La stagione della boxe, in vista delle Olimpiadi del 2026 negli USA, è entrata nel vivo, con le prime manifestazioni internazionali che hanno visto l’Italia protagonista assoluta. Lo scorso sabato 5 aprile, infatti, sono andate in scena le fasi finali della World Cup in Brasile, in cui la siciliana Lucia Elen Ayari ha conquistato l’argento con la Nazionale italiana di pugilato. Il nome dell’atleta, cresciuta nelle palestre del quartiere Librino a Catania, è ancora poco conosciuto, ma cela una importante storia di riscatto sociale.
La carriera di Lucia Elen Ayari
A soli ventidue anni, Lucia Elen Ayari è già una delle promesse più entusiasmanti del mondo della boxe italiana. È stata infatti vincitrice del bronzo ai Mondiali Youth nel 2021 e campionessa europea Under 22 nel 2023. È inoltre una componente di spicco della Nazionale italiana di pugilato, che ha rappresentato nella World Cup in Brasile del nuovo ente mondiale World Boxing, combattendo nella categoria 51 kg. In finale, ha perso per interruzione del combattimento da parte dell’arbitro contro la kazaka Urakbayeva, conquistando l’argento e contribuendo così al medagliere. In totale, la spedizione azzurra ha dato in suoi frutti con un oro, tre argenti e tre bronzi. Il prossimo obiettivo della catanese sono adesso le Olimpiadi, in programma negli Stati Uniti il prossimo anno.
La storia di Lucia Elen Ayari e il legame con Librino
Dietro ai successi e alle medaglie di Lucia Elen Ayari c’è un percorso fatto di sacrifici. La ragazza è cresciuta nel quartiere Librino di Catania con la madre e i fratelli, ma all’età di otto anni è stata affidata a una casa-famiglia a causa delle difficoltà economiche. È proprio qui che, come raccontato in passato dalla stessa atleta a L’Espresso, ha iniziato a praticare danza. In segreto, però, giocava a calcio insieme ai maschi, venendo di conseguenza rimproverata dalle suore. Lo sport è sempre stata la sua passione, tanto che quando aveva la possibilità di tornare nella zona in cui viveva da bambina, partecipava anche ad un corso di zumba al Palanitta, una palestra popolare.
È proprio un istruttore della struttura, Antonino Maccarrone, che notò per primo la propensione di Lucia per la boxe, convincendola ad iniziare ad allenarsi per la nobile arte. Aveva quattordici anni e inizialmente quello sport le sembrava troppo “da maschi”, poi lei stessa se ne innamorò. La palestra del Palanitta divenne così la sua seconda casa. In particolare il secondo piano, dove si trovava la Asd Boxing Team Catania Ring. È lì che andava dopo la scuola, a fare i compiti tra un colpo e l’altro al sacco appeso, poi veniva riaccompagnata a casa la sera.
Il legame tra Librino e Lucia Elen Ayari insomma non si è mai rotto. La sua storia è diventata d’esempio per tanti giovani del quartiere popolare catanese. Grazie alla boxe, la giovane è riuscita a trasformare l’istinto di rabbia per un’infanzia travagliata in qualcosa di positivo. Lo sport è stata dunque un punto di svolta, che le ha permesso di ritrovare se stessa. Adesso, in attesa delle Olimpiadi del prossimo anno, la pugile sogna di iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza e diventare anche avvocato.











