L’imponente facciata del Duomo, simbolo del tardo barocco siciliano, come backdrop. I 181 gradini della scalinata monumentale come scenografia naturale che dà vertigine. Il lunghissimo tavolo imperiale, ad onorare una tradizione che si allunga indietro nel tempo fino alla magnificenza del Gran Conte Ruggero. A Modica, l’inventiva e la tenacia dello chef Lorenzo Ruta e del team di Progetto Duca hanno dato vita venerdì 9 maggio alla serata-evento 100 a tavola sotto San Giorgio. Una cena in uno scenario grandioso, letteralmente, dove i commensali sovrastati dai 62 metri di altezza della cupola di San Giorgio, sono proprio cento e la prospettiva d’insieme è un colpo d’occhio, richiamando immediatamente alla mente gli eventi glamour di Trinità dei Monti.

L’evento “100 a tavola sotto San Giorgio”
La serata-evento 100 a tavola sotto San Giorgio vince la sfida di raccontare un territorio – la sua bellezza, la storia, le tradizioni, le potenzialità e la magia paesaggistica e monumentale di Modica – attraverso un appuntamento conviviale e gastronomico che ha riunito nella Città della Contea cento commensali, come gustosa anteprima dei festeggiamenti per il patrono San Giorgio, quest’anno slittati a causa del lutto proclamato per la morte di Papa Francesco.
Raffinata nella sua elegante essenzialità la mise en place realizzata da Francesca Zacco che, assieme ai colorati centrotavola traboccanti pomodorini e limoni in sostituzione dei fiori, ha disseminato lungo il tavolo diversi prodotti degli sponsor del territorio (caffè, conserve, distillati). Il menu, otto portate, è stato concepito come un crescendo di sapori e profumi, con il filo conduttore di una narrazione che mantiene salde le radici nella tradizione della cucina locale per declinarla in chiave innovativa. Così la dinner experience firmata da Lorenzo Ruta si è snodata attraverso la Parmigiana di melanzane con estrazione di datterino e olio al basilico, l’Uovo criccante con ragù di funghi e spuma di ragusano dop, la Pasta fresca al limone con ragù di pollo alla cacciatora, il Vitello arrosto con salsa bordolese e millefoglie di patate e cedro.

Ma il trionfo di gola – restando nella tradizione barocca – è nella sequenza dolce di mousse, cassate, cannoli e piccola pasticceria dell’inedito trio Bonajuto, Donna Elvira, Don Peppinu che, volutamente, ha scelto di rifuggire dalla scontata, e ormai quasi ossessiva, celebrazione del cioccolato modicano. Un format da replicare? C’è da scommetterci. Di certo la sinergia tra istituzioni – tra i commensali sedevano la sindaca di Modica Maria Monisteri e il sindaco di Ragusa Peppe Cassì – realtà imprenditoriali e associazioni locali, ha centrato l’obiettivo di dare ulteriore visibilità, attraverso la cucina d’autore, ad una città che parla al visitatore in ogni suo angolo, dalla magnificenza dei palazzi barocchi che si fregiano del marchio Unesco alle tradizioni culinarie che pescano nei ricettari intrisi di dominazioni e nobiltà antiche. Con un invito costante al lento piacere della condivisione che sarebbe stato ben colto anche dal più illustre cittadino modicano del 900, il premio Nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo, che, proprio ispirato da questo paesaggio iconico, scrisse “Ed è subito sera”.













