sabato | 25 Maggio | 2024
MARCO PETROLITO
MARCO PETROLITO
Nato in terra veneziana nel 1978 ma siciliano da sempre, a contraddistinguermi è la passione per la musica e l'arte. Ma amo tantissimo viaggiare ed il buon cibo. E vivo di sport. Giornalista da quasi 20 anni per provare a raccontare e a trasmettere, con la scrittura, le emozioni legate al mio mondo.

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Classifica regioni in cui si mangia meglio: Sicilia 5°, è merito del cannolo ma non solo

La Sicilia nella top five della classifica delle regioni in cui si mangia meglio nel mondo: protagonisti cannoli, granite e arancini

MARCO PETROLITO
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Nato in terra veneziana nel 1978 ma siciliano da sempre, a contraddistinguermi è la passione per la musica e l'arte. Ma amo tantissimo viaggiare ed il buon cibo. E vivo di sport. Giornalista da quasi 20 anni per provare a raccontare e a trasmettere, con la scrittura, le emozioni legate al mio mondo.

La pasta, svariati dolci, e, più in generale lo street food, qualcosa di unico che caratterizza fortemente la proposta culinaria dell’Isola. Sono questi alcuni degli elementi che hanno portato la Sicilia ad essere tra le assolute protagoniste della classifica sulle regioni in cui si mangia meglio al mondo stilata da TasteAtlas, celebre portale dedicato alla cucina internazionale e sempre aggiornato grazie ai meticolosi giudizi dei viaggiatori. La nostra terra si è distinta tra le quasi 400 mila valutazioni di piatti e di 115 mila alimenti effettuate nell’ambito degli awards 2023/2024. La graduatoria la vede al quinto posto, dietro soltanto a Campania, Emilia Romagna, Java (Indonesia) e Creta (Grecia).

Classifica regioni in cui si mangia meglio: in Sicilia alcuni dei cibi più buoni

Per entrare di diritto nelle posizioni di vertice della speciale classifica delle regioni in cui si mangia meglio al mondo, denominata “100 beat food regions in the world”, la Sicilia ha dovuto “sfoggiare” quanto di meglio sa fare, ovvero una lunga serie di specialità gastronomiche molto conosciute e amate. Su tutte, il tradizionale cannolo ma anche la granita e la cassata così come la parmigiana di melanzane e la pasta alla norma oltre agli arancini, alle scacce, gli sfincioni e le panelle.

Cibi dal sapore unico che risulta difficile da spiegare a chi non li ha mai assaggiati e che hanno il “merito” di riunire in un magico viaggio del gusto praticamente le zone e le province della Sicilia in ogni latitudine, da est fino ad ovest. Tra gli alimenti più apprezzati e consigliati dai viaggiatori (e quindi menzionati e descritti all’interno del portale) ci sono pure il cioccolato di Modica, il pecorino ragusano, la mandorla di Avola, l’arancia rossa siciliana, la provola dei Nebrodi, il pomodoro di Pachino e la salsiccia di Palazzolo Acreide.

Le tradizioni culinarie della Sicilia e le influenze storiche

Una lunga serie di dominazioni non possono che aver segnato in maniera determinante, nel corso dei secoli, quella che oggi è la tipica cucina siciliana. Una storia che si scorge bene sentendo l’odore, o meglio ancora assaggiando, i tanti piatti nostrani ricchi di contrasti e di sapori intensi. E proprio gli scambi culturali hanno contribuito non poco a creare tutto ciò testimoniando la complessità della storia e dell’identità siciliana.

Le origini della cucina siciliana possono farsi risalire ai tempi degli antichi Greci, che “portarono” nell’isola le olive e l’uva. I Romani diedero un grandissimo contributo con le loro tecniche e colture come il frumento mentre gli Arabi introdussero nuovi ingredienti come agrumi, canna da zucchero, riso e spezie. Con l’arrivo dei Normanni, e, quindi, degli Spagnoli, la cucina siciliana si arricchì ulteriormente sotto molti punti di vista. E davvero tanti sono i piatti che palesano queste influenze

La pasta con le sarde

Per citare qualche piatto che rappresenta l’intreccio di storie e culture basta prendere in considerazione un classico intramontabile della nostra cucina come la pasta con le sarde, ricetta in cui praticamente tutti gli ingredienti utilizzati per la preparazione spiegano la Sicilia e la sua storia. Si narra che sia stato un cuoco arabo ad inventare il condimento di questo piatto, nel 1800, per la precisione il cuoco di Eufemio da Messina. Alleatosi con i Saraceni dopo essere stato allontanato dalla Sicilia per aver sedotto una suora, Eufemio decise di vendicarsi a danno dei bizantini, e quando le flotte da lui guidate arrivarono vicino a Mazara del Vallo e i militari erano stanchi ed affamati, il cuoco al suo seguito dovette inventarsi qualcosa per loro.

Alle sarde locali aggiunse del finocchietto fresco per smorzare il sapore del pesce e donare freschezza al piatto, dei pinoli, considerati utili per evitare eventuali intossicazioni, e lo zafferano (spezia ancora sconosciuta nell’isola e fornita dagli stessi arabi) per amalgamare i sapori: con questi ingredienti, a cui poi, naturalmente, è stata aggiunta la pasta e la “muddìca arrustuta” nel catanese, o, tanto per ricordare altre varianti, il concentrato di pomodoro nell’agrigentino, creò un condimento eccezionale, destinato a rimanere per sempre nella storia.

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