sabato | 25 Maggio | 2024

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Mare di settembre in Sicilia: le spiagge più belle

Gli arenili selvaggi e la sinfonia del mare: a settembre, in Sicilia, ancora meglio che nel cuore dell’estate. Nessuna calca sulle spiagge, acqua marina più tiepida, calura ridotta di molto e aria tersa. Altro che estate conclusa, nell’isola più grande del Mediterraneo. Al margine finale della bella stagione, lungo i 1.200 chilometri della linea di costa siciliana, le spiagge si offrono in tutta la loro naturalità. Prorompente, in non pochi casi. A fare la differenza sono le costiere siciliane meno battute dal turismo di massa anche al centro dell’estate. 

Il litorale di Agrigento, con i suoi 136 chilometri il più lungo della Sicilia, è quello che ne offre di più. Da Selinunte fino a Palma di Montechiaro, passando per Sciacca, Ribera, Siculiana e Realmonte e le spiagge di Cannatello e San Leone, solo per menzionare le aree balneari più famose, i litorali sabbiosi si susseguono a perdita d’occhio. Quasi tutti sono affiancati da dune che li separano dall’entroterra coltivato, e sono spesso sormontati da falesie argillose e calcaree, di marna bianca o grigia, oppure di rossa calcarenite. 

Promontori primordiali

In alcuni casi, queste spiagge sono traguardate da massicci promontori, la cui forma evoca atmosfere ‘giurassiche’. Uno di questi è il Monterosso, sperone di roccia giallo-rossa nel territorio di Realmonte sormontato dall’omonima torre d’avvistamento a base quadrata di origine quattrocentesca, che digrada e frana in mare a poche miglia di distanza dalla celebre Scala dei Turchi. Splendide le spiagge che si trovano alla sinistra del promontorio, in direzione di Capo Rossello, caratterizzata anche da una scogliera a pelo d’acqua e dalla presenza di uno storico edificio che in passato funzionò a lungo come caserma della Guardia di Finanza. Uno scenario quasi maldiviano di sabbia e scogli, che prima del tramonto si accendono con riflessi fiammeggianti. Tra questi il più grande, proprio sotto l’estremità del promontorio, è il ‘Cappiddazzu’, chiamato storicamente così per via della sua parte sommitale che per lo lungo tempo lo ha fatto vagamente somigliare al cappello di una medusa, ma che l’attività erosiva delle maree ha fatto crollare circa vent’anni fa. 

Alla destra dello stesso promontorio, affacciata verso l’altrettanto splendida baia di Giallonardo, c’è invece la cosiddetta ‘Spiaggetta’, stretta e arcuata sotto una grande falesia di marna grigia, anche questa caratterizzata da un sistema di grandi scogli disseminati sull’acqua al termine dell’arenile. 

Qualche miglio più avanti, Siculiana Marina, località balneare sempre molto frequentata ma dal grande fascino paesaggistico e storico a neanche 3 chilometri dal paese chiamato in latino Siculi Janua, ovvero ‘Porta della Sicilia’, proprio in ragione della sua posizione davanti all’insenatura e al porto naturale modellati dal Mediterraneo: un contesto ideale per i traffici commerciali che particolarmente in questa zona hanno segnato un passato millenario legato ai cicli della pesca (per secoli vi funzionò una tonnara), del grano e del vino. A dominare la lunga spiaggia di sabbia fine, è il Monte Stella, il ripido rilievo roccioso dalle pareti strapiombanti da 150 metri d’altezza tra la spiaggia e l’acqua verde-azzurra. Un luogo dal fascino ‘primordiale’ nei cui pressi, si ipotizza, sarebbe sorta la antica Herbesso, la remota città dei Sicani che fu per secoli il granaio dell’antica Akràgas e poi oggetto di conquiste e dominazioni diverse fino al XV secolo. Qui, consegnando periodicamente al mare anche grandi blocchi di selenite, il particolare gesso cristallino di cui si compone, Monte Stella separa la spiaggia di Siculiana Marina da quella di Torre Salsa. Per raggiungere quest’ultima basta attraversare gli stretti passaggi gli scogli in uno scenario che raggiunge il top del fascino soprattutto alla fine dell’estate.

Torre Salsa, fascino protetto

La spiaggia di Torre Salsa, che deriva il suo nome da una torre d’avvistamento ormai ridotta a un rudere e dallo sbocco in mare del torrente Salso, non si può eludere. È una delle più selvagge del Mediterraneo ed è lunghissima: 6 chilometri e mezzo di sabbia fine interrotta dal alcune morbide scogliere, con il suo incantevole sistema di dune, alte fino a due metri e i suoi ‘trubi’, le bianchissime falesie di gesso che da 6 milioni di anni creano un eccezionale contrasto col mare. Un gioiello naturalistico che si combina con il ricco ecosistema dell’immediato entroterra, per un totale di 760 ettari tutelati in regime di riserva da Legambiente. Vale la pena soffermarsi a poca distanza dalla spiaggia, dove si estende il ‘Pantano’, sistema di acquitrini salmastri formati dal torrente Salso prima di sfociare in mare, dove proliferano specie vegetali endemiche e rettili. Animale simbolo della spiaggia di Torre Salsa resta però la tartaruga marina Caretta caretta che qui deposita periodicamente le sue uova. 

A cena da Perbellini 

Salendo verso nord-ovest, nel territorio di Montallegro, la spiaggia di Bovo Marina accoglie con la sua facile accessibilità e lo scenario marino caratterizzato dalla sua bella pineta alle spalle. Davanti a un’acqua verde smeraldo questo lido coniuga l’aspetto selvaggio a attrezzature balneari e di ristorazione. Tra queste la Locanda Perbellini, dove l’omonimo chef pluristellato forgia i sapori della Sicilia nel locale di una ex trattoria a conduzione familiare sulla spiaggia. 

Un piccolo Eden dal fiume al mare 

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Foce del fiume Platani

La spiaggia di Torre Salsa, che deriva il suo nome da una torre d’avvistamento ormai ridotta a un rudere e dallo sbocco in mare del torrente Salso, non si può eludere. È una delle più selvagge del Mediterraneo ed è lunghissima: 6 chilometri e mezzo di sabbia fine interrotta dal alcune morbide scogliere, con il suo incantevole sistema di dune, alte fino a due metri e i suoi ‘trubi’, le bianchissime falesie di gesso che da 6 milioni di anni creano un eccezionale contrasto col mare. Un gioiello naturalistico che si combina con il ricco ecosistema dell’immediato entroterra, per un totale di 760 ettari tutelati in regime di riserva da Legambiente. Vale la pena soffermarsi a poca distanza dalla spiaggia, dove si estende il ‘Pantano’, sistema di acquitrini salmastri formati dal torrente Salso prima di sfociare in mare, dove proliferano specie vegetali endemiche e rettili. Animale simbolo della spiaggia di Torre Salsa resta però la tartaruga marina Caretta caretta che qui deposita periodicamente le sue uova. 

Pochi chilometri più avanti, ecco la spiaggia che accoglie la Foce del fiume Platani, anche questa una riserva regionale. Lungo e solitario, questo arenile che si allunga sotto il Capo Bianco, dove prosperò la città di Eraclea Minoa, è anch’esso affiancato da quanto oggi resta del sistema di dune che lo separa dall’entroterra vegetato; e mostra in ogni stagione una tavolozza di colori in cui domina l’elemento liquido: l’acqua del Mediterraneo e quella del Platani, che oltre a essere il quarto fiume più lungo della Sicilia e il secondo, dopo il Simeto, per ampiezza di bacino idrografico, è un fiume salato. “Il territorio che attraversa è infatti di tipo evaporitico, cioè formato da sali, gessi e marna risalenti alla chiusura dello Stretto di Gibilterra che 6 milioni di anni fa rese il bacino mediterraneo un immenso lago iper-salato per via dell’evaporazione”, spiegano all’associazione Marevivo. È così che si formarono gli strati di gessi e cristalli di Capo Bianco e di diversi altri tratti del litorale agrigentino e di alcuni luoghi dell’entroterra. Un luogo perfetto per chi ama il birdwatching. Oltre agli uccelli migratori in sosta sui tomboli di sabbia, vi sono state infatti censite circa 50 specie nidificanti. Non male, sdraiarsi o passeggiare sulla battigia sotto l’ultimo sole della stagione, a poca distanza da aironi rossi e cinerini, garzette e fratini. 

Nuotare davanti ai templi 

La gamma delle spiagge selvagge siciliane include senz’altro quella di Triscina, frazione balneare di Castelvetrano, a fianco dell’area archeologica di Selinunte. Un lungo arenile di sabbia fine e dorata, poco affollato anche in piena estate e con molte zone ancora vergini in cui potersi godere gli ultimi bagni della stagione in tutta tranquillità. Anche qui a magnetizzare l’attenzione dopo un bagno rigenerante nell’acqua limpida, è il sistema dunale, tappezzato da tipiche piante mediterranee alofite (cioè capaci di adattarsi a terreni salini): dall’euforbia, al giglio di mare, dalla salsola alla calcatrèppola marina, solo per menzionarne alcune. Molto bello è il tratto finale del lido dove sfocia il fiume Modione, proprio sotto il Tempio C di Selinunte. 

Vendicari e Foce del fiume Irminio: dune e uccelli

Se si sceglie di puntare a sud est, lungo la costiera di Siracusa, ecco che a valle di avamposti del barocco come Noto e Palazzolo Acreide, l’oasi naturalistica di Vendicari, rappresenta un ‘altrove’ che sopravvive nell’armonia. Il nome di quest’area protetta bagnata dal Mar Ionio discenderebbe dall’arabo Bandar, che significa porto. Era infatti lo scalo marittimo dell’antica Netum (Noto), da dove per secoli i Romani fecero prendere il largo a granaglie, pelli conciate e ai barili colmi di pesce. Soprattutto di tonno, i cui branchi venivano intercettati dai recinti a maglie larghe delle tonnare di fronte a questa costa, nel loro percorso di ritorno verso l’Oceano Atlantico. La duna di Vendicari è spettacolare perché è quasi per intero ricoperta dal ginepro coccolone, coriaceo arbusto che la rende sempre verde anche nei periodi più aridi dell’estate, grazie alle minuscole foglie aghiformi capaci di conservare l’acqua.  Alle spalle, i 4 pantaniche formano il buen retiro di oltre 250 specie aviarie tra le 500 censite in tutta Italia. Uno strepitoso teatro naturale la cui quinta più bella e inaccessibile (vietato sbarcarci, a meno di essere autorizzati dalla soprintendenza) è l’isoletta di Vendicari, esiguo lembo di roccia a 600 metri dalla battigia. È qui che il gabbiano corso, specie a rischio d’estinzione che si distingue dal gabbiano reale per le dimensioni un po’ più piccole, il becco rosso e le zampe nere, ha scelto di abitare e riprodursi. Recente novità dell’Oasi di Vendicari, la nidificazione dei fenicotteri rosa: uccelli erranti, che adesso tendono a risiedere stabilmente nei pantani, dove si nutrono dei gamberetti che determinano il colore della loro livrea. E ai quali si aggiungono i Cavalieri d’Italia, così chiamati per l’eleganza del piumaggio, diverse specie di aironi, a cominciare dal cinerino, le rare spatole e la volpoca, specie di grossa anatra diventata simbolo della Riserva di Vendicari. Imperdibile un bagno fuori stagione sulla spiaggia al fianco della Torre Svevo Normanna, e della Tonnara di Bajuni, magnifico manufatto storico restaurato una ventina di anni fa dalla Soprintendenza di Siracusa insieme al marfaraggio, ossia gli alloggi dei pescatori. E alla spiaggia di Calamosche, considerata tra le più belle in Italia.

Altro luogo speciale vicino all’estrema punta sud della Sicilia è la foce del fiume Irminio, nell’area di Donnalucata, nel ragusano. Anche qui, un ultimo bagno per salutare l’estate si abbina a stupende passeggiate naturalistiche sul sentiero retrodunale, dove regnano piante mediterranee come le palme nane, il timo e altri arbusti più piccoli di lentisco; e a soste per il birdwatching nei  piccoli varchi nel canneto, appositamente schermati.

di Antonio Schembri

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