domenica | 14 Aprile | 2024

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Linda Schipani, da ingegnere ad artista sostenibile: “La mia factory contro l’usa e getta”

Linda Schipani da Messina ha esportato in tutto il mondo la cultura della sostenibilità: "Nessun oggetto è usa e getta". L'intervista (Foto di Alessandro Mancuso)

L’arte rigenera e dà una nuova identità: è questa la filosofia alla base di tutti i progetti dell’artista messinese Linda Schipani. Nata professionalmente come ingegnere per l’ambiente e il territorio, si occupa di arte ormai dal 2007 e lo fa a modo suo. Unendo le sue passioni e la sua storia, orienta arte e ingegneria verso la sostenibilità.

Si tratta quasi di una missione, che nasce necessariamente dal modo di porsi nei confronti degli oggetti più o meno comuni. Negli anni questa filosofia si è declinata in vari modi, portandola alla creazione di un vero e proprio spazio museale nella sua factory di via Croce Rossa 8 a Messina e, più recentemente, ad occuparsi del progetto di rigenerazione culturale e sociale del borgo sacro di Santa Lucia Del Mela.    

Le origini della factory di Linda Schipani: galeotto fu… l’isolatore di porcellana

In origine Linda Schipani si occupava, in qualità di  ingegnere per l’ambiente e il territorio, della gestione dei rifiuti della ditta di costruzioni elettromeccaniche di famiglia. “Spesso – racconta a Be Sicily Mag – mi trovavo davanti a materiali molto belli che dovevano essere smaltiti come inerti da demolizione, come ad esempio gli isolatori in porcellana. Mi dispiaceva troppo”.

Da qui l’idea di conservare ciò che c’era di bello, ripensando questi isolatori e fornendogli una nuova identità. “È così che nel 2007 ho realizzato le mie prime lampade. Da allora il deposito della ditta è diventato il mio spazio creativo ed espositivo”.

Una volta imbarcatasi in quest’avventura, non si è più fermata e, anzi, presto ha inizato a coinvolgere altri artisti. Ogni anno, infatti, propone un materiale di scarto da reinterpretare secondo la propria visione artistica per poi realizzare una mostra collettiva. 

Factory: la nuova identità che non annulla il passato e valorizza la storia

Oggi la factory di Linda Schipani ospita una vasta collezione di opere ricavate da bobbine, coppe, armature, carte, pergamene e rulli. Ogni oggetto è passato tra le mani e sotto lo sguardo ispirato ed ha acquisito così un’identità nuova. La sua vita precedente non viene cancellata ma, anzi, contribuisce a dargli valore. “È uno spazio museale all’insegna dell’arte del riciclo, ma anche dell’archeologia industriale. Perchè qui si trovano veri e propri reperti di archeologia industriale trasformati in arte”.

Foto di Alessandro Mancuso 2 - Be Sicily Mag
Linda Schipani, da ingegnere ad artista sostenibile: "La mia factory contro l'usa e getta" 5

L’idea è anche quella di preservare la storia della ditta di famiglia. Sin dagli anni ’50, l’impresa è stata attiva nel campo dell’illuminazione, oggi, per Linda Schipani “l’attività artistica consente in qualche modo a questa energia di continuare a illuminare“. Il motivo conduttore resta però quello del riciclo attraverso l’arte. È un invito a riflettere: “Quello che ogni artista, così come chiunque nel proprio piccolo e nella propria casa, dovrebbe fare, è guardare le cose e chiedersi a cosa potrebbero servire, prima di buttarle”.

Tutto può essere condotto una nuova vita. “Così una vecchia plafoniera pronta ad essere buttata può diventare un’opera d’arte, come nell’opera di Francesca Maio che racconta le conseguenze estreme dei nostri comportamenti. Una corsa contro il tempo dell’uomo che scappa da una Terra ormai sommersa dai rifiuti”.

Linda Schipani e il no alla cultura all’usa e getta

“Quello che si deve cambiare – sottolinea Linda Schipani – è la forma mentis”. A tal proposito racconta un episodio capitatole qualche anno fa: “La società usa e getta butta tutto, tanto che un giorno, camminando per strada, ho avuto la fortuna di notare degli stracci e pensare questo sembra il blu di Mariella Marini. Li ho guardati bene e ho visto che erano opere autentiche. Marini è un’artista che ha fatto la storia della grafica a Messina, eppure ho trovato delle sue opere gettate per strada”.

Un avvenimento che fa riflettere, ma che sa anche un po’ di destino: “In quei giorni ospitavo la mostra di Nino Cannistraci Tricomi, un artista che era anche il marito di Mariella Marini ed era venuto a mancare proprio durante il vernissage. In questo modo ho potuto esporli insieme”.

Foto di Alessandro Mancuso - Be Sicily Mag

Le esposizioni della factory di Linda Schipani

Nella factory di Linda Schipani, le opere si distinguono per i materiali ma anche per le tematiche, che ne dettano l’organizzazione. “Vincolando gli artisti ad un materiale, non impongo mai anche la tematica”. Non mancano però gli argomenti comuni.

All’entrata, ad esempio, colpisce l’angolo dedicato alla tecnologia. L’opera al centro invita a non rimanerne vittime, raffigurando un robot che tiene in mano una testa umana. Accanto a questo, le vecchie teste dei lampioni diventano vittime degli smartphone. “Ogni volta che vengono le scuole in visita, arrivati a questo punto, i ragazzini nascondono il telefono. Allora mi sento di dirgli che possono usarlo, se vogliono fare qualche foto, ma è importante non esserne schiavi”. 

Poco più avanti, le opere seguono un’altra tematica, quella legata al mare. Qui la factory ospita anche la poesia di Maria Costa, che con le sue parole accompagna un’opera dell’amico e artista Pippo Crea, raccontando quindi con lui la storia dello Stretto. Nella sezione dedicata all’etica del lavoro, i macchinari della vecchia ditta sono protagonisti assoluti, così come i cartelli che invitano a trattarli con cura.  

linda schipani

I materiali: il caso delle “Coppe d’artista”

Tra i vari materiali proposti agli artisti nel corso degli anni, spiccano le coppe di vetro delle illuminazioni stradali, molto presenti all’interno della factory.

Schipani spiega di averne moltissime da quando sono cambiati i lampioni stradali in città. “Ad un certo punto – racconta – tutte le coppe degli impianti di illuminazioni dovevano essere tolte. Questo perché la coppa per sua conformazione diffonde la luce anche dove non serve, non solo verso il basso. Tutti gli schermi nuovi furono fatti piatti, “cut-off”, per diffondere la luce solo verso il basso”. 

Nella factory le coppe sono diventate opere d’impatto, tutte diverse tra loro. Molti artisti le hanno dipinte, qualcuno le ha rese parte di installazioni più grandi e c’è stato persino chi le ha fuse per crearne dei bei vasi di vetro. 

Messina-Dakar a/r e borgo Santa Lucia Del Mela: gli altri progetti

La missione di Linda Schipani, però, non si limita ai materiali della ditta, né ai confini messinesi. Tanti i suoi progetti. Tra questi, “l’arte del riciclo: Messina-Dakar a/r” del 2013. “Sono andata in una discarica in Senegal con un gruppo di messinesi. Lì abbiamo recuperato degli oggetti tra i rifiuti, camminando tra gli ultimi della terra. Dire che c’era povertà è riduttivo”. Il gruppo ha lavorato in sinergia con una scuola di quartiere, realizzando oggetti d’arte e di uso comune. Tra queste una collezione di gioielli. “L’arte può trasformare l’oggetto che viene dal luogo più povero e metterlo nella vetrina di uno dei luoghi più ricchi”.

gioielli 3 - Be Sicily Mag

Più recente invece la rigenerazione urbana di Santa Lucia Del Mela. Il progetto “Gold Street Art”, partito lo scorso mese con un’open call agli artisti, punta a far rinascere alcuni luoghi dell’area. In particolare, 12. Le candidature sono state il doppio. “Sono stati selezionati vari punti del borgo, soprattutto nella parte alta, lungo la strada che sale al santuario, in alcuni sottopassi e in alcune zone che oggi appaiono degradate. Presto si riempiranno di oro in tutte le forme. Molti si sono ispirati al nome del borgo e hanno voluto rendere omaggio alla santa”.

Ha i toni dell’oro anche l’ultima creazione di Linda Schipani, in partenza per Milano. Si tratta di un “terzo paradiso”, commissionatole da un grosso studio di architettura. Per realizzarla, l’artista si è ispirata a Pistoletto. “È un’opera molto importante perché si interroga su quello che succederà domani ed è quindi anche molto legato al tema della sostenibilità. Questa installazione richiama ieri attraverso l’incontaminato, la mela intera, e l’oggi attraverso questa mela mangiata, che è l’artificio dell’uomo. Infine, la mela reintegrata simboleggia la ricerca di un nuovo equilibrio tra natura e uomo”.

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