È morto a 88 anni Goffredo Fofi, tra i più importanti intellettuali italiani contemporanei. Critico cinematografico, scrittore, direttore editoriale, agitatore culturale: Fofi è stato un protagonista del dibattito intellettuale italiano. È deceduto all’Ospedale Cavalieri di Malta a Roma, dove era stato ricoverato dopo la frattura del femore avvenuta lo scorso 25 giugno.
In Sicilia con Danilo Dolci
Nato a Gubbio nel 1937, Fofi visse a lungo tra Roma e Napoli. Da giovane maestro elementare, scelse poi la strada dell’impegno civile trasferendosi a Palermo per lavorare con Danilo Dolci. Aveva appena 18 anni quando raggiunse la Sicilia, attratto dalle lotte gandhiane del filosofo contro la mafia e per i diritti dei disoccupati. Lì partecipò agli “scioperi al rovescio”, azioni provocatorie e simboliche in cui i disoccupati lavoravano a beneficio della collettività. Un’esperienza che segnò profondamente il suo percorso umano e politico.
Fofi fu tra i pochi intellettuali italiani a confrontarsi attivamente con la “questione meridionale“, dialogando con figure come Gaetano Salvemini e Manlio Rossi-Doria. Insieme a Stefano De Matteis fondò la rivista Dove sta Zazà, punto di riferimento per il pensiero meridionalista critico e riformatore. La sua fu sempre una voce scomoda, capace di coniugare rigore teorico e passione civile.
Editoria indipendente e valorizzazione di Totò
Negli anni Sessanta e Ottanta Fofi animò numerose riviste culturali e cinematografiche: Ombre Rosse, La terra vista dalla Luna, Linea d’Ombra, I quaderni piacentini (con Piergiorgio Bellocchio e Grazia Cherchi). Tra il 1997 e il 2016 diresse Lo Straniero, una delle esperienze editoriali più originali degli ultimi decenni. Negli ultimi anni scriveva per Internazionale, e fino alla fine ha diretto la rivista Gli Asini e le Edizioni dell’Asino, da lui fondate.
Fofi è stato anche un fine talent scout: grazie a lui si sono affermati scrittori come Alessandro Baricco, Stefano Benni, Roberto Saviano, Sergio Atzeni e molti altri. Ma è celebre anche il suo sforzo di rivalutazione della figura di Totò, spesso snobbato dalla critica ma amatissimo dal grande pubblico. Insieme a Franca Faldini, vedova dell’attore, scrisse il saggio Totò. L’uomo e la maschera (1968), testo fondamentale per comprendere la grandezza comica e umana dell’attore napoletano.













