domenica | 16 Giugno | 2024

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Diorami – Meraviglie botaniche in 8 atti: la mostra all’Orto Botanico di Palermo

Una mostra multimediale per conoscere meglio le piante storiche della Sicilia attraverso i diorami, riproduzioni in scala ridotta di scenari alle quali si accompagnano narrazioni vocali e musica. È quella inaugurata qualche giorno fa all’Orto Botanico, il giardino tropicale di Palermo, eccellenza riconosciuta tra gli orti didattico-museali di tutta Europa grazie alle sue circa settemila specie vegetali originarie dei paesi di tutto il mondo adattatesi al clima mediterraneo. Un viaggio nel tempo e nell’attualità che ‘Diorami- Meraviglie Botaniche in 8 Atti’, questo il titolo dell’esposizione in programma fino al 5 novembre, si dipana però, con l’ausilio della tecnologia digitale, sulle specie vegetali più tipicamente siciliane, quelle identitarie del paesaggio dell’Isola. Otto in tutto, appunto. Dalla palma nana (Chamaerops humilis), capace di sopravvivere agli incendi e di tornare a germogliare e popolare il territorio della Riserva Naturale dello Zingaro agli agrumi, in particolare l’albero di arancio (Citrus sinensis), che, al pari dei limoni, viene coltivato all’interno dei giardini panteschi; dal mandorlo (Amygdalus communis) del Giardino della Kolymbetra, al Carrubo (Ceratonia siliqua), possente presenza ultrasecolare nel contesto rurale degli Iblei, alle erbe spontanee, odorose e curative, come la salvia officinalis, il timo ( Thymus vulgaris) e il rosmarino della Val di Noto. E ancora i fusti del Papiro (Cyperus papyrus) che cresce alla fonte del fiume Ciane, il breve corso d’acqua della Sicilia orientale che che sfocia nel porto grande di Siracusa e monumentale Leccio dell’Etna o Elce (Quercus ilex).  

A allestire questo avvolgente teatro delle piante tra gli spazi del Padiglione Tineo e i viali dell’Orto Botanico, con una sintesi di immagini e installazioni ambientali combinata con suoni e tracce audio raccolti in forma di podcast, il fotografo Alessandro Sala, la giornalista e documentarista Francesca Berardi e la curatrice di eventi artistici Maria Chiara Di Trapani, con la collaborazione della traduttrice Elda Cassetta per i testi in lingua inglese. Ai quali si aggiunge il contributo del sassofonista e compositore palermitano Gianni Gebbia per l’ideazione sonora e diverse voci di studiosi e tutori del mondo botanico siciliano che sono state registrate nei podcast: da Rosario Schicchi, direttore dell’Orto Botanico, a Paolo Inglese, guida del sistema museale dell’ateneo di Palermo, da Giuseppe Barbera a Mariangela Galante e ancora Paolo Arena, Graziella Pavia, Salvatore Murana, Giuseppe Lo Pilato, Gianluca Pannocchietti, Paolino Uccello, Fabio Morreale e Lavinia Lo Faro. 

Il progetto artistico di questa mostra è risultato vincitore del PAC2021 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. “Le specie vegetali selezionate sono un esempio di resilienza per la loro capacità di sopravvivere a situazioni estreme come fuoco, siccità, aridità del suolo, trasformazioni agricole, cementificazione incontrollata e disastri ambientali causati dall’ uomo – spiega Francesca Berardi. Ogni albero è raccontato attraverso le testimonianze di botanici, agronomi, intellettuali, attivisti del paesaggio, che hanno scelto di dedicarsi alla difesa di queste preziose presenze vegetali caratteristiche del paesaggio naturale, sociale e culturale della Sicilia, raccontate attraverso un tour multimediale che invita chi guarda le foto e ascolta i contenuti registrati a viaggiare tra territori, tradizioni e credenze; e a condividere il senso della lotte per salvare e tutelare il paesaggio naturale”. 

Si rievoca così la marcia dello Zingaro con cui, nell’autunno del 1980, le associazioni ambientaliste riuscirono a stoppare i lavori che avrebbero aperto una strada ad alto traffico sopra le splendide scogliere del sito naturalistico trapanese e ne avrebbero spianato un’altra, altrettanto distruttiva, alla costruzione di alberghi e ville: un’idea di sviluppo turistico smodato che avrebbe devastato irrimediabilmente le rocce che strapiombano in mare a poco più di  un chilometro da Scopello. 

“Con il papiro, che come in Egitto vegeta rigoglioso lungo le sponde del fiume Ciane, nel siracusano, abbiamo anche offerto un quadro sulla problematica gestione, non sufficientemente valorizzante, di questa pianta, mentre per quanto riguarda la Valle dei Templi abbiamo messo l’accento sull’abusivismo edilizio che ha a lungo aggredito l’area – specifica Maria Chiara di Trapani. Negli Iblei abbiamo invece ripreso il tema delle ‘maiare’, le curatrici che usano le erbe spontanee. 

Il Leccio, dal canto suo, è uno dei massimi esempio di forza resistente alle avversità. “In Sicilia cresce su tutti i terreni e tutti i versanti, con una straordinaria capacità di adattamento ai suoli, dal livello del mare fino a 1.800 metri di altitudine”, spiega Schicchi. In questa mostra il leccio è rappresentato dall’immagine e il racconto dell’Ilici di Carrinu, è il più grande e antico leccio (Quercus ilex) dell’Etna, ubicato nell’omonima contrada tra Milo e Zafferana Etnea, a poco meno di mille metri di quota. Poi, c’è il Mandorlo, simbolo della rinascita della vita, che fiorisce quando l’inverno tende a terminare; c’è il Carrubbo, pianta resiliente per eccellenza, che impronta il paesaggio siciliano, capace di vivere in luoghi ostili, come le cave dell’altopiano ibleo dove si trovano esemplari di questo albero tra i più grandi del Mediterraneo. E, a colorare i diorami, ci sono gli Agrumi, le piante più caratteristiche del paesaggio agricolo siciliano, che a Pantelleria si adattano al particolare habitat del Giardino Pantesco. 

“L’obiettivo di questa mostra è raccontare la relazione virtuosa tra universo vegetale e umano – dice Maria Chiara Di Trapani. Abbiamo cercato di lavorare imitando l’intelligenza resiliente delle piante, combinandoci ciascuno con le proprie competenze”. Un invito, quello lanciato da questa mostra a considerare che le piante parlano e interagiscono con l’uomo. 

L’esposizione prosegue tra viali dell’Orto, dove due installazioni effimere costruite con materiali di riuso vegetale, in prossimità della Serra Carolina e del grande Ficus macrophylla, invitano il pubblico all’ascolto della natura e delle sue storie anche in notturna sedendosi comodamente in questi punto di osservazione dove potersi fermare ad osservare e leggere ogni l’albero come un “corpo vivente”. Le installazioni sono state progettate all’interno del workshop pensato dagli artisti, condotto dallo Studio Forward invitando docenti di architettura e design di livello internazionale che hanno lavorato con otto studenti selezionati dei corsi di laurea di Design di Palermo e dell’Accademia di Belle Arti Abadir di S.Agata Li Battiati.

Antonio Schembri

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