Come si può definire il senso per il mare di un avventuriero contemporaneo che lo solca a bordo di un oggetto galleggiante dalle proporzioni microscopiche rispetto alla sua immensità liquida? Farlo con un’imbarcazione grande evocherebbe già l’immagine di un fragile guscio di noce che, supportato dal principio di Archimede, avanza coraggiosamente verso un approdo. Figurarsi a bordo di un gommone, per quanto meticolosamente preparato. È la storia del capitano Sergio Davì, che pilota di battelli di gomma a chiglia rigida, incarnando un prototipo di homo technologicus che cavalca veloce sulle onde a una media di almeno 20 miglia orarie affidandosi nel contempo a un’esperienza consolidata in decenni di traversate, alla tenuta di un filante scafo inaffondabile circondato da imponenti tubolari e, soprattutto, all’efficienza di due fuoribordo che bruciano, ciascuno, decine di litri di benzina all’ora con condizioni marine di relativa quiete.
Il “gommonauta” si prepara a percorrere tappe di centinaia di miglia per coprire distanze complessive capaci di evocare le imprese di Cristoforo Colombo, di Ferdinando Magellano o del capitano James Cook. Tragitti che, immaginiamo, sarebbero capaci di far trasecolare anche lor signori. Perché, appunto, quegli storici assi della navigazione governavano navicelle a vela, il vento come motore. Ma come gestire questo genere di navigazione quando il mare è molto mosso e quando l’ipotesi di incontrare pericolosi fronti di maltempo rappresenta uno spauracchio tutt’altro che fantasioso? A tutte queste domande, Sergio Davì, di risposte ne avrebbe molte; ma, al momento, ne esterna solo una minima parte. Perché la Japan Sea Expedition, l’impresa che sta studiando in questi mesi, si presenta come ancora più sbalorditiva delle precedenti: soprattutto al confronto con l’ultima portata a termine, quella del 2023 da Palermo a Los Angeles.
Sergio Davì presenta il suo nuovo gommone
In questi giorni, il lavoro di Sergio Davì, per la valutazione delle rotte e quello relativo ai contatti con le ambasciate dei paesi che dovrà toccare, avanza a ritmo serrato verso la più inaudita delle missioni a bordo di gommoni d’ultima generazione. Si parte da Palermo, destinazione Tokyo. Il periodo indicativo per l’accensione dei motori per navigare verso la capitale giapponese, attualmente la più popolosa città del mondo, sarà tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2026. Ci vorranno 150 giorni, almeno, per coprire 11.000 miglia. Una distanza da dividere in almeno 12 tappe, alcune da definire, a bordo di un mezzo un po’ più piccolo di quello utilizzato sulla rotta verso la California: “Si tratterà di uno Stinger 32 fabbricato dalla salentina Italboats, lungo 10 metri e largo, da gonfio, poco meno di 4 metri”, spiega.
A spingerlo due propulsori marini della Suzuki da 300 cavalli ciascuno: “Sono motori molto versatili, capaci di bruciare benzina con un più basso contenuto di ottani, tra gli 85 e gli 88: quello che caratterizza i carburanti raffinati soprattutto in diversi tra i territori sui quali sbarcherò per riposare e fare rifornimento: da quelli della Penisola Arabica al sub continente indiano e il sud-est asiatico”. Con queste dimensioni e una configurazione più leggera, ossia senza cabina (solo un T-Top con copertura impermeabile a protezione della consolle e del conducente), il gommone pilotato da Sergio Davì, attualmente in fase di costruzione, avrà consumi di benzina ben più contenuti. “Si tratta di un’imbarcazione che si caratterizza per la carena, praticamente la stessa di altri gommoni di questo genere progettati da Italboats per un uso familiare, ma anche per i suoi interni: una plancia molto spaziosa, dove verranno sistemate due sistemi di controllo computerizzati e, dietro, due comode poltrone-divano e una ampia dinette”.
Le tappe della Japan Sea Expedition
Approdi certi, come si legge dalla mappa della Italy-Japan Rib Adventure (Rib è acronimo di Rigid-hulled Inflatable Boat, gommone a chiglia rigida appunto) saranno, nel Mediterraneo, la Grecia e il Canale di Suez; una volta entrato nel Mar Rosso, immancabile sarà la sosta in uno dei marina sulla punta estrema del Sinai, prima dell’ingresso nel Mar Arabico con una lunga tappa verso l’Oman, navigando davanti alla costiera saudita. Zona, questa, attualmente molto problematica sotto il profilo geopolitico a causa della presenza di pirati somali e di Houthi, i combattenti sciiti di origine yemenita i cui attacchi a grandi navi porta-container in transito da e verso il Mar Rosso si sono moltiplicati in relazione al conflitto israelo-palestinese.
Da Mascatè, capitale dell’Oman, è previsto un grande ‘salto’: 1.100 miglia di navigazione fino a Vasco da Gama, porto turistico dell’India situato a breve distanza dalle lunghe spiagge di Goa. “Proseguirò successivamente per il sud dello Sri Lanka, dove conto di fermarmi nella capitale Colombo per poi puntare, con un’altra tappa molto lunga, verso la penisola malese, con soste sul litorale di Kuala Lumpur, nel porto di Malacca e quasi certamente a Singapore”.
La rotta di Sergio Davì salirà poi verso nord, destinazione Vietnam: “Nel programma di massima attraverserò l’idilliaca baia di Halong, uno tra i set cinematografici naturali più celebri al mondo (si pensi a diverse scene di ‘007 Il domani non muore mai’ e agli scenari fantastici Avatar, ndr) e da laggiù fino a quella cinese di Hong Kong. Ancora tutta da definire comunque è la rotta d’avvicinamento alle acque territoriali del paese del Sol Levante, che dovrà includere tappe in alcune delle tantissime isole dell’arcipelago giapponese, prima dell’ingresso finale nel porto di Tokyo”.

Un viaggio che si annuncia tanto appassionante quanto sfibrante. Agli indubbi rischi legati agli incontri in mare con predoni più o meno politicizzati, si sommano, e sono anzi più preoccupanti, quelli connessi alle condizioni meteo- marine, estremamente variabili nella zona settentrionale dell’Oceano Indiano: “Il vero incubo, da valutare con estrema attenzione e quindi evitare, sono le alternanze di tifoni monsonici che in quei quadranti si verificano con intensità variabili ma sempre problematiche”, specifica.
Come le altre spedizioni di Sergio Davì, anche questa avrà finalità anche scientifiche. “Basate – ha spiegato – sulla raccolta di campioni d’acqua marina per una loro successiva analisi, nonché sulla registrazione di avvistamenti di cetacei e di tartarughe marine”.
I prossimi passi di Sergio Davì
Nei prossimi mesi si scoprirà molto di più su materiali, assetti e tappe di questa nuova incredibile missione, che, intanto, insieme al gommone con cui Sergio Davì si avventurerà, è già stata presentata all’ultima edizione del Boot, la fiera nautica di Dusseldorf e sarà ulteriormente illustrata a Nauta 2025, l’annuale esposizione nautica di Misterbianco, in programma dall’1 al 9 marzo.
Momento decisivo per il rodaggio del nuovo battello sarà, ad agosto, la spedizione per il censimento e la documentazione dei Fari d’Italia: dopo quella alla scoperta dei fari del Tirreno, lo scorso anno, stavolta toccherà a quelli del Mar Ionio e dell’Adriatico, su fino a Trieste.




















