria e l’isolamento

Il poeta siciliano divenne il quarto autore italiano a ricevere il premio dopo Carducci, Deledda e Pirandello, e accolse la notizia con composta e fiera soddisfazione. Se all’estero Salvatore Quasimodo veniva celebrato, infatti, in patria infatti la decisione di Stoccolma sollevò un polverone. Gran parte dell’establishment intellettuale dell’epoca reagì con freddezza, se non con aperta ostilità. Le accuse di accademismo e le polemiche sul suo linguaggio “ermetico”, termine spesso usato con sfumatura dispregiativa, si riaccesero bruscamente, segnando i suoi ultimi anni.

Ferito da questo ostracismo, il poeta si chiuse e diventò diffidente, finendo per anni ai margini del dibattito culturale, prima che una riscoperta critica ne restituisse la reale statura nel tardo Novecento. Durante il suo discorso a StoccolmaIl poeta e il politico, Quasimodo aveva già risposto in anticipo a quell’ostracismo. Aveva scelto di citare William Shakespeare nel Macbeth: “Lunga è la notte che non trova mai giorno”, sottolineando che la poesia non poteva più permettersi di restare isolata. Occorreva rompere il silenzio del primo ermetismo per parlare direttamente a un pubblico vero restituendo alla parola il suo valore civile.

Il lascito culturale di Salvatore Quasimodo

Questa spinta verso una comunicazione diretta, unita alla ricerca di un linguaggio essenziale, costituisce l’eredità più viva di Salvatore Quasimodo. Lo si vede nel suo celebre lavoro di traduzione dei Lirici greci: spogliando i versi di Saffo e Alceo da ogni retorica d’accademia, ha dimostrato come la poesia classica potesse farsi moderna, nuda e comprensibile a chiunque. Per il poeta di Modica, asciugare la parola non significava allontanarsi dal mondo, ma restituirle la sua verità più profonda. E non a caso le sue opere sembrano così vicine al mondo digitale di oggi, abbracciandolo con il loro essere tanto brevi e sfuggenti quanto intense.

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La morte

Il poeta di Modica si spense il 14 giugno 1968, colpito da un improvviso malore mentre si trovava sulla costiera amalfitana per presiedere la giuria di un premio letterario. La sua scomparsa avvenne a Napoli, una città che si trova quasi simbolicamente a metà strada tra la Sicilia delle sue radici e la Milano che lo aveva accolto e dove ancora insegnava lettere.

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