Dopo “Gente mia”, Gianfranco Jannuzzo ha dato alle stampe il suo secondo libro fotografico “Italia, Amore mio” (Battello Stampatore). L’artista agrigentino dalla forte personalità si divide tra teatro e fotografia. Proprio i suoi impegni artistici lo portano a girare l’Italia, accompagnato sempre dalla sua inseparabile macchina fotografica, pronto a immortalare volti, persone, monumenti. Tutto ciò che racconta una storia, attimi di vita quotidiana, suscita emozioni. Con l’obiettivo fotografico ha la capacità di filtrare la realtà e aprire nuovi mondi, svelando sentimenti profondi. A BE Sicily Mag ha raccontato il suo lavoro.
“Italia, Amore mio”, il nuovo libro fotografico di Gianfranco Jannuzzo
“Se in Gente Mia racconto un’Italia che sta diventando più multirazziale, multietnica, multiculturale, in cui spicca la nostra propensione al confronto con gli altri, questa volta il tema è molto più complesso perché è più eterogeneo. Mentre selezionavamo gli scatti per il nuovo libro, insieme al curatore Fabrizio Somma, segretario generale dell’Università Popolare di Trieste, tra migliaia di fotografie raccolte in quarant’anni, una signora croata guardandole esclamò: Italia amore mio. Gli stranieri ci rimproverano affettuosamente di non renderci conto in che meraviglia di paese viviamo, proprio per le magnifiche differenze che abbiamo, la capacità straordinaria di rapportarci l’uno con l’altro”, così Gianfranco Jannuzzo ha spiegato come è nato il titolo del libro fotografico. “Italia amore mio” è come un taccuino di viaggio, in cui l’artista ha raccolto degli appunti, in questo caso scatti realizzati in giro per il Bel Paese raccontando storie di persone incontrate, episodi vissuti, fatti accaduti. Al suo interno anche dei testi: due di Gianfranco Jannuzzo, di cui uno dedicato al suo maestro e amico Gigi Proietti, poi i contributi di Fabrizio Somma, di Francesca Martinelli e di Marisa Ulcigrai ad arricchire ancora di più l’opera.

“Uso la macchina fotografica come un diario personale, un block notes, fotografo tutto ciò che mi incuriosisce. Nella Galleria del Duomo di Milano c’è un mare di gente, è come se fosse uno spettacolo in continuo svolgimento. Basta stare fermi e ti passa intorno il mondo: c’è chi porta la busta della spesa, chi è in bicicletta, chi mangia un gelato e lo fotografa, il senso di libertà delle turiste arabe. Proprio in quei momenti bisogna essere bravi ad isolare la spontaneità di una persona o di un gruppo. In Italia amore mio racconto un’Italia libera, allegra, accogliente, ospitale e festosa, senza dimenticare le persone meno fortunate di noi, come il mio amico homeless romano Toni. In questi anni che giro l’Italia per motivi professionali mi hanno sempre affascinato le culture diverse rappresentate da un unico popolo, è un sogno realizzato. Come nello spettacolo che porto nei teatri italiani, Fata Morgana, parlo del sogno, noi italiani siamo dei sognatori, abbiamo un’intelligenza speculativa, ci piace divertirci, goderci la vita, studiare, visitare i musei, e ogni tanto ci ricordiamo delle bellezze che ci circondano perché c’è tanta assuefazione”.
Una vita tra fotografia e teatro
La passione per la fotografia è nata quando Gianfranco Jannuzzo era un ragazzo, così forte da metterlo con le spalle al muro nella scelta se diventare un fotografo o proseguire con l’Università. “È iniziato tutto quando nel ’72-’73 con i miei risparmi riuscii ad acquistare una Yashica FR1, un po’ come tutti vuoi fotografare chi ti circonda, cominciando dai familiari, i parenti, gli amici, le fidanzatine che inizialmente accettavano di buon grado mettendosi in posa, poi, visto che divenne una passione quasi compulsiva, mi dicevano: Arrè chiddu ca’ machina fotografica c’è?”.
Per i suoi scatti preferisce la macchina fotografica analogica, optando per il classico bianco e nero. “È una disciplina ferrea che mi sono autoimposto. Continuo a svilupparmi i rullini, stamparmi le foto, voglio avere i negativi, il mio è un archivio fotografico fisico. Il bianco e nero ti costringe a vedere cosa ti piace di una foto, di un soggetto, ti fa vedere cose che attirano la tua attenzione, ti fa avere il quadro generale della scena. È un’emozione, è più romantico, è un linguaggio più elegante, ti induce a riflettere mentre il colore ti distrae. I miei fotografi di riferimento sono Robert Frank e Elliot Erwitt“.

Un’altra delle passioni di Gianfranco Jannuzzo è il teatro. “A me piaceva tantissimo la fotografia, ma dovetti decidere se fare il fotografo oppure fare l’attore. Nel ’79 feci quasi per caso un provino nella scuola di recitazione di Gigi Proietti, eravamo migliaia a partecipare per solo 25 posti, mai pensavo che mi scegliessero, sino a quando ricevetti un telegramma che mi informava dell’inizio delle lezioni a settembre. Inizialmente feci dei salti di gioia, ma poi pensai a come raccontare a mio padre che invece di fare l’avvocato, il notaio o il magistrato andavo a fare il saltimbanco. Quando i miei genitori videro come studiavo e con quanta passione, forse con la speranza di avere qualche risultato in futuro, mi lasciarono fare, nonostante fossero preoccupati di quanto potesse essere una professione aleatoria, così come del resto sarebbe stata quella del fotografo”.
“Ancora oggi – prosegue l’artista – ho una grande ammirazione verso chi riesce a vivere di fotografia, perché sino a qualche anno fa c’erano giornali importanti che chiamavano i fotografi per fare dei servizi consentendoti di guadagnare la vita decorosamente, molti nostri amici fotoreporter hanno vissuto bene e con grandi soddisfazioni. Durante gli anni nella scuola di Proietti fotografavo le lezioni di Gigi, i miei compagni di scuola, prendendomi i suoi rimproveri: Vuoi fa il fotografo o vuoi fa l’attore? Che voi fa? Nun devi fotografá, devi studiá. A distanza di anni lo stesso Gigi Proietti mi era grato che avessi documentato le lezioni di quella Scuola, così come quando ero nel cast di una commedia teatrale e fotografavo Turi Ferro, Gabriele Lavia, Rossella Falk, Valeria Moriconi“.
Reduce dalla prima presentazione al Maxxi di Roma, Gianfranco Jannuzzo ha in calendario altri appuntamenti per parlare del suo libro. Dal 14 al 16 maggio invece sarà al Teatro ABC di Catania con lo spettacolo “Fata Morgana”, dove sarà accolto dal suo pubblico con l’entusiasmo di sempre, e poi in tutta Italia.
Articolo di Omar Gelsomino















