La spiaggia di Mondello, a Palermo, in questi giorni ha fatto da scenario all’emozionante schiusa delle uova delle tartarughe Caretta Caretta. I siti di nidificazione nell’area erano due e dopo più di due mesi di attesa, il primo ha dato vita alla nascita dei piccoli esemplari di questa specie. Ora si aspetta per il secondo nido, a circa 200 metri di distanza dal primo, ma anche per il sito di Cefalù, nei pressi del vecchio molo e per quello di Torre Pozzillo. A parlare a BE Sicily Mag del fenomeno, che desta grande curiosità alla popolazione ma anche ampia attenzione da parte degli esperti, è stato Francesco Paolo Palazzo, referente WWF per la Sicilia Nord Occidentale.
Tartarughe Caretta Caretta a Mondello: il racconto di Francesco Paolo Palazzo del WWF
“La schiusa dei nidi di tartarughe Caretta Caretta si è verificata dopo 69 giorni. Un periodo medio alto, considerando che di solito avviene dopo circa 40 giorni. Siamo stati piacevolmente sorpresi dal fatto che sia avvenuta a Mondello, una zona che non è mai stata ricca di nidi”, ha raccontato Francesco Paolo Palazzo. Il primo vero e proprio nido segnalato nonché l’unico prima di quelli trovati quest’estate risaliva infatti al 2013. “È successo intorno alle 18.40. Un orario che ha agevolato il processo, perché non c’erano tante luci, non c’erano predatori come gabbiani o altri animali e, soprattutto, non c’era una grande calca di persone. Chi era presente però, ha contribuito in tutti i modi possibili a darci una mano. Ne siamo veramente felici”.
La schiusa delle uova Caretta Caretta rappresenta infatti un momento delicato, reso possibile in sicurezza grazie al costante impegno dei volontari: “Il WWF ha dato vita al Progetto tartarughe ormai più di quindici anni fa. Si basa sul monitoraggio delle spiagge nei periodi di nidificazione, da maggio ad agosto, e su una forte campagna di sensibilizzazione”. Tramite una fitta presenza sul territorio, si punta infatti a educare le persone alla salvaguardia del mare e delle sue specie. “Ci rivolgiamo anche ai pescatori, perché oltre alla plastica gettata in mare dai bagnanti, che è una delle maggiori cause di morte per le tartarughine, anche le reti abbandonate o le lenze ingerite accidentalmente rappresentano un grande problema”.
Le raccomandazioni alla popolazione
Oggi, si è creata una vera e propria rete, che lega volontari e abitanti. Essa consente non solo un numero maggiore di ritrovamenti e segnalazioni dei nidi, ma anche un’azione tempestiva al momento della schiusa. “È fondamentale rivolgersi ai numeri verdi indicati, del WWF o anche della Capitaneria di Porto, quando ci si trova di fronte a un nido o a una schiusa non ancora segnalati”, ha spiegato Francesco Paolo Palazzo.
Poi spetterà agli esperti la messa in sicurezza del sito. “Dopo 45 giorni circa dalla nidificazione creiamo un corridoio, utilizzando una rete scura. È una sorta di sentiero che avvia le tartarughe Caretta Caretta verso il mare e che protegge la loro vista, ancora non del tutto sviluppata, dalle luci artificiali”. Un passaggio necessario per evitare che i piccoli esemplari si imbattano in pericoli, magari seguendo un tragitto sbagliato e recandosi in strada, come è successo ad alcuni sfortunati esemplari, a Balestrate o Isola delle Femmine, negli anni passati.

Esiste ad ogni modo un vero e proprio vademecum diffuso dal WWF, con regole precise da attuare per non sbagliare. “Consigliamo di leggerlo per non trovarsi impreparati. Ad esempio, succede che il primo istinto, alla visione della schiusa o al ritrovamento di tartarughe già grandi, sia quello di portarle con le proprie mani a mare. Non è assolutamente giusto. Non si deve mai toccare un esemplare. Inoltre, non si devono sottoporre a flash e altre luci artificiali. È fondamentale contattare chi di competenza”, ha concluso.




















