Si è spento la scorsa notte nella sua casa di Palermo, Nino Martinez, scrittore e giornalista siciliano che aveva tagliato il traguardo dei 100 anni lo scorso novembre. Accanto a lui, fino all’ultimo, la moglie, le due figlie e l’amata nipote. Nato nel capoluogo siciliano il 5 novembre 1924 – tesserino da giornalista n. 51296 -, Martinez era il più anziano giornalista d’Italia e il suo centenario era stato festeggiato anche in tv, durante la trasmissione I Fatti Vostri su Rai 2.
Nonostante la pensione, non aveva mai messo da parte la penna. Fino all’ultimo ha continuato a scrivere con lo stesso spirito che lo ha reso unico: ironico, dissacrante, colto, capace di raccontare con leggerezza anche i lati più amari dell’esistenza. Oltre a saggi e articoli, ha pubblicato poesie, aforismi e numerosi libri, sempre con quello stile brillante che era diventato la sua firma.
La carriera giornalistica di Martinez prende il via con la collaborazione al settimanale Il Travaso, per poi approdare nel 1942 al Giornale di Sicilia, dove si occupa inizialmente di cronaca bianca e poi della terza pagina. Il suo esordio letterario arriva con Aristide l’allievo cronista. In seguito, collabora con importanti testate nazionali e inaugura la rubrica settimanale “Specchi concavi – Avventure in famiglia”, molto apprezzata dai lettori.
Nel 1977 esce per Rusconi il romanzo Una moglie così, che diventa il secondo libro più venduto in Italia in quell’anno. Da redattore versatile, si occupa nel tempo di cronaca nera, interni, esteri, sport. Tra i suoi titoli più noti figurano Il placido On., Vocabolario per turisti antipatici, Bianco e nero, Colpi di fulmine, Così per gioco, Parole in rivolta e molti altri.
Intellettuale arguto, capace di leggere tra le righe della società con sguardo acuto e battuta pronta, Nino Martinez non ha mai perso la sua verve. La sua satira politica colpiva sempre nel segno, affrontando le contraddizioni del presente con leggerezza e profondità insieme. Di Palermo, sua città natale e musa irriverente, diceva: “Una bellissima donna vestita di stracci”.
Nel presentare il suo ultimo libro, lasciava un’eredità di pensiero che oggi suona come un testamento intellettuale: “Prenderci sul serio non è una cosa seria. Né benefica. Non conduce a nulla di buono e ci fa solo rodere il fegato. La vita è già di per sé gravida di amarezze e frustrazioni. Se non la si affronta con la giusta dose di ironia e di umorismo si è destinati a soccombere.”








