sabato | 20 Aprile | 2024

ultimi articoli

Bagno ebraico di Siracusa: il “miqweh” è uno dei più antichi d’Europa

Alla scoperta dei percorsi della Giudecca e del “miqweh”, il bagno ebraico di Siracusa: un meraviglioso intreccio fra culture diverse

Allontanandosi dagli itinerari turistici principali e addentrandosi tra le viuzze di Ortigia è possibile riscoprirne una delle zone più caratteristiche della città, quelle della Giudecca. È qui che si trovano il bagno ebraico di Siracusa, nei sotterranei della chiesa di san Filippo Apostolo, di palazzo Bianca, in via Alagona, e di un’abitazione privata nel vicolo dell’Olivo.

Il “miqweh” è uno dei pochi esistenti in Europa a conservare ancora oggi la sua integrità ed il suo fascino. Spicca su tutti per lo stato di conservazione e le sue caratteristiche uniche (ma anche per i numerosi riconoscimenti scientifici arrivati nel corso degli anni). Fu scoperto più di 30 anni fa, quasi per caso, grazie alla proprietaria dell’immobile che lo ospita, Amalia Daniele di Bagni.

Ed è proprio in questi luoghi unici che si colgono gli aspetti più autentici dell’antica Ortigia, in un mescolarsi di culture e usi che hanno lasciato il segno.

La Siracusa ebraica: dalla balza Acradina alla Giudecca

Siracusa è seconda soltanto a Palermo per l’esistenza di una comunità ebraica che, già nel periodo medievale, comprendeva almeno 3000 persone. Inizialmente essa occupava il quartiere Akradina, successivamente ottenne l’autorizzazione a trasferirsi nella città, in Ortigia, nel quartiere della Giudecca (chiamato Rabato, cioè sobborgo, rispetto al quartiere del Duomo), dove sorgono tuttora proprio i bagni ebraici. È lungo la parte orientale dell’isola che si sviluppavano le funzioni religiose ed economico-commerciali della comunità, comprensive anche di baglio, sinagoga, ospedale, macello, fornace per la ceramica, trappeto e pescheria.

Bagno ebraico di Siracusa: il “miqweh” riconosciuto dalla comunità internazionale 

Nella memoria collettiva dei siciliani è vivo il ricordo dell’esistenza di una sinagoga che oggi si fa coincidere con la chiesa di San Giovannello, alla quale si collega proprio il “miqweh”, ovvero il bagno ebraico, di Siracusa, a Palazzo Bianca.

È un vano ipogeico ricavato nella roccia ad oltre 10 metri di profondità con una scalinata di 58 gradini. Lungo le pareti del vano scala sono visibili gli incavi delle torce per l’illuminazione. Al termine di essa venne ricavata una vaschetta lavapiedi: la relativa acqua pura proviene dalla falda che alimenta le vasche rituali (ed è la stessa che si trova alla fonte Aretusa).

La sala ipogeica è quadrata, 5 metri per lato, e la perfezione tecnica del manufatto rivela l’esistenza di un progetto ben definito datato al periodo bizantino (VII secolo). Si ritiene, tra l’altro, che possano ancora esserci delle parti inesplorate del bagno, l’unico della città ad essere stato ufficialmente riconosciuto come tale dall’Unione delle comunità ebraiche secondo i dati in possesso del rabbinato italiano.

Sul posto, ritenuto un presidio dell’ebraismo italiano, qualche anno fa è stata posta anche una targa delll’Associazione Europea per la valorizzazione e la conservazione del patrimonio ebraico.

La purificazione per gli uomini, le donne e… le stoviglie

Cancellare i peccati mediante l’immersione nelle vasche sotterranee del bagno ebraico di Siracusa era un rito comune, simile a quello della “confessione” cristiana. Era un metodo di purificazione ma anche un atto determinante ai fini della procreazione intesa come atto “divino”.

“La donna deve bagnarsi completamente nuda con un’immersione verticale, tenendo le braccia lontano dal corpo ed immergendo per qualche secondo completamente nell’acqua anche i capelli. Chi si converte all’ebraismo, se maschio, deve prima essere circonciso e poi immerso nel bagno, se donna deve solo praticare il rituale dell’immersione. Essa comporta un cambiamento di status e deve essere compiuta come atto comunitario che coinvolge i componenti di una corte rabbinica” fanno rilevare alcuni dei tanti scritti sulle tradizioni ebraiche.

Ma anche le stoviglie e le posate erano purificate nell’acqua dopo l’acquisto o la contaminazione con cibi impuri (a tal proposito nel bagno sono stati ritrovati vari frammenti di ceramica sul fondo della vasca).

bagno ebraico di siracusa

Il bagno ebraico di Siracusa oggi 

Nell’area dove sorgeva la sinagoga con il bagno ebraico di Siracusa viene ancora oggi proposto un percorso che si conclude con la visita al bagno rituale. Quest’ultimo è ritenuto il momento più suggestivo della coinvolgente visita. Ovviamente, però, durante l’utilizzo reale, era al contrario. Il rituale di purificazione prendeva inizio dal miqweh per poi concludersi nella sinagoga.

È così che è possibile fare un tuffo nel passato. La Sicilia, dopo Israele, rimane infatti il luogo in cui sono più ricchi i giacimenti culturali della tradizione ebraica risalenti alle comunità che, per quasi 1500 anni, hanno convissuto ed interagito in maniera indelebile con le civiltà locali. Gli ebrei rimasero nell’isola fino al 1493, anno in cui furono definitamente espulsi.

Condividi questo articolo sui tuoi social...

ULTIMI ARTICOLI

non perderti

spot_img