Giuseppe Zanotti
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Sono nato a Palermo e ho sempre avuto un debole per i numeri e per ciò che raccontano. Amo i calcoli e, da sempre, mi incuriosiscono economia, scienza e business: mi piace esplorare dati e idee con uno sguardo lucido e pratico, cercando connessioni che trasformino l’analisi in opportunità.

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Catanese Nero, il rosso discreto che parla catanese

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Tra la piana di Catania e le prime salite che guardano l’Etna, la vigna cambia passo: il suolo si fa più nervoso, l’aria risente della montagna, la luce resta quella netta della Sicilia orientale. È qui che il Catanese Nero trova il suo nome e il suo senso, quasi fosse una piccola carta d’identità agricola. Nei nomi dialettali, Vesparola o Vespalora Catanisi, c’è già un indizio prezioso: questo vitigno appartiene a un lessico locale, a una memoria di campagna più che a una ribalta nazionale.

Catanese Nero: com’è fatto e che vino dà

Il Catanese Nero è un vitigno a bacca rossa e a maturazione medio-tardiva: significa che arriva al momento giusto senza fretta, seguendo un ciclo più disteso rispetto ad altre uve precoci. Questa caratteristica ha contribuito a definirne l’uso tradizionale, spesso non da protagonista assoluto ma da compagno di uvaggio. L’uvaggio, in parole semplici, è l’unione di più uve nello stesso vino: una pratica antica, nata non per moda ma per equilibrio, per mettere insieme qualità diverse e ottenere un risultato più armonico.

Nel calice, il contributo del Catanese Nero è soprattutto una questione di colore e freschezza. Sono due parole semplici, ma decisive. Il colore dà presenza al vino, lo rende più vivo alla vista; la freschezza, invece, ne sostiene la beva, cioè quella piacevolezza che invita al sorso senza appesantire. Per questo il vitigno è stato usato tradizionalmente soprattutto in rosati e in rossi leggeri: vini di tono agile, pensati più per la tavola quotidiana che per la solennità.

Non bisogna cercare nel Catanese Nero un rosso monumentale. Il suo fascino sta altrove: nella misura, nella capacità di dare slancio e vivacità a vini che restano scorrevoli, diretti, legati al gesto conviviale. È una presenza discreta, ma non secondaria.

Dove nasce e come portarlo a tavola

Immaginiamo una tavola siciliana d’inizio pasto: antipasti, qualche salume, un primo non troppo strutturato. È in questo contesto che un rosso leggero con Catanese Nero può trovare il passo giusto, accompagnando senza coprire. La versione rosata apre poi un altro orizzonte, particolarmente felice con i piatti di mare: non per contrasto spettacolare, ma per quella freschezza che rende il bicchiere adatto a preparazioni più delicate.

La sua zona d’elezione resta la provincia di Catania, tra la piana e le pendici orientali dell’Etna. È un territorio di passaggio e di contrasti: pianura e montagna, mare non lontano e vulcano presente. Il Catanese Nero non ha bisogno di molto teatro per raccontarlo; gli basta il nome, che è già una dichiarazione d’origine.

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Rarità catanese dal nome legato al suo territorio, porta con sé anche una piccola sorpresa ampelografica: a dispetto del nome, non è imparentato con il Carricante, il grande bianco dell’Etna. Un vitigno che porta il nome della sua città e poco altro, verrebbe da dire con una strizzata d’occhio. Ma quel poco, in Sicilia, può essere abbastanza per lasciare una traccia: il colore di un rosato, la freschezza di un rosso lieve, l’eco di una vigna ai piedi dell’Etna.

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