Oggetti architettonici vistosi, dalla singolare conformazione e dai tratti cromatici vivaci: le cuspidi maiolicate identificano una tipologia architettonica e costruttiva che riveste un ruolo iconico e storico, documentario e identitario, ancora da definire compiutamente. Alla presenza diffusa di questi manufatti in Sicilia hanno dedicato uno studio due professori universitari, Giovanni Fatta e Calogero Vinci. Le loro ricerche, compiute nell’arco di vent’anni, hanno evidenziato una specificità del patrimonio artistico dell’Isola per troppo tempo trascurata. L’esito è il volume “Cuspidi maiolicate nel paesaggio siciliano” edito da Caracol e realizzato grazie al sostegno della Fondazione Sicana e di Sicilbanca, che hanno sposato il progetto con l’obiettivo di contribuire alla promozione del patrimonio culturale regionale.
“Cuspidi maiolicate nel paesaggio siciliano”, il libro
Con le sue 227 pagine, arricchite dalla presentazioni di Marco Rosario Nobile e Maria Reginella, il libro “Cuspidi maiolicate nel paesaggio siciliano” di Giovanni Fatta e Calogero Vinci conduce i lettori in un affascinante percorso cromatico e visivo, tra campanili e architetture, rivelando il tesoro artistico rappresentato dalle cuspidi maiolicate, affascinante emblema della tradizione siciliana espressa attraverso la maestria artigianale. Questi oggetti architettonici rappresentano una peculiarità dell’Isola, in considerazione della loro quasi totale assenza oltre i confini. Realizzate tra il Cinquecento e il Novecento, sono un esempio del perfetto equilibrio esistente in passato tra domanda e offerta locale di manufatti.
La pubblicazione è stata presentata a Palermo, negli spazi di Villa Malfitano, alla presenza dei due autori e dell’editore Monica Craparo. I lavori, apertisi con i saluti della direttrice della Fondazione Whitaker Maria Enza Carollo, hanno visto i contributi dell’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Francesco Scarpinato e di Agostino Porretto, presidente dell’Osservatorio della Politica Turistica Mediterranea. Le conclusioni sono state affidate a Giuseppe Di Forti, presidente della Fondazione Sicana e di Sicilbanca.
Le ricerche di Fatta e Vinci
Dall’indagine storica, tecnica e culturale degli autori di “Cuspidi maiolicate nel paesaggio siciliano”, è emerso che la singolare pratica di rivestimento utilizzata per le terminazioni dei campanili siciliani sia stata avviata tra il XV e il XVI secolo, quando sorsero in alcune città le officine per la produzione di maiolica. “La ricerca – ha spiegato nel corso della presentazione Calogero Vinci, professore associato in Architettura tecnica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo – ha preso il via grazie a un’intuizione di Giovanni Fatta, incuriosito dalle cuspidi disseminate nell’area madonita”. Gli esempi più significativi si trovano in particolare a San Mauro Castelverde, Petralia Soprana, Isnello, Geraci Siculo, Gangi e Collesano.
“Il nostro – ha proseguito – è stato un giro lungo venti anni che ci ha condotto alla scoperta di elementi che, sotto il profilo storico e architettonico, sono sconosciuti anche agli stessi abitanti delle aree in cui si registra la presenza delle cuspidi maiolicate”. Il volume a doppia firma è infatti anche un taccuino di viaggio con percorsi e itinerari, che include il censimento dei siti e l’analisi degli aspetti artistici, attraverso un accurato lavoro di catalogazione. I destinatari sono però le persone comuni. “È anche un invito rivolto ai residenti, affinché possano segnalare la presenza delle cuspidi maiolicate, consentendo così di completare l’elenco il maniera esaustiva”.
“Un supporto fondamentale nelle ricerche – ha spiegato Giovanni Fatta, già professore ordinario di Architettura Tecnica presso l’Università di Palermo – è stato fornito dagli studiosi locali con i loro dettagli d’archivio e i sacerdoti che spesso, pur non avendo specifiche competenze, sono i custodi del patrimonio monumentale loro affidato”.

Dove vedere le cuspidi maiolicate
La catalogazione delle cuspidi maiolicate è un’operazione complessa, che coinvolge soprattutto i piccoli centri: tali manufatti non sono presenti nelle città, a eccezione di Enna e Ragusa. Come ha evidenziato l’assessore regionale Francesco Scarpinato, si tratta di elementi fortemente identitari che restituiscono all’osservatore una Sicilia inedita e ricca di storia. Un motivo di orgoglio per l’Isola, ma anche, come ha suggerito Agostino Porretto, un’occasione per dare vita a un’offerta turistica nuova, con itinerari dedicati.
Da Acireale, Adrano, Caltagirone, Mascalucia, Pedara, Palagonia, Tremestieri e Vizzini nel catanese, fino a Vittoria, Comiso, Chiaramonte Gulfi e Acate nel ragusano, passando per la provincia di Agrigento dove esemplari di cuspidi maiolicate esistono a Casteltermini, Burgio, Cattolica Eraclea, Lucca Sicula, Ribera, Villafranca Sicula e Sciacca, è tutto un trionfo di straordinaria abilità artigianale. E ancora, nel territorio palermitano, dove, oltre alle Madonie, ci sono testimonianze della tecnica ad Alia, Bisacquino, Cefalà Diana, Chiusa Sclafani, Ciminna, Contessa Entellina, Corleone, Giuliana, Mezzojuso, Montemaggiore Belsito, Prizzi e Vicari e nel messinese, tra Ucria, Tusa, Tortorici, Santo Stefano di Camastra, San Piero Patti, Naso, Mirto, Ficarra, Castell’Umberto e Borgo Salvatore Giuliano. Tra l’ennese e il nisseno, nell’entroterra, vi è una grandissima concentrazione dei preziosi manufatti, presenti ad Agira, Aidone, Barrafranca, Borgo Cascino, Cerami, Gagliano Castelferrato, Leonforte, Piazza Armerina, Regalbuto, Troina, Valguarnera Caropepe, Butera, Delia, Mazzarino e Santa Caterina Villermosa.
“L’auspicio – ha concluso Giuseppe Di Forti, presidente della Fondazione Sicana e di Sicilbanca – è che la pubblicazione edita da Caracol stimoli una nuova sensibilità alla bellezza, attivando nuovi percorsi di scoperta e valorizzazione dello straordinario patrimonio d’arte di cui la Sicilia dispone”.


















