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venerdì|6 Marzo|2026
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Zaira Conigliaro
Zaira Conigliaro
Studia Scienze della comunicazione all'indirizzo Cultura Visuale, ha un debole per l’arte, la moda e il cinema. Da marzo 2024 scrive con passione per Be Sicily Mag, sognando una carriera nel giornalismo. Determinata e creativa, cerca costantemente di migliorare le sue abilità, trasmettendo emozioni attraverso le sue parole.

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È morto Vito Zappalà, l’artigiano del teatro popolare siciliano: il ricordo del fratello Donato

L’eredità artistica e umana di Vito Zappalà rivive nelle parole del fratello Donato, che parla a nome della storica famiglia teatrale siciliana

Zaira Conigliaro
Zaira Conigliaro
Studia Scienze della comunicazione all'indirizzo Cultura Visuale, ha un debole per l’arte, la moda e il cinema. Da marzo 2024 scrive con passione per Be Sicily Mag, sognando una carriera nel giornalismo. Determinata e creativa, cerca costantemente di migliorare le sue abilità, trasmettendo emozioni attraverso le sue parole.
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È morto a 88 anni Vito Zappalà, storico volto del teatro popolare siciliano nonché capostipite dell’omonimo teatro di Mondello. Non un semplice attore, ma un vero e proprio artigiano dello spettacolo, in un’arte tramandata di generazione in generazione. Una tradizione che non vuole fermarsi, anche dopo la sua scomparsa. “Vai avanti, porta questo fardello: è pesante, ma ti dà tante soddisfazioni“, sono parole semplici ma cariche di significato quelle che ha rivolto al fratello Donato Zappalà, il quale a BE Sicily Mag ha offerto un ritratto profondo dell’artista. La sua è un’eredità che pesa come il sipario di un grande teatro, ma che vale quanto un lungo applauso a scena aperta. Un invito a non dimenticare le radici culturali del teatro e, soprattutto, ad avvicinare i giovani a questo linguaggio antico ma sempre attuale.

Vito Zappalà, una vita dedicata al teatro

Vito Zappalà, come racconta il fratello Donato, è letteralmente nato in teatro. “Sua madre, quando doveva andare in scena, lo adagiava dentro una valigia tra i costumi. Recitava e tornava da lui per allattarlo”. È così che è cresciuto tra le quinte e le luci calde del palcoscenico, vivendo l’arte non come un passatempo, ma come una vera vocazione, un mestiere da costruire con le mani, con la voce e soprattutto con il cuore.

“Si definiva un artigiano dello spettacolo. Non solo saliva sul palco, ma faceva anche l’attrezzista e il macchinista, costruiva le scenografie e montava, oltre a curare la regia. La recitazione era soltanto il finale”. E recitava bene, in modo eclettico: era capace tanto di strappare una risata quanto di far scendere una lacrima al suo pubblico, il tutto nel giro di pochi secondi. Un talento raro, affinato negli anni da una dedizione incrollabile.

E se in scena era un professionista rigoroso, fuori si lasciava andare alla sua grande umanità e ironia. “Era un compagnone, un zuzzurellone. Gli piaceva mangiare e stare in compagnia. A fine spettacolo si cenava tutti insieme, mai prima. Una regola non scritta, ma rispettata sempre. La compagnia teatrale diventa una famiglia”, dice Donato Zappalà con affetto. È questo doppio volto, da un lato artista disciplinato dall’altro uomo semplice, che ha reso Vito tanto amato dai colleghi e dal pubblico.

Il teatro popolare: una tradizione da difendere

L’obiettivo di chi amava Vito Zappalà è adesso quello di tramandare i suoi valori. L’attore infatti credeva nel teatro popolare, che oggi rischia di essere dimenticato. “Spesso viene considerato di serie B, ma non si capisce perché” sottolinea Donato, che ricorda i tanti nomi importanti che lo hanno caratterizzato: Gilberto Govi a Genova, Eduardo De Filippo e Totò a Napoli, Rosina Anselmi, Umberto Spadaro, Giovanni Grasso in Sicilia. “Anche la nostra famiglia ha dato un contributo importante. Siamo alla quinta generazione che calca le scene. Le istituzioni però non ci hanno mai davvero sostenuti. Senza un cambio di rotta, temo per il futuro di questo teatro”.

Al tempo stesso, serve tornare ad attrarre un pubblico che sia istruito. C’è un insegnamento che ha segnato per sempre Donato. “Nostro padre ci diceva sempre: Non si recita per la massa, perché la massa ride di tutto. Si recita per l’uno, per chi capisce di teatro. È lui che devi conquistare. E se ci riesci, hai vinto”. Un concetto che anche Vito aveva fatto suo. Non gli importavano i soldi, ma il riconoscimento del pubblico. L’applauso era il vero premio.

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vito zappalà

L’appello della famiglia Zappalà ai giovani

È proprio con l’obiettivo di preservare il teatro popolare siciliano che Donato Zappalà vuole lanciare un messaggio forte: serve coinvolgere i giovani per far scoprire loro la bellezza della cultura teatrale siciliana con le sue tradizioni. “Ben venga l’idea di introdurre lo studio del dialetto siciliano nelle scuole. Molti pensano di saperlo parlare, ma è una lingua ben più profonda e armoniosa, come diceva l’Abate Meli”.

Oggi più che mai, le sue parole assumono il tono di un appello. Riportare i giovani a teatro non è un’operazione nostalgica, ma un gesto necessario, perché il teatro popolare non è solo intrattenimento ma memoria collettiva, identità e scuola di vita. La storia di Vito Zappalà, fatta di palcoscenici montati a mano, battute in dialetto e applausi guadagnati con sudore è un patrimonio che rischia di andare perduto se non lo si custodisce e tramanda.

“Mi piacerebbe che mio fratello venisse ricordato per quello che è stato: un grande artista del teatro popolare siciliano. Bravo nel drammatico, nel comico, nel caratteristico. Un artista completo”, conclude Donato a nome della famiglia Zappalà, coi fratelli Graziella, Teresa e Nino. Insieme, uniti dal legame del sangue e da un amore profondo per il palcoscenico, tengono viva la memoria.

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