Giulia Fici
Giulia Fici
Giornalista pubblicista e laureata in Scienze della Comunicazione a Unipa, collabora con BE Sicily Mag da marzo 2023. Ama scrivere di moda, cinema, serie tv e lifestyle, leggere classici e viaggiare alla scoperta di nuove culture.

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Villa Spina, nella Piana dei Colli di Palermo dal Settecento a oggi tra storia, arte e vento di nobiltà

Grazie alla cooperativa turistica Terradamare, a Palermo è possibile visitare Villa Spina: dimora nobiliare voluta da Vincenzo Vanni Marino oggi abitata dalla famiglia Palminteri, a cui si deve la perfetta conservazione

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A Palermo, nei pressi del Parco della Favorita, a due passi dalla Palazzina Cinese, sorge una dimora nobiliare che ha resistito perfettamente allo scorrere del tempo. È Villa Spina, costruita tra il 1728 e il 1756 per volere di Vincenzo Vanni Marino, Razionale del Regno, che la scelse come residenza estiva della sua famiglia. Dagli anni ’30, qui abita la famiglia Palminteri, che ha contribuito a “salvarla”, conservando l’integrità del giardino anche a fronte del Sacco di Palermo, restaurando le opere rinvenute al suo interno e mantenendo anche il cancello originario su Via dei Quartieri. Oggi la struttura è visitabile grazie alla cooperativa turistica Terradamare.

La storia di Villa Spina

Le famiglie che nel corso dei secoli hanno abitato a Villa Spina sono state diverse. La prima fu quella di Vincenzo Vanni Marino, che approfittò della zona ventilata e pianeggiante della Piana dei Colli per trascorrere le estati. Poco distante in quell’area sarebbe stato istituito, per volere di Ferdinando III di Borbone, il Parco della Favorita. Furono diversi i nobili che, complice lo sviluppo oltre lo storico perimetro murario della città, decisero di costruire le loro residenze a Nord. Alla morte di Vincenzo, la proprietà passò al figlio, Alessandro Vanni La Torre, principe di San Vincenzo.

Alla fine del Settecento la residenza venne acquistata da Don Giuseppe Vella, uomo divenuto celebre per la cosiddetta “minzogna saracina”, protagonista di una tra le più celebri falsificazioni nella storia della Sicilia. Era infatti un umile frate maltese che conosceva vagamente la lingua araba. Un espediente che gli permise di ingraziarsi, attraverso una truffa, la nobiltà, divenendo abate e acquisendo non pochi privilegi. I salotti di Palermo lo ricoprirono di denaro, al punto da riuscire a ottenere anche la villa situata nell’attuale Viale Duca degli Abruzzi. Poi, però, fu arrestato.

Villa Spina, nella Piana dei Colli di Palermo dal Settecento a oggi tra storia, arte e vento di nobiltà - Be Sicily Mag - image 4
Villa Spina, foto di Vincenzo Russo – Terradamare

Dopo la disfatta di Giuseppe Vella, la residenza nobiliare passò prima agli Isgrò e poi agli Spina, da cui proviene l’attuale denominazione. Dagli anni ’30, ad abitarla è la famiglia Palminteri, che ha restituito agli affreschi che decorano la struttura la loro bellezza originale e che, ancora oggi, si prende cura del prezioso contesto naturalistico in cui la villa è immersa. 

Il piano nobile e gli affreschi del Fumagalli

Suddivisa su due livelli e circondata da corpi bassi, esattamente come i vecchi bagli, Villa Spina a Palermo ha la forma di un parallelepipedo. Il prospetto è semplice ma d’effetto, grazie allo scenografico e sontuoso scalone a doppia rampa, che si configura come unico elemento che dà movimento alla facciata. A renderlo elegante, la balaustra decorata con vasi antropomorfi.

Prima di metterla in vendita, la famiglia Vanni portò a compimento il piano nobile della struttura, ricco di decorazioni interne realizzate dal celebre pittore romano Gaspare Fumagalli, attivo sul territorio palermitano nel ‘700 insieme ai figli Ermenegildo ed Eugenio, nonché ad altri noti artisti come il Borremans e Vito D’Anna.

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Villa Spina, nella Piana dei Colli di Palermo dal Settecento a oggi tra storia, arte e vento di nobiltà - Be Sicily Mag - image 2
Villa Spina, foto di Vincenzo Russo – Terradamare

Le porte del piano nobile di Villa Spina sono state restaurate dal professore Franco Fazio, restauratore dei nostri tempi, che ha riportato alla luce le decorazioni originarie, differenti fra un lato e l’altro per armonizzare con le decorazioni degli ambienti. Da un lato lato, infatti, sono decorate con elementi tipici dello stile neoclassico, come festoni e vasi classici in campiture geometriche, dall’altro invece si trovano vasi ricolmi di fiori.

Le decorazioni dei salotti non hanno carattere aulico o di rappresentanza, ma sono di chiara matrice naturalistica e arcadica, sia nei temi che nelle forme, che risultano decorative, quasi a voler creare un dialogo, un filo conduttore fra la bellezza della natura del giardino e quella ritrovata all’interno delle sale.

Le sale: dalla primavera alla cacciata dell’inverno

Le sale di Villa Spina a Palermo sono tre. Qui si alternano arcadici motivi paesaggistici, robuste figure pensose e giovani fanciulli, allegorie delle stagioni, svolazzanti panneggi, austeri uomini e nature morte dipinte con fresca leggerezza, che campeggiano nei saloni tra vivaci colori, rivelando un mondo da favola, quasi una comunione con l’ampia campagna vicina.

La prima sala che si incontra nel percorso all’interno della villa è quella della Primavera: al centro della volta, dentro a un ovale chiuso da una finta incorniciatura di stucco, campeggia la figura della Primavera. È impersonata da una giovane donna che emerge dalle nubi e dal suo stesso svolazzante ed etereo panneggio e contornata da alcuni puttini – che sembrano richiamare quelli del Serpotta – che le offrono fiori. Un vero e proprio trionfo della vita, rappresentato da cascate di fiori e colori.

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Villa Spina, foto di Vincenzo Russo – Terradamare

Si prosegue quindi con la Sala dell’Estate, anche qui con una raffigurazione allegorica della stagione. Tra le nubi più o meno minacciose, si scorge una robusta e pensosa figura virile, che tiene sotto braccio un cane da caccia. Ad affiancarlo è una figura femminile, con la falce pronta a dare avvio alla mietitura. Qui si potrebbe infatti leggere un richiamo a Demetra, la Dea delle messi. Immancabili, anche qui, i putti sulla parte bassa dell’affresco, intenti a versare su un vassoio i frutti appena raccolti, tra cui uva, ciliegie e albicocche. Grazie al dettaglio del levriero, presente all’interno dell’affresco, si ricollega la figura dell’uomo a quella del capostipite della famiglia Vanni, principi di San Vincenzo. Questa razza di cane infatti rappresenta il loro simbolo araldico.

Infine, l’ultima sala è quella della Cacciata dell’Inverno. L’affresco presente sulla volta di questa stanza raffigura una vivace scenetta in cui una giovane Primavera, con le braccia scoperte e trasportata da una nube illuminata da un timido sole, scaglia il suo dardo contro un anziano e particolarmente coperto Inverno, intento a fuggire in un paesaggio buio e desolato.

La camera dello scirocco di Villa Spina

Non sono però solo gli interni di Villa Spina a colpire il visitatore. A circondare la dimora nobiliare infatti, c’è un ampio giardino, al cui interno si trova anche una camera dello scirocco. Tipicamente presente nelle ville nobiliari del tempo, essa garantiva agli abitanti un’area fresca in cui rifugiarsi nei periodi estivi. L’ingresso avviene tramite due aperture opposte, precedute da corridoi curvi che, delimitati da muri in calcarenite che si alzano gradualmente, sono stati progettati per deviare il vento caldo di sud-est.

Villa Spina, nella Piana dei Colli di Palermo dal Settecento a oggi tra storia, arte e vento di nobiltà - Be Sicily Mag - image 10
La camera dello scirocco di Villa Spina, foto di Vincenzo Russo – Terradamare

Le aperture contrapposte favoriscono la ventilazione: l’aria fresca entra dall’apertura a nord e fuoriesce da quella opposta, mentre un foro sul soffitto del corridoio sud-ovest aiuta l’aria calda a uscire.

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