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Etnaland verso il 2027: 4,775 milioni per riaprire il parco acquatico

A Belpasso la stagione saltata pesa più di un’estate vuota. Per riaprire il parco acquatico di Etnaland servono 4,775 milioni, impianti nuovi e un via libera ancora atteso

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Quando un impianto di queste dimensioni si ferma, il tempo tecnico conta quanto quello giudiziario. Nel caso di Etnaland, a Belpasso, la stagione mancata del 2026 ha reso visibile un nodo che riguarda opere da completare, autorizzazioni ambientali da ottenere e un investimento complessivo da 4,775 milioni di euro. Sullo sfondo resta il sequestro preventivo disposto a febbraio 2026, passaggio che ha bloccato il parco acquatico e ne ha congelato l’operatività. La prospettiva indicata oggi guarda al 2027, perché la riapertura dipende dalla realizzazione del depuratore reflui, dagli adeguamenti sugli impianti e dall’esito della procedura regionale di valutazione ambientale ancora all’esame degli uffici competenti.

Il sequestro di febbraio 2026 ferma Etnaland

La chiusura dell’area acquatica nasce dal sequestro preventivo disposto nei primi mesi del 2026 e dalle prescrizioni che ne sono seguite. In mezzo ci sono rilievi sulla gestione degli scarichi e sull’assenza delle necessarie autorizzazioni ambientali, a partire da un’autorizzazione allo scarico rilasciata dal Comune di Belpasso e scaduta nel 2019 senza rinnovo.

Per questo la riapertura non può essere letta come un semplice calendario da recuperare. Anche in caso di dissequestro, la proprietà aveva chiarito di non poter rientrare in tempo per l’estate 2026, perché servono lavori e verifiche. Il nodo centrale riguarda i reflui dei servizi igienici, della ristorazione e delle piscine, cioè la parte meno visibile del parco e insieme la più decisiva. È lì che si misura l’adeguatezza dell’impianto, ed è da lì che passa la possibilità di rimettere in funzione scivoli, vasche e aree di servizio.

Depuratore reflui e via regionale sbloccano il 2027

L’intervento previsto vale 4.775.850 euro. Di questa somma, 694.950 euro sono destinati agli impianti di depurazione per reflui e acque di piscina, mentre la quota restante riguarda anche la trasformazione di un’area picnic in una nuova piscina a tema per bambini. Sarebbe una forzatura leggere il dato solo come ampliamento dell’offerta. Prima ancora dell’attrazione, conta l’infrastruttura tecnica che deve rendere conforme l’intero sistema di trattamento delle acque.

Il depuratore dei reflui dei servizi igienici e della ristorazione risulta già realizzato, ma non ancora entrato in esercizio. È stato progettato per trattare fino a 200 metri cubi al giorno, con destinazione finale delle acque depurate al laghetto aziendale e poi all’uso irriguo. Un diverso ciclo riguarda invece le acque delle piscine. Ma il confronto con la procedura autorizzativa mostra che l’opera, da sola, non basta. La società ha presentato a maggio 2026 una richiesta di Autorizzazione unica ambientale, poi gli uffici hanno ritenuto necessario il passaggio regionale di verifica di assoggettabilità alla via per un impianto che supera i cinque ettari.

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Da qui si arriva alle date che spiegano perché il 2027 venga considerato l’orizzonte realistico. I documenti sono stati depositati il 27 giugno 2026 e l’8 luglio sono stati trasmessi alla Commissione tecnico specialistica della Regione Siciliana. Dopo l’esame dovranno arrivare eventuali prescrizioni, verifiche e via libera finale, mentre sul piano materiale restano tempi di attivazione e collaudo degli impianti.

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Per Belpasso il 2027 vale turismo e lavoro

La riapertura del parco acquatico avrebbe un peso che va oltre i confini di contrada Agnelleria. Secondo i dati forniti dalla società, Etnaland impiega stabilmente 10 addetti durante l’anno e fino a 400 persone nel periodo di apertura, distribuite tra ristorazione, assistenza ai visitatori e attività tecniche. Nel 2025 il parco aveva registrato circa 405 mila presenze, con una quota larga di pubblico siciliano, ma anche arrivi dal resto d’Italia e dall’estero. Per Belpasso e per l’area etnea significa lavoro stagionale, indotto e capacità di trattenere flussi in una parte della Sicilia orientale già molto esposta alla domanda turistica estiva.

Questo caso mostra anche come investimenti privati e controlli ambientali possano incrociarsi in modo concreto, senza formule astratte. Un grande impianto dedicato al tempo libero ha bisogno di attrazioni, certo, ma anche di procedure corrette, scarichi regolati e infrastrutture che reggano nel tempo. Il 2027, per Etnaland, dipenderà proprio da questa trasformazione: fare di un vincolo autorizzativo un assetto stabile e conforme. Alla fine, più dei rendering della piscina dei pirati, conteranno i 200 metri cubi al giorno che il depuratore dovrà saper gestire a Belpasso.

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