Le vacanze sono a rischio, almeno per coloro che non rinunciano ai lidi. È stato infatti indetto uno sciopero dei balneari per tre giorni ad agosto. Gi ombrelloni resteranno chiusi venerdì 9 per due ore, lunedì 19 per quattro ore e giovedì 29 per sei o otto ore. Il settore è infatti sul piede di guerra e la protesta si configura come un grido di allarme contro la mancata risposta del Governo sul problema delle concessioni balneari.
I motivi dello sciopero dei balneari
Il motivo all’origine dello sciopero dei balneari è l’applicazione della direttiva europea Bolkestein, che impone la messa a gara delle concessioni. Attualmente, senza linee guida chiare da parte del Governo, c’è il rischio che i 30 accordi ancora in vigore possano saltare senza alcun indennizzo. Le nuove aste dovrebbero aprirsi a gennaio 2025, coinvolgendo tutti gli operatori europei. La normativa italiana, recepita dalla legge sulla concorrenza dell’esecutivo Draghi, fissa al 31 dicembre 2024 il termine per la messa a gara delle concessioni. Tuttavia, restano ancora molti dubbi applicativi, che il settore spera di vedere risolti con l’intervento del governo.
Le richieste degli operatori del settore
I balneari chiedono innanzitutto chiarezza su quali stabilimenti debbano essere soggetti alla direttiva, poiché una sentenza del Consiglio di Stato ha stabilito che la normativa si applicherà solo ai tratti di litorale con “risorse scarse”, che coprono circa il 19% del territorio costiero italiano. Gli operatori del settore richiedono un’interpretazione ufficiale dell’avvocatura dello Stato per chiarire questo punto.
Un’altra questione centrale è quella degli indennizzi. I balneari, che potrebbero perdere le concessioni mantenute per anni o decenni, chiedono forme di sostegno economico. La Corte di Giustizia europea ha recentemente stabilito che il demanio può espropriare senza indennizzo le strutture inamovibili alla scadenza del contratto, ma non ha escluso la possibilità per il governo di decretare risarcimenti legittimi.
Lo sciopero dei balneari potrebbe avere un impatto significativo sul turismo estivo, ma il settore è determinato a far sentire la propria voce. La speranza è che il Governo risponda alle richieste per evitare un ulteriore inasprimento della situazione. La questione delle concessioni balneari è d’altronde un tema caldo che richiede una risoluzione urgente. La protesta degli ombrelloni chiusi è solo l’inizio di una serie di azioni che potrebbero intensificarsi, se non verranno fornite risposte adeguate. I balneari chiedono chiarezza e indennizzi. Senza questi elementi, la mobilitazione continuerà a fare pressione su Palazzo Chigi.








