Quarantasei anni dal quel 21 luglio 1979, il giorno in cui il capo della squadra mobile di Palermo, Boris Giuliano, venne assassinato dalla mafia. Quarantasei anni da quando Leoluca Bagarella, killer ed esponente al clan dei Corleonesi, lo colpì sparando sette proiettili alle sue spalle mentre stava bevendo un caffè in un bar di via Francesco Paolo Di Blas a Palermo. Giuliano lasciò la moglie e tre figli, tra cui Alessandro, che avrebbe poi seguito le sue orme nella Polizia di Stato. Oggi riposa nel cimitero di Piazza Armerina.
La “condanna a morte”
Giuliano stava indagando sul ritrovamento all’aeroporto di Punta Raisi di 500 mila dollari nascosti in due valigette. Quei soldi si riveleranno essere il pagamento per una partita di eroina sequestrata al JFK di New York. Le sue inchieste lo portarono a scoprire il covo di Bagarella, cognato di Totò Riina: un passo troppo avanti nella lotta a Cosa Nostra, che decretò la sua condanna a morte.

L’eredità di Giuliano
Boris Giuliano è stato un pioniere nell’adozione di metodi investigativi moderni e nella cooperazione internazionale. Le sue collaborazioni con agenzie come l’FBI hanno contribuito a colpire duramente le attività mafiose, portando a numerosi arresti e al sequestro di armi e droga. Fu tra i primi a intuire i rapporti tra mafia e politica, un’intuizione che segnò una svolta nelle strategie investigative degli anni successivi.
Il ricordo della figlia
Selima Giuliano, sovrintendere ai Beni culturali della Regione Siciliana e figlia di Boris,ha affidato a Facebook il suo personale messaggio di memoria e dolore: “Cosa saremmo noi se 46 anni fa una voce alla radio non avesse dato la notizia di una sparatoria in via Di Blasi… Cosa saremmo se la nostra vita fosse rimasta normale, serena… Siamo noi, figli, fratelli, genitori di vittime di mafia… che nonostante il tempo percepiamo ancora il vuoto, ci emozioniamo, e continuiamo a credere nella giustizia e nello Stato”.

La commemorazione a Palermo
Questa mattina in via Francesco Paolo Di Blasi, luogo dell’omicidio, si è tenuta la cerimonia di commemorazione. A nome del governo regionale, l’assessore Alessandro Aricò ha deposto una corona d’alloro accanto al gonfalone della Regione Siciliana. Presente anche l’assessore comunale Alessandro Anello, che ha ricordato Giuliano come “un investigatore lungimirante che ha saputo individuare i legami tra la mafia siciliana e quella americana nel traffico di droga”.

Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha ricordato Giuliano con queste parole: “Rinnovo il tributo a un servitore dello Stato che ha incarnato al meglio dedizione, competenza e integrità. Ricordarlo oggi significa riaffermare il valore della memoria come fondamento di un autentico impegno civico. A lui il nostro omaggio. Alla sua famiglia, esprimiamo vicinanza e gratitudine”.




















