mercoledì | 19 Giugno | 2024

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Sergio Friscia nei panni di “U Picciriddu”, al cinema

Nel film di Siani in uscita l’1 gennaio, è lo stravagante  mafioso detto “U Picciriddu” che veste canottiera bianca, blazer, crocifisso e occhiali scuri  e parla un linguaggio maccheronico, siculo farcito di gaffe. Sergio Friscia, palermitano, classe 1971, 34 anni di attività poliedrica, come attore, speaker radiofonico, showman, conduttore televisivo, parla della sua ultima fatica e del suo sogno nel cassetto: dirigere ed interpretare un film tutto suo. Intanto però lo vedremo nella commedia “Succede anche nelle migliori famiglie”, di e con Alessandro Siani  e con Cristiana Capotondi, Dino Abbrescia, Anna Galiena, Antonio Catania. La pellicola è  prodotta da Fulvio e Federica Lucisano per Italian International Film con Rai Cinema con il sostegno della Sicilia Film Commission. 

Parlaci del tuo ultimo ruolo.

“E’ un personaggio che è nato dal nulla e si è sviluppato grazie all’intesa e all’amicizia e alla voglia di cazzeggiare insieme che abbiamo con Alessandro. Ad aprile scorso a mezzanotte, mi telefona sul più bello e mi fa “Guagliò, che tieni a fa’ nei prossimi mesi?” e mi dice  che ha un ruolo per me. Ho accettato a scatola chiusa. E’ il mio primo progetto con lui anche se ci conosciamo da anni, e ci stimiamo. Ci siamo conosciuti anni fa nelle tv private a Napoli. Mi sono detto “Non posso avere compagno  di viaggio e di giochi migliore di lui”. Quando poi ci siamo incontrati, lui mi confida che il ruolo è piccolino. Ma dopo averlo letto, passando da una battuta ad un’altra, è diventato un ruolo da coprotagonista, perché nel dispiegarsi della trama è lui che aiuterà i tre fratelli Di Rienzo a risolvere un grosso problema. Essendo il boss della zona, che deve avere il controllo di tutto, li aiuterà. 

Il film è girato in Sicilia. Dove

“A Messina, Milazzo, Tindari,Cefalù, con la bellissima fotografa di Tani Canevari, uno dei direttori della fotografia più bravi che abbiamo in Italia e che valorizza questi luoghi come è avvenuto per la Sicilia di Montalbano o con Makari, la fiction televisiva. Luoghi  che sono poi diventati meta di turismo. Spero che la loro visione inviti ancora di più i turisti a venire a conoscere la nostra Isola  ”. 

Perché Siani, da napoletano, ha scelto come set proprio la Sicilia? 

“E’ innamorato della Sicilia e dei siciliani, perché sa bene che la nostra Isola è un set a cielo aperto e che può trovare tutto ciò di cui ha bisogno per girare un film proprio  a partire dalle location e dai personaggi di contorno. C’è stato anche tanto lavoro per gli attori siciliani. Già quando ha pensato la storia, l’ha pensata in Sicilia. La mia fidanzata la interpreta Annandrea Vitrano de I Soldi Spicci. Anche con lei sono venute fuori delle scene che non era scritte e trovate divertentissime. Ci siamo ammazzati dalle risate. Siani è riuscito a creare un bel clima tra tutti gli attori, abbiamo passato molto tempo insieme, a cena e a pranzo mangiavamo insieme e poi è successo qualcosa che di solito non succede mai. Chi  di noi era libero, andava sul set a vedere girare le scene dei colleghi. Alessandro è riuscito a creare una famiglia, ha un grande cuore ed è un grande direttore d’orchestra”. 

E’ un film per tutti che ironizza sulle beghe di famigliaCi si può immedesimare?

 “E’ il classico modo di dire che diceva sempre la nonna. Credo che molte famiglie  si riconosceranno perché viviamo nell’era dell’apparire e dei filtri dei social e perdiamo di vista le cose importanti. Così nella storia dei tre fratelli quello che è considerato la pecora nera in realtà è il più semplice rispetto agli altri all’apparenza realizzati” 

Parlaci del tuo rapporto con la tua spalla siciliana Roberto Lipari

“Robertino l’ho visto nascere e crescere. Per uno strano caso della vita, lui una volta ha raccontato che a 5 anni, andò a vedere a Castellammare del Golfo con i genitori uno spettacolo di un comico e alla fine disse “anch’io voglio fare quello che fa lui”. Quel comico ero io. Quando mi hanno proposto il primo film con lui Tuttapposto, ho accettato senza conoscere il ruolo ma ero sicuro che avremmo trovato un’intesa perfetta e così è stato tant’è che molte scene sono state improvvisate e sono la parte più divertente del film. Con lui dietro il bancone di Striscia, abbiamo vinto una scommessa: il pubblico ci ha premiato e a febbraio saremo l’unica coppia a tornare per la seconda volta”. 

Hai iniziato con la radio, con RadioTime a Palermo, e ti seguiamo su Rds. Torni mai ai tuoi esordi?

“Sono nato proprio con RadioTime e ho  ancora ottimi rapporti dopo tanti anni con Fabio Flesca che conosco dal 1990 e con tutto il team. Con Flesca, faccio anche serate come vocalist e dj e  quando sono in Sicilia la radio ritorna ad essere un po’ casa mia” 

Hai fatto anche l’animatore e poi hai continuato con il cabaret …

“Mi piace spaziare, ho sempre cercato di essere poliedrico e di lavorare a 360 gradi, per non annoiarmi  e  per uscire fuori dalle etichette che gli addetti ai lavori mettono agli artisti. Non esiste mai un attore solo comico o solo drammatico ma piuttosto un attore capace di interpretare più ruoli e quello che magari non è capace di farlo. Io ci ho messo 15 anni per fare un provino per il ruolo del killer Pochetcoofi ne Il Capo dei Capi ma ci sono riuscito grazie ad una brava casting director che ha creduto in me. Il pubblico invece fortunatamente ti premia perché è più aperto mentalmente e ti dà una chance”. 

Sei autodidatta?

“Non ho fatto le scuole. Nel 2005 Giampiero Ingrassia che dirigeva la scuola Fonderia delle Arti a Roma mi chiese di insegnare caratterizzazione del personaggio. Ho accettato rispondendo che più che insegnare avrei trasmesso la mia esperienza e aiutato a tirar fuori personaggi traendo spunto dalla vita e dalla realtà e affinando il talento che Dio ci ha donato. Il talento devi però averlo naturalmente, la scuola lo può affinare. Ancora oggi purtroppo un certo tipo di cinema continua a non chiamarmi perché mi reputa troppo televisivo. Dico sempre che se Danny De Vito fosse nato in Italia, avrebbe fatto solo i cinepanettoni”. 

C’è ancora qualche progetto nel cassetto che accarezzi?

“Continuerò a spaziare  dal cabaret alla musica, dalla radio al teatro, dai ruoli drammatici a quelli comici senza pormi limiti. L’unico tassello che manca in una carriera fortunata che dura da 34 anni è quello di un film tutto mio con me protagonista. Ci sto lavorando da un po’ e probabilmente nel 2024 lo realizzerò”. 

Da palermitano vivi a Roma per tua scelta? 

“Faccio parte di quella generazione che doveva abbandonare tutte le cose belle e fare la valigetta per tentare la fortuna fuori ma  sogno sempre di tornare nella mia Sicilia e di invecchiare a Palermo, godendo del mare e del sole”. 

Qualche aneddoto dal tuo ultimo set? 

“Giravamo con 50 gradi all’ombra vestiti da matrimonio e nella pausa pranzo vedevo la troupe che si spogliava e si gettava in mutande al mare. L’armonia tra gli attori era davvero grande tanto che ci sono progetti futuri per lo stesso cast”. 

Cosa auguri a tuoi colleghi comici?

“Le commedie ancora non fanno i numeri che vorrei vedere perché se un film come C’è ancora domani della Cortellesi che non è una vera e propria commedia sta avendo successo ancora di più delle commedie pure, significa che queste ancora faticano. Siamo riconosciuti in tutto il mondo come i migliori  proprio per le commedie all’italiana e allora mi auguro che in tanti riempiranno le sale per andare a vedere le commedie italiane, per farle uscire da un momento di crisi, per tornare a farsi un po’ di sane risate e a ridere di gusto delle cose semplici”.

Di Isabella Napoli

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