Le aule universitarie oggi sono colme di studentesse. Per secoli, tuttavia, l’accesso agli atenei non è stato un diritto garantito alle donne, ma un privilegio spesso esclusivo, nonché a tratti rigorosamente maschile. Coloro che avevano il privilegio di studiare, nella quasi totalità dei casi, proveniva da famiglie ricche e nobili, contesti culturali eccezionali. La laurea al femminile ha rappresentato così per molto tempo un’utopia. Eppure, la prima donna al mondo a laurearsi fu italiana, veneziana per la precisione. Era il 25 giugno 1678. Da lì, molte seguirono il suo esempio. La Sicilia, tuttavia, dovette attendere la fine dell’Ottocento per avere la sua prima dottoressa, abbattendo pregiudizi e muri burocratici. Un cammino faticoso che ha trasformato lo studio da semplice passatempo per poche privilegiate a un diritto per tutte.
Elena Cornaro e il primato del Seicento
Quel 25 giugno 1678 rappresenta il punto di partenza della storia accademica femminile mondiale. In quella data, presso l’Università di Padova, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia venne proclamata dottoressa in Filosofia. Non era una studentessa comune, bensì l’esponente di una delle più potenti e ricche dinastie della Repubblica di Venezia. Grazie al patrimonio paterno e a un mecenatismo familiare fuori dal comune, le erano stati messi a disposizione i migliori precettori d’Europa.
Poliglotta straordinaria e mente finissima, Elena avrebbe voluto laurearsi in Teologia, ma la ferrea opposizione del vescovo di Padova le sbarrò la strada, in quanto la dottrina sacra era un tabù per il genere femminile. Il ripiegamento sulla facoltà Filosofia si trasformò comunque in un trionfo, celebrato davanti a una folla immensa. La sua laurea, tuttavia, sarebbe rimasta per molto tempo una splendida eccezione.
Laura Bassi e la prima cattedra scientifica
Bisognerà attendere più di cinquant’anni affinché nel panorama universitario italiano spiccasse una nuova laureata. Nel 1732, lo scenario si spostò all’Università di Bologna con la fisica Laura Bassi (1711-1778). La donna si distinse come una delle primissime donne in Europa a ricevere un titolo dottorale in età moderna. Il suo primato, tuttavia, andò ben oltre il titolo: divenne infatti la prima donna al mondo a conquistare una cattedra universitaria ufficiale, nello specifico in Fisica sperimentale, insegnando presso l’Istituto delle Scienze di Bologna.
Se Elena Cornaro era stata un prodigio da ammirare a distanza, Laura Bassi divenne dunque una scienziata attiva, capace di fare ricerca, formare studenti e dimostrare sul campo che la scienza non ha genere.
L’arrivo in Sicilia e il caso “Giuseppino”
In Sicilia la barriera culturale resistette tenacemente. L’Isola dovette aspettare ben oltre due secoli per avere la sua prima laureata. Le donne rimasero escluse dagli studi superiori fino a quando i regolamenti dell’Italia unita non liberalizzarono formalmente le iscrizioni femminili in tutte le facoltà del Regno. Il passaggio dalle leggi alla realtà richiese comunque decenni.
Per vedere i primi risultati negli atenei siciliani si deve arrivare fino all’anno accademico 1891-1892, con Giuseppina Cinque, prima donna siciliana a laurearsi all’università di Palermo, che ottiene una storica laurea in Medicina e Chirurgia. La novità è così dirompente da cogliere impreparato lo stesso ateneo, che nell’annuario ufficiale stampato l’anno successivo, modificò il suo nome al maschile in un grottesco “Giuseppino”. Nel 1893 Giuseppina continuò il suo percorso di studi e si immatricolò nuovamente nell’ateneo per ottenere la licenza in Scienze Naturali, superando esami durissimi che andavano dalla Mineralogia alla Botanica.
Pochi anni dopo, nel 1902, l’Università di Catania seguirà le sue orme proclamando la sua prima laureata in Scienze, Grazia Calderara Muscatello. Entrambe erano donne della borghesia che scelsero lo studio come uno strumento concreto di indipendenza, trasformando le università in spazi aperti a tutta la società.
Le università siciliane oggi: i numeri del sorpasso
Oggi, nei principali atenei dell’isola – da Palermo a Catania, fino a Messina e alla Kore di Enna – lo scenario è ribaltato. All’Università di Palermo (UniPa), secondo i dati relativi all’anno accademico 2024/2025, le donne costituiscono oltre il 60% dei laureati complessivi e si posizionano un passo avanti ai colleghi maschi per età di laurea inferiore e voti più alti. La mappa delle scelte di studio mostra però preferenze ancora concentrate nelle aree umanistiche, sociali e sanitarie. Nei dipartimenti di Scienze Umane e del Patrimonio Culturale la presenza femminile supera il 76%, con flussi altissimi anche in Giurisprudenza, Economia e Medicina. Al contempo, si nota una svolta importante nelle discipline STEM, che vedono le donne conquistare il 36% dei titoli di studio, una quota in linea o superiore alle medie europee.


















