giovedì | 20 Giugno | 2024
MARCO PETROLITO
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A contraddistinguermi è la passione per la musica e l'arte. Ma amo anche viaggiare ed il buon cibo. E vivo di sport. Giornalista da quasi 20 anni per provare a raccontare e a trasmettere, con la scrittura, le emozioni legate al mio mondo.

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Pesca, la tradizione in Sicilia col fascino intramontabile delle “lampare” e il morso del polpo

La pesca in Sicilia è ricca di storia e tradizione: in passato ad essere protagoniste erano le “lampare”, particolari imbarcazioni che tuttora illuminano i mari

MARCO PETROLITO
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A contraddistinguermi è la passione per la musica e l'arte. Ma amo anche viaggiare ed il buon cibo. E vivo di sport. Giornalista da quasi 20 anni per provare a raccontare e a trasmettere, con la scrittura, le emozioni legate al mio mondo.

Venivano usate soprattutto un tempo per la pesca di sardine, polpi, seppie e calamari ma tuttora è possibile scorgerne qualcuna tra i nostri mari, anche da lunghissima distanza, al calar della sera, grazie alla loro luce in grado di regalare emozioni che sembrano appartenere ad un’altra epoca. Le lampare sono delle imbarcazioni che si vedono sempre meno nei nostri mari e che somigliano ad una sorta di animale mitologico. Proprio come le più belle tradizioni si sta pian piano perdendo e abbandonando al passato lasciando il suo ricordo alla memoria degli anziani e dei nostalgici.

Le “lampare”, un’usanza che resiste alle nuove tecnologie

C’è ancora, comunque, chi non cede alla tecnologia dilagante facendosi portavoce di una tecnica di pesca quasi totalmente caduta in disuso, che, però, è affascinante tanto quanto la barca utilizzata a tal fine. La pesca con le lampare è difatti molto antica e non è stata praticata soltanto in Sicilia. Molti erano i borghi marinari in cui si faceva uso di queste imbarcazioni fornite di lampioncini anche in altre parti d’Italia, come in Liguria e in Campania. Dell’antica lampara, però, la piccola e silenziosa animella che esce appena tramonta il sole, rimane ben poco in virtù delle tante innovazioni di un settore in continuo sviluppo. E avvistarla è sempre meno frequente. Anche per questo, forse, osservarla regala grandi emozioni.

Le origini della lampara e le funzioni

Più precisamente il termine lampara indica il nome di una lampada dall’ampia circonferenza e una grande potenza che ha la forma di una goccia e si trova a poppa di un’imbarcazione lunga fino a 16 metri. Per estensione, poi, è la barca stessa ad assumere il nome della lampada. La luce, in passato, veniva alimentata da olio o acetilene, mentre chi ancora la usa, naturalmente, oggi si serve di quella elettrica. Situata a pochi centimetri dall’acqua, elemento, questo, che serve ad illuminare la zona circostante alla barca, di solito si accende all’imbrunire creando un cerchio “magico” sul mare. E i pesci, attratti dalla luce, salgono in superficie ignari del pericolo.

La cosa più spettacolare e imprevedibile è il suo sbucare all’improvviso tra gli scogli, dove si fa largo repentinamente grazie ai remi e quando la preda è vicina. Sembra davvero un animale marino che si aggira affamato tra le acque calme. Le sardine, una delle varie tipologie di pesce pescato ancora oggi con questa tecnica, verranno fatte accumulare sotto la luce e tirate su attraverso delle reti. 

La pesca dei polpi: tradizione tipicamente siciliana

Completamente diversa, invece, è la pesca del polpo: legata alle sensazioni e all’esperienza del pescatore, che lascia guidare la barca al marinaio, e, quando comprende che la presenza della preda è vicina, infila la testa all’interno di un secchio di alluminio posto sull’acqua. Il secchio ha un fondo con un vetro, che funge da lente di ingrandimento e serve a capire se e quando è il momento esatto per catturare i polpi.

Spesso, però, il polpo riesce a scappare rintanandosi nel suo nascondiglio, sebbene, una volta individuato il punto esatto, il “lamparolo” riesce comunque  a stanarlo. La sua morte avviene, come vuole la tradizione, attraverso un morso che il pescatore gli dà tra la testa e i tentacoli. Un rituale, questo, molto antico e che, nonostante appaia piuttosto crudele, in realtà serve a uccidere il mollusco velocemente e senza farlo soffrire. Diverso è l’obiettivo dell’usanza di sbatterlo contro una superficie dura, che serve a renderne la carne più tenera.

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