A Raddusa, piccolo centro dell’entroterra siciliano, tra Catania ed Enna, tra strade impervie e terreni agricoli, si trova un posto quasi magico, lontanissimo dal nostro. Si entra in Sicilia e ci si trova in Oriente. È “La casa del tè” di Salvo Pellegrino, maestro cerimoniere giramondo. È una delle quattro case esistenti in Italia e l’unica con piantagione annessa, la sola che ha anche un museo del tè. Costruita seguendo una precisa filosofia Shan, dai materiali utilizzati all’esposizione astrale, dal gioco di luci naturali e artificiali agli arredamenti, si prefigge lo scopo di divulgare la bevanda e tutto il cerimoniale che c’è attorno.
La storia di Salvo Pellegrino
La storia di Salvo Pellegrino, cresciuto in una famiglia di pasticceri, parte dal Castello di Windsor dove, appena sedicenne, si trova a preparare dolci e biscotti per gli aristocratici e i membri della famiglia reale. Da qui ha origine la sua curiosità verso il tè, i rituali, le varie cerimonie e tutto il mondo che sta dietro a quello che sembra un semplice “pasto leggero” ma che nasconde una vera filosofia di vita.
“In Inghilterra ho fatto i primi corsi sul tè – ricorda Salvo Pellegrino – ma anche percorsi specifici tra erboristeria e piante officinali. Dopo quasi tre anni mi sono spostato all’hotel George V di Parigi e lì ho incontrato e servito tè a persone del calibro dello Scià di Persia, di Margaret Thatcher, dei membri della famiglia reale inglese. Ho viaggiato molto, tra Cina, Giappone, India, per studiare le proprietà benefiche delle varie tecniche di lavorazione, la ceramica da utilizzare, l’arte del vestire il kimono. Per un periodo ho lavorato anche presso la famosa azienda inglese Twinings. Alla pensione dei miei genitori, nel 2000, ho deciso che era il momento di portare tutto quello che avevo imparato in giro per il mondo nella mia adorata terra e, grazie ai ricavi delle vendite dei miei due libri, ho trasformato la pasticceria di famiglia in una casa del tè. La mia forte passione ha fatto tutto il resto”.

La casa-museo del tè di Raddusa
Chi entra nella casa-museo di Salvo Pellegrino a Raddusa si trova a vivere un’esperienza unica. Tolte le scarpe e deposte all’ingresso, nel Genkan, per godere appieno del beneficio di un pavimento in legno ondulato e riscaldato, si entra in una grande stanza, con luci soffuse e tanti cuscini a terra per sedersi. Qui, su dei vassoi zen, vengono serviti piccoli dolci orientali per accompagnare la degustazione dei vari tè. Attraverso una piccola scala di legno, si sale alla stanza della cerimonia, dove si possono ammirare vari strumenti da utilizzare, tra i quali spicca al centro un bollitore del 1810. “Mi fu donato da una famiglia di Samurai proprio per il mio museo ed è il centro focale della casa, costruita secondo lo stile Feng Shui. Lo apriamo durante gli equinozi, in modo che i raggi lunari lo colpiscano e le tensioni vengano scaricate” aggiunge il maestro cerimoniere.

Ci sono più di 600 varietà di infusi provenienti da tutto il mondo. Teiere, bicchieri, vassoi da Cina, Giappone, Africa e Russia. C’è una piccola biblioteca sulle arti orientali che conta circa 2000 volumi, che attira tantissimi studiosi ogni anno. Ci sono oggetti di proprietà del maestro collezionista cinese Xu Zongmin, che ha concesso di esporli per un breve periodo. Ci sono teiere che recano perfino il sigillo dell’imperatore del tempo e del ceramista che l’ha realizzata. Ci sono soprattutto i ricordi e gli aneddoti di un padrone di casa, che tramite le sue suggestive parole, riesce a far viaggiare intorno al mondo tutti coloro che varcano la soglia della sua Casa del tè.
Un tè… da record
E poi ci sono due primati, di cui Salvo Pellegrino va particolarmente fiero. “Il nostro museo, unico in Italia, è nel Guinness dei Primati. Da noi è possibile trovare la teiera e la tazza più grandi del mondo (rispettivamente da 15 e da 18 litri) realizzate dai ceramisti di Caltagirone, ma il record di cui vado più orgoglioso è quello relativo alla nostra raccolta di tè. Ne abbiamo raccolte 620 varietà in tutto il mondo. Tra quelli più rari, una tavoletta di Pu’er usata come dono di fidanzamento dalle famiglie benestanti in Cina, i tè invecchiati nei nidi di rondine della Cambogia e nelle tegole in Tibet”.

Le esperienze: dalla coltivazione alla cerimonia
Di fianco alla casa-museo, un piccolo terreno di quattro ettari dove Salvo Pellegrino coltiva direttamente il tè. “La nostra è un’associazione no profit e la visita al museo è assolutamente gratuita. Ma accogliamo tante scolaresche e, grazie alla nostra piantagione, possiamo spiegare e far vedere loro da vicino le varie tecniche di coltivazione del tè e delle piante officinali. È una conduzione familiare, dalla quale si ricavano al massimo 500 grammi di foglie al giorno, ma è un pretesto in più per far conoscere l’arte del tè alle nuove generazioni. Poi le coinvolgiamo anche nella cucina didattica, preparando alcune ricette secondo la filosofia zen”.
Esistono d’altronde tanti tipi di cerimonia del tè da scoprire: circa una ventina, da quella araba a quella cinese, con una durata che varia dalle due alle otto ore. “Su richiesta possiamo effettuare tutte le varie tipologie. La cerimonia non è solo degustazione di tè e dolci. Durante le cerimonie ufficiali, gli invitati devono superare una serie di ostacoli, simbolo del cammino tortuoso che la vita ci presenta giorno dopo giorno. Se si riescono a superare tutti, vorrà dire che stiamo vivendo la nostra vita secondo la filosofia zen, ricordandoci di dedicare un po’ di tempo a noi stessi. A chi viene a trovarmi, do sempre un consiglio: vivere la propria vita lasciandosi travolgere dallo stile zen, senza pensare né al futuro né al passato, ma concentrandosi solo sul presente, vivendo ed affrontando ciò che la vita ci offre quotidianamente”. Magari con una buona tazza di tè in mano.



















