Decenni di gavetta, brani scritti per altri interpreti, dischi di grande valore artistico ma commercialmente poco esposti. È iniziata così la carriera di Amedeo Minghi, melodista italiano fra i più rappresentativi. Il resto è storia. Con quel suo sguardo sempre rivolto al futuro, quell’andare a istinto, con i desideri che porta dentro. Dopo otto anni di silenzio discografico, l’8 novembre ha pubblicato “Anima sbiadita” (La Sanbiagio Produzioni).
Un concept album presentato all’interno di una tournée teatrale che farà tappa anche in Sicilia. L’appuntamento è l’1 dicembre a Termini Imerese, in provincia di Palermo. “Quest’anno siamo scesi giù parecchie volte perché abbiamo avuto un successo enorme. Ci hanno chiamato per più date e, addirittura, in qualche occasione, è dovuto intervenire il servizio d’ordine per proteggermi dal fortissimo calore della gente. Che terra, la Sicilia!” racconta Amedeo Minghi a Be Sicily Mag.
La musica di Amedeo Minghi
Artista visionario e romantico, Amedeo Minghi continua a regalare live di grande fascino, con colonne sonore e canzoni entrate nell’immaginario collettivo. Del nuovo lavoro, “Anima sbiadita”, fanno parte undici inediti in cui il cantautore romano si mette a nudo e racconta la nostra realtà. “Non siamo messi benissimo. È un momento difficile nel quale dobbiamo affrontare gravi problemi, ci si deve interrogare su grandi tematiche. Viviamo in un mondo in continua discussione, in pieno stravolgimento. Siamo un’umanità impazzita, bisognosa di cure”.
Un universo di solitudini incrociate, di atti mancati e destini ineluttabili. E poi l’amore sincero. Anche oggi il cantautore prova a infrangere le maschere e a dire come stanno davvero le cose. “Quest’anima è sbiadita anche per questo: non ci sono più confini netti, è tutto opinabile generando una confusione latente in ognuno di noi. Certo, l’amore dovrebbe salvarci. Ma anche i sentimenti stanno ricevendo dei contraccolpi molto forti”.
È il lavoro della maturità, in un percorso lungo quasi sessant’anni che riserva ancora delle sorprese dietro l’angolo. “Ho raccontato ciò che sono, ciò che viviamo. Ci sono volutamente richiami e citazioni che hanno a che fare con la mia storia musicale, ma credo che questo lavoro rappresenti qualcosa di nuovo”. Un’ammissione di responsabilità umana, che commuove e dà modo di riflettere sull’esistenza stessa. “L’anima è in cammino, la strada ancora incerta. Forse se ne scorge in lontananza un tratto non ancora definito, le sembianze. Ma questo è il mistero della vita”.

Amedeo Minghi tra speranza e rimpianti
Da un lato l’incertezza della meta e dall’altro raggiungimento di una disillusa consapevolezza. A cosa crede Amedeo Minghi? “È presente un forte disincanto. Proveniamo da anni nei quali si pensava di essere diventati bravi, adulti, potenti. E poi ci ritroviamo con sessanta-settanta conflitti nel mondo. Da un lato pretendiamo che il pensiero corrente sia uguale per tutti, dall’altro l’omologazione ci ha completamente appiattiti”. Nel pianoforte del suo tempo, più tasti neri o tasti bianchi? Più rimpianti o speranze? “Appartengo a quella generazione dei sessantottini che voleva cambiare tutto, ma non c’è riuscita. Ma la vita è fatta di questo, di alti e di bassi. Se non avesse quelle coloriture, non varrebbe la pena viverla”.
La speranza, comunque, dovrebbe sempre aiutare. È proprio grazie a quella Dea se riusciamo ad andare avanti. “La speranza di migliorare, di continuare a fare ciò che ci piace, di mantenere sempre un rapporto positivo con il pubblico. Dovremmo scommettere su quello. Nei ricordi della mia infanzia c’è la porta di casa sempre aperta, la chiave nella toppa e la gente che lavora con le saracinesche alzate, in un clima di fiducia e collaborazione. Ho vivida l’immagine di Berlinguer che muore e Almirante che lo va ad omaggiare. E nessuno che ci trovò nulla da dire. Oggi, invece, abbiamo vergogna dei nostri sentimenti. L’augurio che faccio è recuperare il cuore”.
I tuoi occhi spalancati sul futuro, recita un verso di 1950. Anche oggi lo sguardo di Amedeo Minghi ha la stessa forza? “Guardo sempre avanti. Con meno forza, forse, ma con uguale speranza. Il passato è passato e tale resta. Se così non fosse, non avrei 58 anni di carriera, non continuerei a lavorare a nuovi progetti, né avrei pubblicato più di 30 album e quest’ultimo in particolare”, ha concluso.









