Alessandro De Bartolomeo
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Formatosi a Palermo, è laureato in Scienze politiche con master in Sistemi di gestione qualità. Consulente d'impresa, si occupa di ambiente e servizi alle imprese. Sport, arte, film e fotografia le sue piccole passioni.

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“Textere”, l’artista Silvia Scaringella racconta l’opera che incanta al Parco archeologico di Segesta

Tre sono le opere di Silvia Scaringella esposte da alcuni mesi nell’area archeologica di Segesta, ma "Textere", che ha trasformato il Tempio dorico in un telaio, è indubbiamente quella che desta maggiore attenzione

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Il Parco Archeologico di Segesta, scrigno di inestimabile valore storico ed architettonico, sta ospitando la mostra, visibile fino alla fine di giugno, di Silvia Scaringella dal titolo “Textere: come fili nell’insieme”, un progetto curato dal direttore del parco Luigi Biondo ed organizzato da Mondo Mostre con la collaborazione di Riso, Museo d’arte moderna e contemporanea di Palermo. L’artista ha parlato della creativa iniziativa a BE Sicily Mag.

Le opere esposte nell’area archeologica di Segesta

Tre sono le opere esposte da alcuni mesi nell’area archeologica di Segesta. Nell’Antiquarium è stata posizionata “Pondus”, una sorta di telaio verticale con 2500 piccoli pesi di terracotta plasmati dai bambini e che formano un’unica onda sonora entrando in dialogo con gli antichi reperti degli Elimi posti nelle vicine bacheche. La sezione di reperti è stata curata dalle archeologhe Hedvig Evegren e Monica de Cesare. L’esposizione è un viaggio iniziato nelle scuole della città di Calatafimi Segesta, Trapani, Palermo, Favignana, Catania, Roma e Dakar. Connettendo e cucendo territori, piccoli e adulti hanno messo insieme parole, creando una composizione collettiva che, dando voce all’individuale, mostra un unicum continuo.

La seconda installazione invece si trova all’aperto. Il titolo è “Idrissa: sotto lo stesso cielo”. Essa è formata da sei stele di marmo lavorate a piombo che riproducono i licci, che sono delle parti di un telaio utili alla creazione di una tessitura, con corde color cielo tese tra le rovine della chiesa medievale ed il sito della moschea vicino al Teatro Antico. Posizionati di fronte a queste due strutture, le steli marmoree richiamano un unico telaio orizzontale da cui si dipanano corde come fili di colore indaco. I fili colorati percorrono il paesaggio e si incontrano a formare un portale, collegando simbolicamente i due luoghi. Un simbolo di coesione e convivenza possibile, allora come oggi, sotto lo stesso cielo di Segesta.

Parco Archeologico Segesta visuale dall'alto
La visuale dall’alto del Parco Archeologico di Segesta

Terza ed ultima installazione è appunto “Textere”, anche questa all’aperto, realizzata con la comunità di Calatafimi Segesta: il Tempio dorico si è trasformato in un telaio, con ben 1.222 metri di tessuto cuciti insieme ed oltre 3.000 tessere ricavate da abiti che hanno già avuto una vita e altrettanti indumenti raccolti, tagliati e cuciti in un tutto, realizzato grazie al contributo del centro del riuso Renè Fa.ma.p., progetto all’avanguardia nato nel 2023 dalla collaborazione transfrontaliera tra Italia e Tunisia. L’obiettivo principale della cooperativa, composta da Maria Pascale, Luigi Senia e Caterina Bruccoleri, è quello di ridurre il consumo e lo spreco di tessili, promuovendo il riuso e la rigenerazione dei capi donati dalla popolazione locale e non solo. Le colonne del tempio rivolte verso la città di Calatafimi diventano così idealmente l’ordito che, come un telaio, accoglie le trame, dando forma a una decorazione a greca ricorrente nei vasi del V secolo a.C., epoca in cui fu edificato il tempio.

L’artista di Textere al Parco Archeologico di Segesta: Silvia Scaringella

Silvia Scaringella, l’artista di “Textere“, è nata a Roma nel 1986, si è diplomata in scultura all’Accademia Belle arti di Carrara e si è formata in numerosi atelier tecnici e artistici, tra cui quello di Renato Mambor. Nel 2014 si è trasferita e ha studiato presso l’Iwate University, in Giappone, esperienza che ha influenzato il suo linguaggio e pensiero. Oggi vive tra la sua città d’origine e Carrara, dove ha il suo studio. Numerose le sue esposizioni in Italia ed all’estero. ive tra Roma e Carrara, dove ha il suo studio.

In un periodo storico segnato più dalla parola “dividere” che “unire”, il messaggio lanciato da “Textere” alle nuove generazioni potrebbe apparire anacronistico. Compito dell’arte e dell’artista è andare “oltre” i preconcetti sociali. In relazione agli spunti che hanno dato vita all’idea artistica dietro l’esposizione, l’artista ha spiegato: “La parola sacrificare viene dal latino, composta da sacrum ‘rito sacro’ e facium ‘da fare’: ecco, questa urgenza di un sacrificium – fare rito sacro mi ha guidato per concepire Textere. Il bisogno di dividere è consumistico, individualistico. Unire è manifestarsi come una piccola parte di un complesso meccanismo, è saper sacrificare il proprio ego per dar spazio alle alterità. In un mondo in cui la globalizzazione e digitalizzazione mettono a confronto le culture rompendo lo spazio-tempo dato dalle distanze, dobbiamo accettare le diversità, utopia di cui l’artista dovrebbe essere portavoce. Pensate alla natura: quanto è noioso un prato di sole margherite?”.

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Silvia Scaringella, Textere
Silvia Scaringella, artista di Textere

L’artista si è soffermata inoltre sull’importanza del territorio e sull’influenza della location nel processo di elaborazione scenica e di sviluppo dell’opera: “Il tempio è un’apparizione nel silenzio, traduce il bisogno archetipico di connessione con il sacro, e un incendio in passato lo ha minacciato. Da qui parte tutto il lavoro. Il tempio diventa il telaio universale che contiene la multiformità del creato, simboleggiata dal lungo patchwork di stoffe cucite, che abbraccia e protegge le colonne. Il tempio è spazio di meditazione sul noi, sul tutto che si riunisce al suo interno. Mi è sembrato urgente ricordare e rendere presente questo concetto di sacralità anche coinvolgendo la comunità di Calatafimi, tentando anche un’azione maieutica”.

L’intreccio dei tessuti è visto come metafora delle intrecciarsi di relazioni umane che su questi territori carichi di storia si sono succedute nel corso dei secoli. “Textere” è un ponte per parlare in un luogo del passato, che guarda al presente e che spera nel futuro: “I vestiti usati che la legge del consumismo disprezza ed elimina – continua Silvia Scaringella – sono materiale simbolico per la realizzazione dell’installazione. Acquistano così una seconda vita nel presente, avvolgendo il tempio e trasformandosi in un messaggio di speranza e rinnovata unione per il futuro. La storia, il rito sacro, sono la nostra memoria e non possono essere dimenticati, vanno conservati per intrecciare nuove dinamiche con l’epoca presente e slanciarsi, rinnovate, nel futuro.”

Il commento del Direttore del Parco Archeologico di Segesta

Luigi Biondo, direttore del Parco Archeologico di Segesta, ha commentato le opere di Silvia Scaringella: “La straordinaria contemporaneità dei suoi interventi si alimenta nella tradizione antica dell’arte del fare. Le sue visioni sono dominate da una parte dalla razionalità unita alla fiducia nel riscatto dell’uomo, dall’altra da una fragilità intrinseca degli esseri viventi che cercano di far emergere una funzione salvifica della ragione. Tre opere, tre installazioni che portano, come gli affluenti di un fiume, tutte verso un corso principale che vuole costruire un’interazione vera, forte e partecipata con i visitatori: quella che porti a vivere in simbiosi con la carica magnetica dei luoghi. L’esperienza, della durata di un anno, è una vera palestra di lavoro in divenire, fulcro per incontri, approfondimenti, laboratori, sperimentazioni e soprattutto confronto e luogo di incontro fra le genti, il loro credo ed il loro pensiero. In pace e per la pace”.

Anche Evelina di Castro, direttrice di Riso Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea, ha commentato l’iniziativa: “Riso e Parco Archeologico di Segesta si incontrano sul piano di una visione comune del ruolo che i beni culturali devono avere nella società. Temi come la sostenibilità e la lettura della civiltà contemporanea attraverso il rapporto con l’antico improntano in parallelo e distintamente l’azione dei due istituti. Riso, in autonomia e ‘all’insaputa’ di Textere, ha avvicinato il tema della sostenibilità a partire dal filo, inteso come tecnica artistica del ricamo, veicolo universale e primordiale di comunicazione per immagini. Filo inteso anche come tessuto ready made cui guarda tanta arte contemporanea incrociando il tema della fast fashion. Sul fronte delle ‘incursioni’, come le ha definite Salvatore Settis, Riso ha intrapreso il percorso del museo diffuso, dando avvio al progetto di esporre temporaneamente presso musei e parchi archeologici, opere delle proprie collezioni cui affiancare incontri a tema e talks. Senza alcuna sorpresa che le strade della cultura arrivino a incrociarsi, ma bensì con maggiore convincimento, Riso presenzia oggi al progetto ‘Textere’ del Parco di Segesta in cui il filo ancora una volta crea, ricrea, conduce, avvolge, connette il passato al presente”.

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