Navigare in solitaria sull’Atlantico a bordo un gommone in piena notte, in direzione del Canale di Panama. E, al largo del Venezuela, sventare, grazie al segnale del radar e dando prontamente manetta ai fuoribordo, l’attacco di una banda di pirati a bordo di agili barchini. Affrontare repentine variazioni meteo così come rischiare di entrare in collisione, non solo di notte, con oggetti di ogni genere che galleggiano invisibili a pochi centimetri sotto il pelo dell’acqua. E, tra tanto altro, amministrare il sonno, a brevissimi intervalli o eseguire operazioni di travaso del carburante tanto più pericolose quanto più il mare è mosso. “Come mi è accaduto nell’agitatissimo Mare del Labrador, braccio dell’Atlantico settentrionale dove galleggiano decine di iceberg e perciò evitato dai naviganti: le esalazioni della benzina stoccata nei serbatoi che trasportavo sul gommone, mi fecero sentire male per almeno 20 ore, pur continuando però a tenere la rotta”.

Sono solo alcuni tra i tanti frammenti di esperienze reali di un navigatore solitario del nostro tempo. In grado quindi di padroneggiare tecnologie idonee a garantire una certa sicurezza a bordo; ma pur sempre in corsa sulle onde a una velocità di crociera di oltre 20 nodi, che all’occorrenza può raddoppiare, con la prua puntata sull’imprevisto, attratto dall’atavica forza magnetica dell’avventura.

Il suo nome è Sergio Davì, 56 anni, palermitano, professione ‘gommonauta’ estremo. Con una passione divorante: battere record.
La sua ultima impresa sull’oceano, durata 160 giorni (soste incluse) tra l’autunno e l’intero inverno del 2022, è stata la Palermo – Los Angeles. Traversata battezzata ‘Ocean to Ocean’: 10mila miglia tra Mediterraneo, Oceano Atlantico e un pezzetto, si fa per dire, di Pacifico. Tutto su un gommone di ultima generazione, battezzato ‘Aretusa’, il nome della mitologica ninfa virtuosa, lungo 11 metri, largo 3 e mezzo e spinto da due potenti fuoribordo da 300 cavalli ciascuno. Mai nessuno si era azzardato a concepire un’idea simile: prendere il largo da un piccolo ‘marina’ del Mediterraneo, nel suo caso quello palermitano dell’Arenella, puntare verso le isole Baleari e da Maiorca navigare verso Gibilterra, entrare in Oceano per il grande ‘salto’ atlantico verso la Guyana Francese; poi, nell’ordine, Trinidad & Tobago, l’estenuante navigazione costiera davanti a Venezuela e Colombia, il lento passaggio del Canale di Panama e la risalita della costa pacifica davanti a Messico e California, per approdare infine alla Città degli Angeli.

Sin dal 2010, Davì di traversate ai limiti del concepibile ne aveva comunque inanellate diverse: come la Palermo-Amsterdam, fatta in inverno, la Palermo – Capo Nord su un ordinario gommone di 8 metri, nonché la Palermo-Brasile: primo tentativo fallito davanti a Lanzarote a causa di un incendio a bordo, ma impresa conclusa nel 2017, dopo aver percorso 1.300 miglia da Capo Verde all’isola di Fernando de Noronha, davanti a Rio de Janeiro: distanza fino a quel momento mai coperta con un gommone. E il viaggio a motore da Palermo a New York nel 2019, lungo la rotta del nord, che lo ha visto solcare le acque dell’Islanda, le isole Faer Oer e la Groenlandia, prima di quell’infernale navigazione davanti alla penisola canadese del Labrador.
“Tutte imprese legate anche a finalità scientifiche: dai campionamenti di micro plastiche al censimento degli avvistamenti di cetacei e tartarughe marine”, specifica Davì.
Adesso il recordman palermitano ha appena completato un’altra traversata. Più ‘moderata’ nel percorso, ma dalla portata culturale rilevante: “un giro, denominato I Fari d’Italia, finalizzato alla valorizzazione dei territori toccati, la cui narrazione parte dai fari più belli del Tirreno e della costa mediterranea”, illustra.

Un’avventura partita da Genova, durante il Salone Nautico, il 26 settembre che lo ha portato prima all’Isola d’Elba, poi in Sardegna ad Alghero e giù all’isola di Carloforte, enclave di antiche origini genovesi; poi Favignana, Pantelleria, Sciacca, Punta Secca, Messina e Napoli, per rientrare infine a Palermo, all’amato Marina dell’Arenella. “Un bellissimo tragitto di 1.400 miglia durato un mese, completato con la stessa imbarcazione adoperata per l’impresa fino a Los Angeles – spiega Davì. Un viaggio che verrà resocontato con fotografie e filmati destinati sia alla piattaforma di Sky, che di altre reti televisive straniere. Stavolta, infatti, Sergio Davì non ha navigato da solo: con lui a bordo c’era il videomaker Salvatore Militello autore dell’intero lavoro di documentazione, tra video e foto scattate grazie a un drone, per un totale di oltre 600 gigabyte. “Un’esperienza emozionale e vedute di paesaggi diversi dalle mille sfaccettature – racconta Militello – E una convivenza al di là delle mie aspettative con il comandante Sergio Davì, grande uomo di mare di grande responsabilità, preparazione e carattere”.
Sui gommoni, Davì ha costruito un’esperienza ormai quarantennale: “ho posseduto il primo piccolo battello gonfiabile a 17 anni, quando ero un assiduo praticante della pesca subacquea”.
Adesso, sotto i grossi tubolari dell’Aretusa, c’è da giurarci, ribollono tanti altri suoi progetti. Anche di nuove imprese marine su lunghissimo raggio, mosse sempre dal sogno e da una conseguente preparazione meticolosa.
“L’idea è quella di raggiungere l’Oriente – accenna Davì, senza però sbilanciarsi oltremodo – È ancora un progetto del tutto prematuro, sul quale dovrò lavorare a tavolino per almeno un altro anno, prima di cominciare a organizzarne la logistica”.
A Oriente, a bordo di un gommone, attraverso il Mediterraneo e il Canale di Suez? Oppure navigando lungo l’Africa occidentale per poi doppiare il Capo di Buona Speranza e puntare verso est? O ancora allungando ulteriormente la stessa incredibile rotta che ha unito Palermo a Los Angeles, ma includendo stavolta nientemeno che l’attraversamento del Pacifico? Facile, dall’esterno, lasciar zigzagare la fantasia sulla mappa dei mari. “Lo saprete a tempo debito” – glissa il navigatore solitario.
Sarà poi altrettanto facile immaginare il combinato di attenzione, rischi e paure che dovrà ascoltare e controllare. E l’adrenalina delle emozioni: quelle che soltanto l’alto mare può regalare.
di Antonio Schembri



















