Ci sono storie di sport che non nascono per inseguire una vittoria, ma più semplicemente per giocare, anche quando il tempo cambia tutto, tranne la voglia di farlo insieme. I Mannara Dogs di Palermo non sono solo una squadra di basket. Sono un’idea, un legame che attraversa gli anni e le vite di chi ha trovato nello sport un punto fermo, una casa. E proprio perché non sono nati per vincere, hanno vinto. Per il secondo anno consecutivo sono campioni provinciali Endas. Il vero trofeo, però, è un altro. È l’amicizia che tiene in piedi ogni partita, che riempie di significato ogni canestro, che rende ogni ritorno in campo una storia da raccontare.
L’ultima vittoria dei Mannara Dogs
La finale tra i Mannara Dogs e la Pallacanestro Bagheria ’92 è stata una partita degna della migliore sceneggiatura: due punti di scarto, il fiato sospeso fino all’ultimo secondo, la vittoria che arriva come un colpo di scena degno di un film. I palermitani ce l’hanno fatta di nuovo, con una squadra che ha dimostrato di essere all’altezza di ogni attacco, di ogni difesa, di ogni emozione vissuta sul parquet.
“È stata una finale come la volevamo noi: dura, incerta fino all’ultimo respiro. Abbiamo vinto perché siamo rimasti quelli che siamo: un gruppo che si diverte, che lotta, che non ha mai smesso di credere che fosse possibile”, racconta Dario Schifani, il presidente-capitano che ha guidato i suoi compagni verso un altro trionfo. Ma quanta vita è trascorsa da quella prima stagione ufficiale, chiusa con una coppa speciale, non di certo quella riservata ai campioni.

La storia dei Mannara Dogs
La storia dei Mannara Dogs inizia infatti nel 2019. “Quando siamo arrivati ultimi, alla premiazione ci hanno dato un trofeo per la simpatia”, ricorda Dario Schifani, con una risata che è il manifesto della squadra. “Eravamo totalmente disorganizzati. Una squadra senza schemi, senza strategia, solo con la voglia di giocare. Ma non abbiamo mai smesso di divertirci e forse per questo ci hanno premiato lo stesso e veniamo continuamente premiati dai nostri tifosi che ci seguono sugli spalti e sui social”. Quel trofeo è stato di fatto il primo riconoscimento di ciò che la squadra sarebbe diventata.
Perché anche il nome non è casuale. Come i cani di mannara, che proteggono il gregge vivendo liberi, senza padrone, la squadra incarna lo stesso spirito: appartenenza, istinto, gruppo prima di tutto. Sono giocatori che si sono sempre reinventati, che hanno resistito ai cambiamenti, che hanno trasformato il basket in un legame indissolubile. Ma non bastava esserci. Tutti volevano dimostrare di potercela fare. E così sono arrivati gli allenamenti più regolari. “Pian piano ci siamo costruiti una squadra vera”. Il titolo non è mai stato l’obiettivo. È stato solo la conseguenza di come l’amicizia riesca a legare la squadra anche nei momenti difficili. Perché il tempo non spegne la passione, la fortifica.
La storia dei Mannara Dogs non è solo fatta di vittorie. Ci sono stati momenti in cui il gruppo ha dovuto stringere i denti, affrontare ostacoli che non riguardavano solo il gioco. Il Covid, prima di tutto. “Potrebbe sembrare una risposta scontata, ma è stata davvero una bastonata”, ammette Dario Schifani, ricordando quei mesi in cui tutto era stato messo in pausa. “Non potevamo vederci, non potevamo giocare, non potevamo nemmeno sfogarci con il basket. Per noi il campo era più di uno spazio di gioco, era casa”. Ma il gruppo ha resistito. Si è reinventato nelle lunghe videochiamate, nelle discussioni su strategie che forse non sarebbero mai servite, ma che tenevano uniti. “Distanti ma uniti”, era il motto.

Ruslan e l’accoglienza della squadra
I Mannara Dogs sono una famiglia. Una famiglia che ha accolto anche Ruslan, il giocatore ucraino che ha cambiato il volto della squadra in un modo che nessuno avrebbe potuto prevedere. “È arrivato quando è scoppiata la guerra nel 2022 ed è rimasto qui. È uno dei nostri, il nostro fratellino”, racconta Dario Schifani, con un affetto che va oltre lo sport. “Faceva basket in Ucraina, giocando sempre ad alti livelli. È uno dei nostri giocatori più forti, ma per noi è prima di tutto un compagno di squadra”.
La sua storia ha dato ai Mannara Dogs un nuovo significato. L’accoglienza oltre il gioco. Il gruppo è diventato un luogo di appartenenza e solidarietà. “Abbiamo sempre avuto persone che andavano e venivano, qualcuno lasciava per lavoro, altri per motivi familiari. Ma ogni anno arriva qualcuno che vuole essere parte di questa squadra. E questa è la cosa più bella”. Ogni anno arrivano richieste da ragazzi più giovani che vogliono farne parte e da adulti che non vogliono smettere di giocare e cercano l’occasione giusta per tornare in campo. E forse è proprio questa la chiave: non smettere mai di sentirsi parte di qualcosa.
In un momento in cui il rapporto tra giovani e sport è sempre più complicato, tra impianti carenti e costi proibitivi, i Mannara Dogs dimostrano che il basket può essere ancora una fonte di legami che resistono al tempo. “Ai ragazzi diciamo solo una cosa: se amate il basket, giocatelo. Non importa il livello, conta trovare la squadra giusta, le persone giuste”. E ora, dopo il secondo trionfo, cosa riserva il futuro? “Non siamo mai stati quelli costruiti per vincere. Ma siamo ancora qui, sempre con la stessa voglia e lo stesso spirito. Qualcosa vorrà pur dire. Questa squadra è fatta così. Forse il prossimo passo è coinvolgere ancora di più i giovani, creare un punto di riferimento per chi vuole giocare senza sentirsi fuori posto”, conclude Dario Schifani.








