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Gli Arazzi siciliani del Seicento: quando l’arte del filo ricamava la morale dei miti

L’arte dell’arazzo in Sicilia è una tradizione che racconta l’eccellenza delle maestranze isolane: nel catalogo della mostra “Exempla Moralia” la storia dei ricami e della produzione tessile del Seicento

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Dalla mostra al catalogo. L’esposizione dal titolo “Exempla Moralia”, dedicata agli arazzi siciliani ricamati del XVII secolo, ospitata con successo nei mesi scorsi a Villa Zito, sede della Fondazione Sicilia a Palermo, è ora documentata in un prezioso volume. 

La pubblicazione, edita da Torri del Vento, è stata presentata giovedì 19 giugno a Palazzo Branciforte, alla presenza del curatore Maurizio Vitella, del Dipartimento Culture e Società dell’Università degli Studi di Palermo e di Maria Concetta Di Natale, presidente della Fondazione Sicilia e autrice della presentazione del catalogo. 

Nel corso dell’evento anche gli interventi di Pierfrancesco Palazzotto, professore ordinario di Museologia dell’Ateneo palermitano e vice direttore del Museo Diocesano, e di Enrico Colle, direttore del Museo Stibbert di Firenze e docente presso l’Università degli Studi di Bologna. 

La presentazione del catalogo di “Exempla Moralia, Arazzi siciliani ricamati del XVII secolo”

Il catalogo di “Exempla Moralia, Arazzi siciliani ricamati del XVII secolo” si avvale di autorevoli contributi: oltre a Maurizio Vitella, figurano infatti Federica Borgh, Maurizio Massimo Bianco, Emma Vitale, Giovanni Travagliato, Domenico Ciccarello, Girolamo Andrea Gabriele Guadagna, Ciro D’Arpa, Luisa Chifari, Roberta Civiletto e Roberta Martorana

Gli argomenti trattati non si limitano alla presentazione degli inediti arazzi ricamati provenienti da Palazzo Mazzarino, ma illustrano anche la fortuna delle rappresentazioni iconografiche delle “Metamorfosi” di Ovidio e la pregevole produzione tessile decorata ad ago a cura delle maestranze siciliane. 

Un racconto affascinante, che conduce il lettore/osservatore in una Sicilia da riscoprire, antica e colta, offrendo prospettive interessanti sull’approccio decorativo del Seicento. Si tratta infatti di manufatti, inediti o poco noti, accomunati dall’altissima qualità, che furono opera di ricamatori e tessitori dell’Isola – esclusivamente di sesso maschile – che utilizzavano filati auro serici e decoravano riccamente con motivi simbolici e figurativi, raffigurando appunto personaggi e soggetti delle “Metamorfosi” del poeta elegiaco romano. 

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Tra le rappresentazioni, figurano Narciso, Atteone, Icaro e Aiace: i tessuti, infatti, rivelano riferimenti mitologici che si caratterizzano come modelli, positivi o negativi. Da ciò, si comprende il titolo della mostra, “Exempla Moralia” che, tradotto dal latino, significa appunto esempi di moralità e di etica comportamentale: Narciso che incarna l’amore di sé, Atteone che viene punito per essere andato oltre i limiti della conoscenza, Icaro che precipita per la sua ambizione di avvicinarsi al sole e Aiace, modello di costanza e perseveranza. La narrazione ufficiale, dunque, annoverava come obiettivo principale la moralizzazione dei costumi. 

Sotto il profilo tecnico, si trattava un lavoro minuzioso che richiedeva una manualità straordinaria: basti pensare che, per completarne un arazzo, occorreva un anno di lavoro. 

Gli Arazzi siciliani del Seicento: quando l'arte del filo ricamava la morale dei miti - Be Sicily Mag - Particolari di un arazzo 2

Andrea Bolognese e Gerardo Astorino tra gli autori

Tra le opere più significative presenti nel catalogo “Exempla Moralia, Arazzi siciliani ricamati del XVII secolo”, figurano due pareti murali, anch’esse provenienti da Palazzo Mazzarino, acquisite da collezionisti nel 1964, durante un’asta privata. 

Dallo studio degli arazzi e da alcune ricerche documentarie, si è risaliti all’autore delle opere, attribuite ad Andrea Bolognese, ricamatore che ideò i moduli d’ornato e le iconografie, e a Gerardo Astorino, pittore e architetto, i cui manufatti furono commissionati da Giovanna Flavia Branciforti e Lanza, vedova di Giovanni Branciforti e Barresi.

Nell’ambito della mostra sono state esposte altre opere quali il grande arazzo ricamato con Coriolano che respinge la richiesta di pace, realizzato su disegni del pittore termitano Vincenzo La Barbera.

I commenti

La mostra e il catalogo che ne è scaturito hanno avuto dunque il merito di accendere i riflettori sull’arte dell’arazzo, prevalentemente a ricamo e realizzata sulla scia della tradizione, ingiustamente considerata per molto tempo di serie b. 

“L’arte decorativa siciliana – ha spiegato il curatore Maurizio Vitella – trionfò nell’epoca Barocca: il volume illustra un momento unico per l’Isola, a oggi poco indagato”. 

“Attraverso la pregevolezza di queste opere – ha sottolineato Maria Concetta Di Natale della Fondazione Sicilia – è stato possibile scoprire moltissimo su chi le realizzò e su chi le commissionò, ma anche sui temi, che riflettono la sensibilità del tempo: tutto racchiuso in eccellenze manifatturiere la cui unicità è giunta fino a noi”.

“Le storie raccontate nel catalogo – ha aggiunto l’esperto Enrico Colle – rappresentano un momento imprescindibile per chiunque voglia indagare l’arte decorativa in Sicilia, oggi finalmente non più considerata, deprecabilmente, minore”.

In occasione della presentazione del catalogo, ai partecipanti è stato omaggiato l’Activity Report 2020 – 2024 di Raffaele Bonsignore, presidente emerito della Fondazione Sicilia che, nel 2021, ha tagliato il traguardo di trent’anni di attività. 

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