giovedì | 18 Luglio | 2024

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Duca di Salaparuta compie 200 anni: la storia della grande azienda vitivinicola e il suo legame con il territorio

Duecento vendemmie per la più antica cantina imbottigliatrice della Sicilia: a Villa Cattolica è stato presentato il docufilm dal titolo “La teoria dei contrasti”

Il territorio di Casteldaccia, con le sue campagne e colline che digradano verso il mare con alcune antiche residenze di villeggiatura dei palermitani e il castello del duca di Salaparuta nel centro abitato: principale simbolo monumentale del paese il cui nome richiama il feudo dei nobili Alliata, chiamato appunto Accia. Poco più nell’entroterra, Bagheria, con le sue 15 ville settecentesche: città d’arti varie che, nel Novecento e nell’attualità, si esprime in particolare con i versi ‘civili’ di Ignazio Buttitta, la pittura innovativa di Renato Guttuso, la fotografia di Ferdinando Scianna e il grande cinema di Giuseppe Tornatore. E, infine, la frazione marinara di Aspra, pittoresco borgo di pescatori e di poetica del mare. 

È in questo stretto triangolo tra la costa tirrenica nel golfo di Palermo e l’entroterra agricolo che 200 anni fa cominciava la storia della Duca di Salaparuta, la più antica cantina imbottigliatrice della Sicilia. Una sfida che ha segnato uno tra i territori più iconici della bellezza dell’isola, tra architetture e paesaggi agresti. Ma scivolato, con l’irrompere della modernità, nella contraddizione espressa dalle due prospettive che caratterizzano questo spicchio di Sicilia occidentale a 15 chilometri dal capoluogo. 

Villa Cattolica - Be Sicily Mag

Villa Cattolica, simbolo della bellezza ‘offesa’ di Bagheria

Per cogliere appieno la storia della Duca di Salaparuta, una visita alla Villa Cattolica è fondamentale. Davanti la facciata occidentale di questa residenza nobiliare di tre secoli fa, una delle più splendide della città fondata nel XVII secolo dalla famiglia Branciforti, principi di Butera e divenuta centro di villeggiatura dell’aristocrazia palermitana, proprio davanti alla tomba monumentale di Guttuso realizzata e decorata con nuance marine dallo scultore Giacomo Manzù, si apre uno scenario che, malgrado l’impatto dell’antropizzazione, resta ameno e evoca ancora le tele realizzate alla fine dell’Ottocento da Francesco Lo Jacono, il grande pittore paesaggista famoso soprattutto per avere ritratto l’immagine del golfo di Palermo con il Monte Pellegrino sullo sfondo. Basta però spostare lo sguardo di qualche grado per scontrarsi con la contraddizione.

Le alture del Monte Catalfano, il promontorio che divide il Golfo di Palermo da quello di Termini Imerese, oggi polmone verde protetto, sono coperte da struttura arrugginita, fatiscente e abbandonata: sono le torri industriali della ex Sicilcalce, relitto di ferro e cemento avvolto nel silenzio che da una parte rappresenta una memoria di lavoro per tante famiglie bagheresi, ma testimonia la scriteriata espansione edilizia di un territorio vocato all’agricoltura dall’inizio degli anni ’60 al 1996, quando la fabbrica chiuse. 

eex Siclcalce x - Be Sicily Mag
L’ex Sicilcalce

È in questo contesto, intrappolato dentro le contraddizioni stridenti espresse da un disordine urbanistico cresciuto a dismisura e stratificato nel tempo e nello spazio, che la Duca di Salaparuta, fondata nel 1824 dal Principe Don Giuseppe Alliata di Villafranca, ha costruito la sua storia. Soprattutto il suo legame con il ‘fattore umano’ della Città delle Ville. Una relazione che oggi lega e stringe passato e presente. E si combina alla generosa creatività di un territorio che continua a sfornare arte e cultura: di fatto, quasi come una ribellione rabbiosa alle offese prodotte dal cosiddetto ‘sviluppo’. 

ll docufilm prodotto dalla Duca di Salaparuta 

Un pregiato prodotto audiovisivo su questi temi è stato presentato alcuni giorni fa all’evento che ha celebrato, proprio nei giardini di Villa Cattolica, le duecento vendemmie della Duca di Salaparuta. Si tratta de “La teoria dei contrasti”, il docufilm realizzato dalla casa di produzione Just Maria, con la regia di Carlo Loforti e prodotto dalla stessa azienda vitivinicola con il patrocinio dei comuni di Bagheria e Casteldaccia. La rievocazione dei percorsi creativi di Renato Guttuso, Mimmo Pintacuda, Ignazio Buttitta, Ferdinando Scianna e Giuseppe Tornatore, si incrocia con diverse generazioni di artisti a confronto che crescono, vivono e rappresentano il mondo di cui fanno parte, che insorge, riflette e, appunto, reagisce. E orienta la sua attività sulla salvaguardia di quegli antichi valori di bellezza solidificati in ville suburbane di architettura barocca e neoclassica, paesaggi costieri e giardini d’agrumi che, malgrado tutto, continuano ad esercitare il loro potere immaginifico in un territorio fortemente identitario, piccolo solo nei suoi confini. 

Ma la storia non è unicamente un passato, è anche un grande presente. Nel luogo dove tutto ha avuto inizio, Duca di Salaparuta, con questo documentario realizzato nell’ambito di un più ampio progetto enoculturale inaugurato in occasione dei suoi 200 anni, recupera le radici, dona orizzonti inediti con un programma di valorizzazione a tu per tu con l’arte, la cultura, la vita delle persone.

“Questo docufilm rappresenta l’approccio della nostra azienda al mondo di chi lavora in questo territorio, nutrendosene – ha sottolineato a margine della proiezione del documentario Roberto Magnisi, direttore della cantina Duca di Salaparuta – Soprattutto l’universo degli artigiani, continuamente contrassegnato dal percorso di sangue da padre in figlio. Un percorso che prescinde comunque dalle linee familiari e che è invece un percorso di uomini, chiamati a gestire e valorizzare un lascito culturale”. 

Roberto Magnisi direttore azienda Duca di sSlaparuta - Be Sicily Mag
Roberto Magnisi, direttore della cantina Duca di Salaparuta

È proprio quello il lascito che segna la storia della Duca di Salaparuta: azienda  fondata e portata avanti da uomini ‘artigiani’ come Giuseppe Alliata, da suo figlio Edoardo e scendendo per i rami genealogici dal nipote di Edoardo, il duca Enrico Alliata, cui oggi è dedicato uno dei Neri d’Avola in purezza più rappresentativi del mondo enoico siciliano; e in mezzo alle difficoltà del dopoguerra da Topazia Alliata, pittrice, scrittrice e gallerista, rispettivamente moglie e madre di Fosco e di Dacia Maraini,  succeduta alla guida delle cantine di Casteldaccia, che rilanciò creando il ‘Colomba platino’, vino bianco ancora oggi prodotto con il marchio ‘Corvo’. 

Duca di Salaparuta guarda al futuro

L’azienda di Casteldaccia ha successivamente attraversato lunghe fasi di crisi. “Oggi tocca a noi riprendere questa sfida, nutrirci di territorio e cercare e ampliare partnership e collaborazioni”, ha rimarcato Magnisi. Duca di Salaparuta è profondamente legata a Bagheria, lo è sempre stata e ‘La teoria dei contrasti’ approfondisce con lucidità gli intrecci – materiali e immateriali – di un Terroir culturale che non smette di dare nuovi frutti e nuovi spunti, chiamando tutti a ‘proiettare’ questi valori alle nuove generazioni”. Uno strumento il docufilm di Loforti, che si affida alla testimonianza di immagini e parole: “I legami umani e artistici che hanno animato questa terra naturalmente vocata alla bellezza, non possono che continuare a ispirarci”. 

Anche nell’assoluta contraddizione tra bellezza e fatiscenza. Il riferimento, il paragone, sta sempre lì, nei silos della ex Sicilcalce: esempio di archeologia industriale? O ecomostro da abbattere il prima possibile per restituire il panorama montano del Catalfano? Questione assai divisiva a Bagheria. rispetto alla quale l’amministrazione comunale, riconfermata alle scorse elezioni, conferma la volontà di smantellarlo per ottenervi spazi aperti fruibili e un centro culturale; ma che si compone anche dei tanti dubbi da parte di alcuni artisti bagheresi: “la bellezza non è altro che l’evoluzione di un’ ‘estetica del brutto’, ossimoro da cui, alla fine, la bellezza prorompe – ha detto il pittore bagherese Alessandro Bazan – Ormai le lamiere della Sicilcalce (dove tra l’altro hanno cominciato a spuntare incredibilmente pale di fichi d’india a 15 metri d’altezza, ndr) fanno parte del nostro ‘visus’ e forse eliminarle significherebbe togliere un pezzo di identità,  anche a quella attuale di Villa Cattolica”.

il pittore Alessandro Bazan - Be Sicily Mag
Il pittore Alessandro Bazan

Del resto Bagheria tramanda opposti da secoli. Quando Goethe, nel suo viaggio in Sicilia, si fece portare in visita a Villa Palagonia, trasalì scandalizzato alla vista di quelle statue mostruose. Ma la loro estetica, letteralmente, lo ipnotizzò.

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