sabato | 13 Aprile | 2024

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Francesco Pira promuove l’umanesimo digitale: “IA e metaverso le nuove sfide”

Un incarico con cui intende formare e perseguire un nuovo “umanesimo digitale”. Dall’1 marzo scorso, Francesco Pira, è il nuovo Presidente di Confassociazioni Comunicazioni, Media, Informazione. Un incarico con cui intende formare e perseguire un nuovo “umanesimo digitale”. Lo ha designato il Presidente di Confassociazioni Angelo Deiana, che in una nota ufficiale ha rimarcato l’impegno dell’associazione “contro la disinformazione e per la verità”.

In questi anni infatti Pira ha ampiamente dato prova delle sue competenze da professore associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi e docente di Comunicazione Strategica, Teorie e Tecniche del Giornalismo Digitale e Giornalismo Sportivo presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, dove è anche Direttore del Master in “Esperto in Comunicazione Digitale per la Pubblica Amministrazione e l’Impresa”

Professor Francesco Pira, come vive i primi giorni di questo incarico?

“Ringrazio il Presidente Deiana e tutto l’Ufficio di Presidenza di Confassociazioni e mi confronterò presto con i colleghi della branch per proseguire nel solco tracciato dal presidente uscente Alessandro Conte in un settore che ha enormi potenzialità, ma dove ci sono anche tante insidie. Occorre far vincere al nostro Paese una sfida di contenuti e di conoscenza che recuperi valori veri e che punti ad un nuovo umanesimo digitale.

Ricoprivo già in Confassociazioni il ruolo di presidente dell’Osservatorio sulle fake news costituito qualche anno fa e avevo già iniziato un lavoro che intendo continuare anche in questa nuova carica. La Confassociazioni conta una grande rete di 1 milione e 270mila iscritti oltre a 762 organizzazioni di manager, professionisti e imprese.

Nella branch che io presiedo, da tempo confluiscono testate digitali e loro aggregazioni, associazioni, syndication e network, come pure singoli professionisti che esercitano attività media come blogger, content manager, social media manager, professionisti e imprese. Sono contento che abbiano scelto una persona come me che ha fatto attività di ricerca, di didattica e di formazione, con esperienze associative ed istituzionali. E’ un riconoscimento per i tanti sacrifici fatti”.

Quali sono le sfide da affrontare?

“È un momento delicato, perché siamo usciti frastornati dalla pandemia, il pianeta è martoriato da varie guerre che mettono a dura prova il mondo del lavoro ed associativo e dell’informazione. Se solo consideriamo che nella prima settimana della guerra nella Striscia di Gaza siamo stati bombardati a livello mondiale da 500 mila fake news, c’è un problema serio nella comunicazione e nell’informazione.

C’è un passaggio che avevamo già esaminato come Osservatorio da un periodo di disintermediazione con l’avvento dei social media senza il filtro dei giornalisti ad una situazione di latente disinformazione con una diffusione capillare delle fake news. Il tutto non aiuta la ricerca della verità.

Dobbiamo invece lavorare in questo senso, mentre ci muoviamo tra l’avvento dell’intelligenza artificiale e il metaverso. Avremo grandissime trasformazioni nel mondo dell’informazione, della comunicazione, dell’editoria. In questa seconda rivoluzione tecnologica, ci sono aspetti etici che non possiamo trascurare”.

Di che si tratta?

“Insediandomi, ho parlato della necessità di un umanesimo digitale. Quando discutiamo di umanesimo, forse può sembrare qualcosa di utopico ma solo così possiamo affrontare il fatto che i codici e i linguaggi sono cambiati. In questo momento, dobbiamo fare la nostra parte con la consapevolezza di una trasformazione globale che deve intervenire anche nel locale, nelle periferie. L’etica, il rispetto dell’altro, la responsabilità vengono costantemente messi in discussione.

Non lo possiamo tollerare anche pensando alle nuove generazioni. Dopo la pandemia, da studi che abbiamo fatto, abbiamo riscontrato che le categorie di giovani ed anziani sono le più fragili. Come argomenta Shoshana Zuboff viviamo in un capitalismo della sorveglianza. Siamo passati dal periodo della caccia all’oro a quello della caccia al petrolio, e oggi siamo arrivati al periodo della caccia ai nostri dati più sensibili e intimi, che sono la merce più ricercata”.

Come vi muoverete come associazione?

“Cercherò intanto di partire da un’analisi dei bisogni per capire in questo momento quali sono le esigenze. Nella nostra associazione, siamo in costante crescita in tutto il mondo. Prova ne sia che Carmelo Cutuli, già presidente Confassociazioni Comunicazioni, Media, Informazione sta lavorando per lanciare Confassociazioni Australia”.

Qual è invece il ruolo dei social media?

“Non ci siamo mai tirati indietro neanche su questi temi, coinvolgendo professionisti capaci. Ci sono argomenti che sono preponderanti nell’ultimo periodo dal ruolo degli influencer rispetto alla pubblicità sociale agli allarmi lanciati dall’Istituto Superiore di Sanità sui 66 mila ragazzi Hikikomori che stanno chiusi in una stanza, isolati, che comunicano con il mondo esterno solo attraverso le tecnologie.

Sto ancora valutando le strategie e i piani di intervento. Nei prossimi giorni, incontrerò il presidente Deiana e il gruppo di lavoro per stilare un nuovo programma. Nonostante il quadro non positivo, penso che la nostra branch sia un presidio importante per sviluppare una progettualità di grande impatto”.

Quali sono gli ostacoli?

“Il problema è che quando si parla di social network, possiamo fare tante leggi in Italia, ma quando poi la sede della piattaforma si trova in Cina, come nel caso di TikTok, allora sorgono le difficoltà. L’attività che stimola la consapevolezza, la sensibilizzazione e la prevenzione vale di più di una legge repressiva.

Alcuni giorni fa, una ragazza inglese di sedici anni ha denunciato il primo stupro virtuale sul metaverso. La polizia ha aperto un’indagine e ha riscontrato lo stesso tipo di violenza di quella fisica. Oggi, l’Inghilterra si sta interrogando su quale legge può essere applicata ai ragazzi che guidavano gli avatar e che sono stati individuati come colpevoli. Anche sull’intelligenza artificiale, le grandi piattaforme mondiali stanno chiedendo interventi legislativi da parte del governo americano”.

Professor Francesco Pira, qual è allora la soluzione?

“Credo fermamente nell’umanesimo digitale e nel ragionamento etico. Possono incidere di più che la mera repressione”. 

Intervista di Isabella Napoli

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