Lo scorso venerdì 14 marzo 2025 La Finestra Gialla Art Gallery di via Centonze 142, a Messina, ha ospitato il vernissage di 1702 – C’era una volta il calcio. L’esposizione, visitabile fino al 30 aprile dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 e sabato e domenica su appuntamento, racconta diversi aspetti del popolarissimo sport: dal gioco allo spettacolo, dalla passione al mito, fino all’idolatria. A introdurre la mostra sono stati Luigi Mondello, capo del team organizzatore, e l’assessore alla Cultura del Comune di Messina, Enzo Caruso, che ha lodato l’iniziativa e portato i saluti del sindaco Federico Basile.
All’evento segue inoltre, a distanza di pochi giorni, la presentazione ufficiale del progetto e dello speciale Cata-libro della mostra. Non un semplice catalogo che si limita a illustrare tema e opere, ma, come raccontato da Luigi Mondello, “un libro in cui autori, giornalisti e studiosi hanno approfondito i vari aspetti del calcio, che non hanno a che vedere con la tecnica ma con la cultura. Il calcio diventa quindi letteratura, musica, pittura, moda e design.”

1702: tra provocazione e storia. La storia del calcio si è fatta a Messina
La mostra 1702 – C’era una volta il calcio prende spunto da un documento storico che collegherebbe la storia del calcio proprio alla città peloritana. Il nome fa infatti riferimento ad un evento raccontato dall’abate Giuseppe Cuneo in uno dei suoi quattro manoscritti che ripercorrono la storia della città a partire dal 1695. Il 1702 fu, secondo quanto da lui riportato, l’anno in cui Luigi Alessandro di Borbone e alcuni nobili messinesi giocarono quella che potrebbe essere descritta come una prima forma di partita di calcio. “È una provocazione ma è anche una ricostruzione storica”, ha spiegato Luigi Mondello.
La partita venne disputata a San Raineri, nell’incomparabile scenario della zona falcata. Qui sembra che il campo utilizzato avesse già le caratteristiche oggi proprie di un campo da calcio. “Giocarono con la palla a terra e senza utilizzare la mani”, racconta ancora Luigi Mondello. “Si presume che sia stata la prima partita in assoluto giocata solo con i piedi e in un campo che aveva una proporzione quasi identica a quella di un campo da calcio. Possiamo dire che a Messina è stato consacrato il primo campo di calcio del mondo, Da qui l’idea di dare il calcio in mano ai nostri artisti messinesi”.
“C’era una volta il calcio”: dal campo alla tela
I 13 artisti coinvolti in 1702 – C’era una volta il calcio hanno realizzato una tela di 1×3 metri sul tema, accompagnata da una seconda opera a partire da un pallone. Tra gli artisti in esposizione Giovanni Fiammingo, Andrea Sposari, Togo, Ilaria Delfino, Antonino Gambadoro, Riccardo Orlando, Piero Serboli, Antonello Bonanno Conti, Mantilla, Gregorio Cesareo, Pippo Galipò, Nino Rigano, Giuseppe Raffaele e Michele D’Avenia. “Attraverso i loro sguardi il calcio viene visto da diverse prospettive, fino a diventare anche qualcosa di religioso”, ha spiegato Luigi Mondello.
Le opere spaziano da quelle più realistiche e dettagliate a quelle simboliche. Così, ad esempio, per Giovanni Fiammingo il calcio-spettacolo diventa una vera e propria opera teatrale, con tanto di palco e sipario. Pippo Galipò ne evidenzia invece gli aspetti più esasperati, come il momento in cui la passione sfocia in idolatria e il calcio ed i suoi protagonisti vengono visti come divinità. Ilaria Delfino, invece, strappa via l’appariscente verde dei grandi stadi per trovare sotto l’immagine familiare del biliardino, simbolo di autenticità e gioco.





















