venerdì | 21 Giugno | 2024
Giorgia Nunnari
Giorgia Nunnari
Messinese classe '95, amo l'arte, la letteratura e tutto ciò che comunica e unisce. Durante l'infanzia ho girato un po' ma poi lo Stretto mi ha richiamata a casa. Oggi vi racconto Messina e i messinesi.

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Mavare, le streghe di Sicilia: il mito sul “potere femminile” che intriga ancora

Chi erano le mavare, le streghe di Sicilia? Una mostra di Roberta Guarnera e Mariateresa Zagone a Messina omaggia il loro "potere" prettamente femminile

Giorgia Nunnari
Giorgia Nunnari
Messinese classe '95, amo l'arte, la letteratura e tutto ciò che comunica e unisce. Durante l'infanzia ho girato un po' ma poi lo Stretto mi ha richiamata a casa. Oggi vi racconto Messina e i messinesi.

Dalle lezioni di storia sull’inquisizione, ai racconti di paura di Halloween, fino al mondo di Harry Potter, la Disney e le varie favole proposte da Hollywood, sono diversi gli scenari che possono venire in mente se si fa riferimento alle streghe, ma da dove trae origine tutto questo? È una figura dalle origini antiche, precede anche il cristianesimo.

La strega era innanzitutto una donna, una figura lontana dalla società ed estremamente connessa al mondo della natura. Streghe erano quelle donne che si dedicavano a studiare le erbe e le loro proprietà, i loro “poteri”, poi ritenuti magici. In Sicilia erano chiamate mavare e univano gli elementi della natura all’uso di amuleti, formule e riti scaramantici.

“Un po’ streghe, un po’ fate”: la storia delle mavare

L’antropologo palermitano Giuseppe Pitrè fu tra i primi a trattare il tema, studiando i documenti della Biblioteca di Palermo e raccogliendo informazioni sul campo. È emerso che, nell’isola, non si parlava tanto di streghe quanto di mavare, animulari e donne di fora. Figure, cioè, capaci di staccarsi dalla propria forma terrena e compiere viaggi spirituali.

“Un po’ streghe e un po’ fate”, così le descrisse lo storico. Una definizione che si sposa perfettamente con le varie reazioni contrastanti, che queste figure scatenavano. Antiche testimonianze ci offrono infatti l’immagine di donne in armonia con la natura, guaritrici considerate fondamentali in certe comunità. Pitrè stesso riferisce una considerazione abbastanza positiva da parte della popolazione siciliana, che le chiamava per proteggere le proprie case.  

La demonizzazione delle streghe avvenne solo dopo il 1300. Per lo studioso Gustav Henningsen, che approfondì specificatamente il culto delle donne de fora siciliane, il concetto di “demoniaco” in Sicilia non esisteva prima della fine del ‘400, quando sull’isola venne istituita l’inquisizione spagnola.

È interessante riflettere sulla facilità con la quale una stessa figura possa passare da guaritrice, autoritaria e ammirata a creatura diabolica. Da un lato la loro conoscenza della natura e del mondo vegetale poteva far paura. Le erbe che usavano potevano guarire o uccidere. In un mondo in cui non c’erano conoscenze scientifiche che potessero spiegare certi fenomeni, questi potevano apparire come terrificanti. La spiegazione veniva trovata in una connessione col diavolo. 

La società voleva che una buona donna cristiana avesse delle caretteristiche precise, stare in casa, dedicarsi al matrimonio. Una donna che si allontanava dalla società per avvicinarsi alla natura, cercava soluzioni nelle piante e usava formule e preghiere che non erano quelle cristiane, finiva per essere considerata una sposa del diavolo. Anche in Sicilia, alcune storie popolari narrano di donne che non erano riuscite a sposarsi e per questo erano diventate streghe e si vendicavano sui bambini praticando fatture.

Un mito immortale

Eppure nessuna leggenda o visione negativa è riuscita ad annientare del tutto il mito delle mavare. Va sottolineato che certe usanze, formule e rituali hanno resistito nel tempo mutando e talvolta, nonostante l’antagonismo tra queste figure e la Chiesa, mischiandosi alla stessa religione. Le mavare siciliane facevano spesso il segno della croce e alcuni rituali di guarigione prevedevano anche il racconto di un episodio della vita di Gesù. 

In Sicilia, attorno alle fimmini guaritrici, ruota tutto un immaginario fatto di riti, preghiere, gesti, amuleti e intrugli fatti di piante e condimenti. Alle conoscenze delle erbe si uniscono scaramanzie e credenze di vario tipo. Su tutte, una capacità fondamentale attribuita alle mavare era quella di togliere il malocchio. Per scoprire se qualcuno lo aveva, la mavara recitava una formula e versava gocce d’olio in un piatto pieno d’acqua, controllando se si allargavano. 

mavare - Be Sicily Mag

A Messina la mostra “Mavare – il potere del femminile”

Le pratiche delle mavare non sono poi così lontane dalla contemporaneità e continuano a suggestionare e ispirare, stimolando anche la creatività di siciliani e non. A Messina, ad esempio, verrà inaugurata venerdì 12 aprile alla galleria Foro Gdi di via Lago Grande 43, a Ganzirri, una mostra che ha proprio il titolo di “Mavare – il potere del femminile”. Nata da un’idea di Roberta Guarnera e Mariateresa Zagone, la mostra prende vita da una Open Call aperta lo scorso novembre.

Guarnera aveva aperto il bando proprio con il racconto della lettura del malocchio che nonna e zia le facevano quando era bambina, suscitando la sua ilarità. Ora che è adulta, l’artista messinese riscopre questi ricordi e li carica di un significato diverso, riconoscendo a quelle donne la capacità di “non avere filtri sugli occhi nè nella mente”, di “non aver paura della solitudine, non aver bisogno di riempire il silenzio di chiacchiere vuote, voler qualcosa di diverso da un ruolo da recitare sul palcoscenico insieme a tutti.”

La Call invitava tutti gli artisti a riscoprire il proprio potere di guarigione e creare il collegamento tra questo e l’arte. La commissione, composta da Guarnera e Zagone insieme alla professoressa Carmen Cardillo (docente di fotografia presso l’accademia delle Belle Arti di Catania), ha proclamato vincitrice assoluta l’artista Elisa Zadi e selezionato un totale di 22 opere, che resteranno esposte fino a sabato 20 aprile.  

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