domenica | 16 Giugno | 2024
MARCO PETROLITO
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A contraddistinguermi è la passione per la musica e l'arte. Ma amo anche viaggiare ed il buon cibo. E vivo di sport. Giornalista da quasi 20 anni per provare a raccontare e a trasmettere, con la scrittura, le emozioni legate al mio mondo.

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Noto e i “caminanti”, la comunità che vive di antichi mestieri e tramanda la cultura nomade

Storia e curiosità sui “caminanti”, la popolazione nomade composta da 2000 persone che da quasi un secolo vive a Noto

MARCO PETROLITO
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A contraddistinguermi è la passione per la musica e l'arte. Ma amo anche viaggiare ed il buon cibo. E vivo di sport. Giornalista da quasi 20 anni per provare a raccontare e a trasmettere, con la scrittura, le emozioni legate al mio mondo.

Non vogliono essere considerati dei “rom” ma continuano in quale modo a tramandare la loro cultura nomade oltre ad una serie di mestieri antichi da più di 80 anni all’interno del territorio di Noto: sono i cosiddetti “caminanti”, più di 2000 persone stanziate in provincia di Siracusa che spesso girano la Sicilia facendo gli arrotini, gli ombrellai e gli stagnini o vendendo palloncini nelle piazze in occasione delle feste patronali. Svolgono lavori ormai quasi del tutto caduti in disuso come quello dei venditori ambulanti (ad esempio la riparazioni di cucine a gas) o dei carrettieri, mentre alcuni di loro vivono ancora completamente isolati nei loro quartieri. 

Le origini dei “caminanti” e la loro presenza in Sicilia

Quella dei “caminanti” è una comunità per certi aspetti molto chiusa, che comunque vive bene nelle proprie tradizioni e non ha mai cercato l’integrazione a ogni costo. Oltre che a Noto, molti di loro, nel secolo scorso, si sono stanziati nel lentinese, in provincia di Catania, e a Riesi, nel nisseno. Le loro origini non sono così certe, anche se si pensa che si tratti di discendenti dei sopravvissuti al grande terremoto della val di Noto del 1693.

Secondo altre ipotesi legate alla loro origine pare che siano discendenti dai carrettieri siciliani che hanno portato avanti la tradizione di nomadismo ed il cui ceppo originario proveniva da Adrano: il fatto che frequentassero Noto sin dai primi anni del ‘900 fece sì che si stanziassero nella città per poi divenirne ufficialmente residenti, nel 1950. Così come i “rom” e i “sinti”, anche i camminanti, comunque, hanno pian piano perso la loro caratteristica nomade, soprattutto perché le attività da loro praticate non costituiscono più una fonte di sostentamento.

I loro usi e le tradizioni popolari più conosciute 

Vista la pratica ancora comune di sposarsi tra consanguinei, non sono rare, tra di essi, le patologie di carattere psichico. I matrimoni sono in parecchi casi “combinati” dalle famiglie, generalmente tra cugini. Le donne, tradizionalmente, non indossano i pantaloni ma delle gonne strette, e, di solito, non lavorano, occupandosi principalmente della crescita dei figli. Hanno mantenuto, nel corso dei decenni, la loro organizzazione familiare alla cui guida vi è un capogruppo anziano, quasi come si trattasse di un’unica e grande famiglia. Si dividono in tre sottogruppi: nomadi, seminomadi e sedentari. In passato avevano pure un loro  linguaggio, il baccagghiu, derivante dalla fusione tra il siciliano e l’italiano ma con accenti e nomi molto particolari.

L’integrazione, la scuola e le difficoltà lavorative nella società odierna

Fin troppi sono, ancora oggi, gli stereotipi (così come, purtroppo, le discriminazioni di vario tipo) che impediscono ai caminanti un’integrazione nella già difficile realtà lavorativa locale. Tutto ciò è peggiorato dalla scarsa valenza attribuita dalla stessa minoranza all’istruzione scolastica, che porta anche i genitori ad una scarsa propensione nel motivare i figli alla frequenza e allo studio.

A ciò si aggiunge la mancanza di progetti d’integrazione sociale mirati a tale minoranza: cosa che, spesso, porta i loro ragazzi a non essere incentivati nemmeno a terminare la scuola dell’obbligo. Si tratta, in ogni caso, di una realtà importante e da tenere sempre in considerazione essendo parte del territorio netino (ma non solo) ormai in maniera stabile da decenni.

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