sabato | 20 Aprile | 2024

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Festa della Donna, le 4 siciliane che hanno scritto la storia

Ogni anno in Italia oltre 60 mila donne sono vittime di violenza e se, oggi, hanno la possibilità di denunciare i proprio aguzzini è anche grazie a chi, in passato, ha combattuto con le unghie e con i denti per cambiare un sistema che schiacciava le donne e la loro dignità.

Oggi, in occasione della festa della donna, è importante più che mai ricordarle e celebrarle.

Le rivoluzionarie che hanno cambiato la Sicilia

Quest’anno abbiamo deciso di raccontarvi quattro storie, o meglio quattro battaglie: quella di Franca Viola contro la mafia e lo Stato oppressore; quella di Letizia Battaglia che si è scontrata contro la morte e la violenza degli anni di piombo; quella di Maria Paternò Arezzo che ha vinto contro un marito violento nel lontano 1800 ed infine la storia di Maria Occhipinti, la rivoluzionaria che si è opposta al regime nazi-fascista.

Quattro donne, quattro rivoluzionarie e soprattutto quattro siciliane, impossibili da non ricordarle in una giornata speciale come la festa della donna.

Franca Viola dice “no!”

Ci troviamo nell’Alcamo degli anni ‘60 e una giovanissima Franca Viola si fidanza con Filippo Melodia, ma quando capisce che il ragazzo è vicino a Cosa nostra, lo lascia. Melodia, però, non può accettare uno sgarbo simile e si accanisce contro l’intera famiglia Viola con violente minacce e aggressioni per convincere Franca a tornare da lui, ma la ragazza, sostenuta dalla famiglia, non cede!

Il 26 dicembre 1965 Melodia, insieme a 12 complici, rapisce Franca e la tiene segregata per 8 giorni nei quali la picchia, la affama e le usa violenza. L’agonia di Franca si conclude grazie ai suoi genitori che, non volendosi arrendere alle pressioni, denunciano il rapimento alla Polizia che irrompe nel covo di Melodia salvando la giovane. 

Franca denuncia così i suoi rapitori che vengono condannati a 11 anni di carcere ciascuno, diventando un simbolo di emancipazione femminile: la prima donna italiana ad essersi ribellata al cosiddetto “matrimonio riparatore”, pratica che fino a 40 anni fa veniva imposta alle donne vittima di violenza per salvare la reputazione del loro aggressore e l’onore della propria famiglia.

Gli scatti di Letizia Battaglia

Unica donna in un settore dominato dagli uomini, Letizia Battaglia fa il suo esordio nel mondo del giornalismo nel 1969 come fotoreporter per il giornale palermitano L’Ora. Dopo un breve periodo a Milano, Letizia torna nella sua città natale dove sarà proprio lei, con i suoi scatti, ad immortalare l’ascesa del Clan dei Corleonesi a Palermo.

Sono gli anni di piombo e Palermo è lo sfondo di una vera e propria guerra civile che sta decimando chiunque si opponga all’ondata mafiosa che vuole inghiottire la Sicilia. Nel 1979, il suo scatto che immortala l’omicidio del giudice Cesare Terranova diventa simbolo della lotta antimafia e il 6 gennaio 1980 è la prima fotoreporter a giungere sul luogo dell’omicidio di Piersanti Mattarella.

Ma Letizia Battaglia non è solo “la fotografa della mafia”. Lo stesso anno, infatti, il suo scatto “Bambina con il Pallone”, fa il giro del mondo segnando la storia della fotografia e consacrandola come artista di fama internazionale.

E’ l’attentato del 23 maggio 1992, nel quale perdono la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta, ha spezzare per sempre il cuore di Letizia, ormai stanza di documentare la morte generata dalla mafia.

Maria Paternò Arezzo: il primo divorzio della Sicilia

E’ il 1° dicembre 1970 e in Italia viene fatta la storia. Dopo l’approvazione in Senato del 9 ottobre, il divorzio venne ufficialmente introdotto a livello legale, rivoluzionando per sempre la vita dei cittadini italiani. Non tutti, però, sanno che già nei primi dell’800 era presente un ordinamento a riguardo. Si tratta dell’articolo 296 del Codice Napoleonico, allora vigente, ed sarà proprio grazie ad esso che Maria Paternò Arezzo ottenne lo scioglimento del vincolo coniugale dal marito.

Sulla principessa di Castellaci si sa ben poco. Originaria di Catania, nasce nalla nobile famiglia dei baroni di Donnafugata e sposa Don Francesco Marullo Balsamo, Principe di Castellaci e Conte di Condojanni. Quello che dovrebbe esser un lieto evento si trasforma bene presto in un incubo, dal quale Maria è determinata a fuggire.

Ci troviamo nel 1808 e Maria muove contro il marito l’accusa di essere un “seviziatore turpe e taccagno spilorcio” e, appellandosi all’articolo 296 del Codice Napoleonico, ottiene il divorzio con procedura d’urgenza, diventando la prima donna italiana a porre fine al suo matrimonio senza il consenso del marito.

“Non si parte!”, lo dice Maria Occhipinti

Nata a Ragusa nel 1921, Maria Occhipinti fu un’accanita attivista, leader del movimento anarco-antimilitarista “Non si parte!”, che lottò contro gli arruolamenti forzati per la ricostituzione dell’esercito italiano voluta da Badoglio e Bonomi.

Eclatante fu il suo tentativo di far fuggire un gruppo di giovani rastrellati dai carabinieri, stendendosi sulla strada per bloccare il mezzo su cui venivano trasportate le nuove reclute, pur essendo al quinto mese di gravidanza. Il suo gesto diede inizio ad una rivolta che durerà 4 giorni e fu alla fine repressa nel sangue dall’esercito.

Maria venne arrestata e processata come istigatrice della sommossa. Fu l’unica donna ad essere condannata e venne imprigionata ad Ustica dove partorì. Ciononostante la rivolta del movimento “Non si parte!” si estese anche per mezza Sicilia, contagiando in particolare Comiso, Modica e Vittoria.

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