Abiti e accessori femminili di colori e stili variegati nell’atrio del Tribunale Penale in via Ferdinando Ugo Di Blasi a Termini Imerese, in provincia di Palermo. Il titolo dell’esposizione è “Com’eri vestita?”. Un’iniziativa del COA e del CPO del Foro termitano, che nasce per stimolare riflessioni e smantellare pregiudizi, attraverso i racconti delle storie di abusi posti accanto ai vestiti in esposizione. Capi di abbigliamento che rappresentano, in maniera fedele, gli indumenti indossati dalla vittima quando ha subito violenza.
“Com’eri vestita?”: l’iniziativa del COA e del CPO del Foro termitano
“Com’eri vestita?” è la mostra inaugurata lo scorso 25 novembre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, alla presenza degli avvocati Giuseppe Muffoletto e Debora Sansone, rispettivamente presidente dell’Ordine degli Avvocati di Termini Imerese e del Comitato Pari Opportunità, del presidente del Tribunale, dottore Antonio Napoli, del procuratore della Repubblica dottor Ambrogio Cartosio, dell’avvocata Elisa Demma, presidente nazionale del Movimento Forense, della prima cittadina dottoressa Maria Terranova, delle autorità militari locali, della magistratura e dell’avvocatura, oltre al personale amministrativo del Foro termitano e di esponenti della società civile. Particolarmente significativa la visita degli alunni della scuola media “Paolo Balsamo” accompagnati dai docenti.
Visitabile fino al prossimo 31 gennaio, l’installazione è stata fortemente voluta dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Termini Imerese e dal Comitato per le Pari Opportunità dello stesso Ordine: l’obiettivo è contrastare gli odiosi stereotipi di genere, duri a morire, che inducono a ritenere che la donna indossi abiti succinti quando subisce molestie e prevaricazioni sessuali.
La mostra, approdata in Italia grazie all’impegno dell’associazione “Libere Sinergie”, che ne propone un adattamento al contesto socio-culturale nazionale, si è già tenuta in diverse città quali Bologna, Milano e Firenze. Un percorso itinerante iniziato nel 2018 e insignito del patrocinio del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Camera dei Deputati. Il progetto originario, dal titolo “What were you wearing?” nasce negli Stati Uniti, precisamente nel Kansas, a cura della direttrice del Centro per la prevenzione e formazione sessuale Jen Brockman e nell’Arkansas, con Mary A. Wyandt-Hiebert, responsabile di tutte le iniziative di programmazione presso il Centro di educazione contro gli stupri dell’Università dello Stato americano.
“Com’eri vestita?” è infatti la domanda ricorrente posta alle vittime di stupro dai giornalisti e nelle aule di giustizia, ma anche nell’ambito di ordinarie conversazioni che raccontano implicazioni sessiste fondate sulla presunta connessione tra la violenza subita e i capi di vestiario indossati dalla vittima. Un gioco al massacro che sposta la responsabilità, se non addirittura la colpa, su chi subisce l’abuso, ignorando invece l’autore.

Gli avvocati di Termini Imerese in sostegno delle donne vittime di violenza
“Riteniamo fondamentale – ha commentato il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Termini Imerese Giuseppe Muffoletto a Be Sicily Mag – superare il senso di assuefazione sempre più diffuso nella società laddove, invece, deve prevalere la volontà di eliminare il fenomeno della violenza contro le donne. Occorre inoltre coinvolgere tutti gli schieramenti politici richiamando la loro attenzione, affinché trasversalmente ci si impegni e si intervenga con maggiore vigore lavorando sulla prevenzione. L’iniziativa, proposta dal Comitato Pari Opportunità del Foro di Termini Imerese è stata pienamente accolta e condivisa dall’Ordine degli Avvocati: vogliamo rendere sempre più intensa la luce dei riflettori su una tematica di drammatica attualità quale la violenza contro le donne”.
Destinatari del messaggio sono soprattutto i giovani e gli studenti. “Riteniamo molto importante – ha spiegato l’avvocata Debora Sansone, presidente del CPO – sensibilizzare gli studenti sulle tematiche della prevenzione della violenza sulle donne e sulle disparità di genere: ecco perché la mostra rimarrà fruibile fino all’ultimo giorno di gennaio. Il fenomeno della violenza sulle donne si inserisce nel più complesso quadro della disparità di genere e delle pari opportunità tra sessi. Bisogna decostruire gli stereotipi che mantengono la ruolizzazione di genere, dando alle donne la possibilità di compiere delle scelte legate sia alla vita professionale senza che, per questo, diventino oggetto di discriminazione. A tal riguardo diventa imprescindibile superare il gender pay gap attraverso politiche attive del lavoro atte ad assicurare un welfare che consenta alle donne di coniugare lavoro e famiglia, evitando di subire episodi di violenza economica da parte del partner”.
“Com’eri vestita?” è un’installazione “disturbante”: chi osserva, viene posto in relazione diretta e al tempo stesso emozionale con gli oggetti in mostra. Come raccontano gli organizzatori, sono tante le donne vittime di abusi che hanno visitato l’esposizione, riconoscendo frammenti del proprio vissuto e acquisendo maggiore consapevolezza della loro estraneità rispetto alle azioni subite. Ed è proprio questa l’essenza del progetto: mostrare e differenziare nettamente chi causa il danno e chi lo subisce.






















