“Stiamo Strette” è il primo libro di CollettivA Strettese, il collettivo, formato interamente da autrici siciliani e calabresi, nato con l’intento di difendere l’ecosistema ambientale e antropologico dello Stretto di Messina, esprimendo a gran voce il proprio no alla costruzione del ponte attraverso abilità letterarie e comunicative. Un’idea, quella delle curatrici Tiziana Calabrò e Eleonora Scrivo, che ha dato vita ad un’opera unica fatta di racconti diversi e con l’introduzione di Claudia Fauzia (conosciuta anche sul web come femminista terrona).
A Messina per la presentazione del libro, le autrici Romina Arena, Anna Mallamo, Agata De Luca, Daniela Scuncia, Eliana Camaioni e Daniela Orlando insieme all’attivista Costanza Matafù hanno raccontato a Be Sicily Mag non solo il libro, che esprime il loro amore per lo Stretto e l’intento di difenderlo e stimolare i concittadini a fare altrettanto, ma anche l’esperienza di unione vissuta durante la realizzazione. “Vogliono fare un ponte per unire due regni senza rendersi conto che sono già uniti, dal mare e dalla storia”, ha spiegato Daniela Orlando.
“Stiamo Strette”: 17 donne, unite in un’unica voce
“Le nostre sono 17 voci diverse, 17 dialetti che in maniera alchemica si sono costituiti in un’unica voce“, così Romina Arena ha riassunto “Stiamo Strette”. Un tema, quello dell’unione, che è un leitmotiv anche nel corso delle presentazioni del libro, durante il quale le protagoniste si intervistano a vicenda, dando risalto le une ai racconti, le storie e il messaggio delle altre. Un format che ha consentito di spaziare tra generi, stili e voci diverse, mantenendo una rotta definita e un’energia condivisa percepibile.
Per Anna Mallamo, “in un mondo che ci dice di stare gli uni separati dagli altri, senza mai accogliere, questo nostro essere diverse insieme credo sia davvero un messaggio politico forte. Siamo una voce unica perché tante fanno una, ma anche perché speciale. Stiamo sperimentando – ha aggiunto – una sorellanza di una bellezza indescrivibile. Pensate se riuscissimo a fare di questa socialità una proposta più grande, che comprenda tutta quest’area dello Stretto, che è cultura, è popolo, è risposte”.
La salvaguardia dello Stretto di Messina, infatti, è al centro del progetto di “Stiamo Strette”. “Da entrambi i lati dello Stretto sei avvolto e travolto dall’azzurro e dalla luminosità, per cui non puoi sentirti realmente esule. Sei a casa”, ha sottolineato la messinese Agata De Luca per spiegare come nasce l’unione con con le autrici calabresi. Questo loro sentirsi strettesi è un sentimento naturale e condiviso. “Siamo no-pontiste, ma crediamo anche in un ponte di sentimenti, emozioni, andate e ritorni”, ha aggiunto Anna Mallamo, che è nata a Reggio Calabria ma vive a Messina. “È un’area che mi appartiene linguisticamente, emotivamente, geneticamente”.
Da questi presupposti la “chiamata alle armi per difendere la bellezza dello Stretto” e l’impegno nel coinvolgere gli abitanti dello Stretto e nel difendere la causa anche economicamente. I proventi derivanti dalle vendite del libro infatti andranno a sostenere anche i 104 no pontisti condannati ad un risarcimento dopo il ricorso al tribunale delle imprese. “Ci sono posti bellissimi al mondo, ma la luce che c’è qua difficilmente la vedi da un’altra parte. Non possiamo permettere a nessuno di toglierci questo”, ha ribadito Agata De Luca.

Il libro tra prima e dopo
A dimostrazione della sinergia testimoniata dalle scrittrici, Agata De Luca racconta di aver individuato una scansione temporale non premeditata nei racconti delle colleghe. Così “Stiamo Strette” si divide in tre parti: c’è un prima, “Raccontami una storia”; un per sempre, “Tra mito e realtà”; e un dopo, “Per non avere paura del futuro”.
In quest’ultima parte rientrano le distopie di Anna Mallamo, Romina Arena e Eliana Camaioni. Per Arena, le rappresentazioni di un futuro immaginario negativo “non rassicurano ed è un bene, perché nel momento in cui ci rassicuriamo, ci distraiamo”. Così anche Mallamo descrive le conseguenze di anni di cementificazioni e terremoti accumulati, che fanno sì che in riva al mare non rimangano né pescatori né operai. Camaioni irrompe invece con “Passione”: “Stanno per venire a costruire un ecomostro a casa nostra. Abbiamo il diritto di dire se non lo vogliamo”.
Daniela Orlando e Daniela Scuncia raccontano invece lo Stretto dei miti, la prima con una storia a più livelli che ruota attorno a un salvataggio, la seconda con un racconto strutturato in atti come una commedia greca in chiave moderna. Il racconto di Agata De Luca fa invece parte del prima e segue le vicende di una protagonista di ritorno a casa, dove può finalmente trovare una cura per le sue ferite interiori. “Anch’io mi sono sentita esule. Quando ho scelto di cambiare città, ho scelto di rimanere nello Stretto. Nonostante ciò, sentivo di andare in esilio, finché non ho capito. Ho acquisito qualcosa di nuovo: la consapevolezza di essere strettese”.




















