“Bolle in Vigna” è ormai, a pieno titolo, uno degli eventi più attesi e partecipati dell’estate sull’Etna. Festa e celebrazione, anteprima delle nuove sboccature, occasione per frizzanti “scoperte” e, sul fronte più propriamente tecnico, per confronti che diventano inevitabilmente competizione – tanto arditi quanto piacevolissimi – tra calici che proliferano come funghi e si sfidano sul terreno dei cerchi numerati delle tovagliette da masterclass che, a stento, li contengono tutti.
Bolle in Vigna: il racconto dell’atteso evento
Il ciak di “Bolle in Vigna”, quinta edizione della festa dello spumante etneo organizzata da Cantine Nicosia, scatta che non è ancora tramontato il sole alle pendici di Monte Gorna, in quella luce che accompagna al crepuscolo che sull’Etna è, prima di tutto, dimensione dell’anima e che predispone, come meglio non si potrebbe, alla malìa suadente che il buon vino scatena. Per pochi fortunati, l’appuntamento è con “Autoctono è sempre più un classico”, magistrale degustazione ‘alla cieca’ di nove spumanti da vitigni autoctoni, guidata da Daniela Scrobogna, Presidente del Comitato Scientifico di Fondazione Italiana Sommelier, e da Luciano Mallozzi, docente FIS e grande esperto di bollicine.
La Masterclass
Il percorso sulla scia del perlage – che, a sera, sarà diventato maratona degustativa – è qui rigorosamente alla cieca. Ma la straordinaria capacità descrittiva di Scrobogna e Mallozzi conduce per mano fino alla soglia del pairing corretto e, alla fine, saranno davvero pochi a fallire nella sfida di accoppiare correttamente i nove calici alle altrettante bottiglie vestite.
Non una gara ma un gioco scanzonato che vede sfilare in batteria non solo Carricante e Nerello mascalese – che sul Vulcano, prepotentemente, hanno scalzato il tradizionale assemblaggio di Chardonnay, Pinot nero e Pinot Meunier – ma anche altre intriganti espressioni di Blanc de blanc, Blanc de noir e Rosé.
Così l’Abruzzo sfida il Piemonte, la Campania si confronta con il Trentino e si arriva persino ad una interessante incursione in Spagna. È il trionfo del territorio tradotto in bolle, con le varietà tipiche che declinano in bocca la natura dei suoli, le coltivazioni di altura, le sottolineature dei lieviti che, nel rush finale del Metodo classico, propone una bolla cesellata da 120 mesi di riposo nel microcosmo di vetro che l’ha custodita.

Il Sosta Tre Santi Party
Il “rompete le righe” – con il sorriso soddisfatto di Graziano Nicosia, impeccabile padrone di casa – sotto il portico con vista sui filari che affondano sulle lave vecchie di millenni, è il segnale che scatena il “Sosta Tre Santi Party”, preceduto da un momento talk tutto in rosa con Veronica La Guardia, wine editor di Cook Magazine, a guidare il focus sul “Metodo Classico, un viaggio tra bollicine e passione” che ha come testimonial Daniela Scrobogna, Cristina Mercuri, candidata Master of Wine, e l’enologa di Cantine Nicosia.
La nuova generazione gastronomica catanese
Il resto è tripudio di cibo e vino che riluce del dress code gold and white, sul palcoscenico incantato del vecchio cratere spento, su cui si avvicendano, nelle “isole del gusto”, i protagonisti della nuova generazione gastronomica catanese: Lele Scandura, patron de L’Evoluzione, Marco Timpanaro di Scirocco Sicilian Fish Lab, Serena Urzì della storica pasticceria catanese Ernesto che, assieme a Salvo Baudo, chef dell’Osteria di Cantine Nicosia, ingaggiano una gara di resistenza con i tanti banchi di assaggio disseminati tra le terrazze della vigna, per una performance enogastronomica che si conclude – complice l’irresistibile sequenza djset anni 80/90 – quando è già l’indomani.

















