Giulia Fici
Giulia Fici
Giornalista pubblicista e laureata in Scienze della Comunicazione a Unipa, collabora con BE Sicily Mag da marzo 2023. Ama scrivere di moda, cinema, serie tv e lifestyle, leggere classici e viaggiare alla scoperta di nuove culture.

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Il Palio di Siena e la storia di Rosario “Tristezza” Pecoraro, il fantino siciliano delle cinque vittorie

La storia di Tristezza, il fantino originario di Lercara Friddi che ha corso 41 volte il Palio di Siena vincendolo in 5 occasioni e affermandosi come uno dei fantini più talentuosi della storia

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Il 3 luglio 2025, dopo un piccolo rinvio causato dal maltempo, torna a emozionare il Palio di Siena, la leggendaria corsa di cavalli che dal XII secolo accende le strade e i cuori della città toscana, con diciassette contrade pronte a sfidarsi in Piazza del Campo. Una competizione gloriosa, che attira ogni anno turisti da tutto il mondo. Non molti sanno che, all’interno della sua storia, c’è anche un pizzico di Sicilia.

Tra il suono di tamburi e i colori degli stendardi, infatti, c’è un fantino palermitano che si è fatto strada in passato: Rosario Pecoraro, che, con il soprannome di Tristezza, ha lasciato un segno indelebile nella storia del Palio di Siena, partecipando in quarantuno occasioni e vincendo ben cinque edizioni.

Rosario e Antonio Pecoraro: i Tristezza e Sorriso del Palio di Siena

Nato a Lercara Friddi, in provincia di Palermo, il 6 aprile 1933, Rosario Pecoraro si è abilmente guadagnato un posto d’onore nella memoria collettiva del Palio di Siena. Il soprannome di Tristezza probabilmente derivava dalla sua espressione sempre seriosa, che in sella si tramutava in concentrazione pura, determinazione e strategia. I successi ottenuti ne sono la dimostrazione.

Nell’ombra di Rosario Pecoraro, sportivamente parlando, ha vissuto il fratello Antonio Pecoraro, detto al contrario Sorriso. Il suo nome evocava felicità ma la cui carriera fu decisamente più breve: una sola partecipazione al Palio di Siena, senza successo.

La carriera di Rosario Pecoraro

L’esordio della carriera di Tristezza avviene nel 1955, quando Rosario Pecoraro viene chiamato dalla contrada della Pantera per competere al Palio di Siena in sella a Rondello, cavallo anch’esso esordiente. In questa prima gara, il fantino siciliano regala una ottima performance, ma a vincere fu il favorito Giuseppe Gentili, detto Ciancone.

Nei successivi anni il siciliano continua a partecipare, ottenendo buoni risultati ma senza vittorie. Il primo posto arriva finalmente nel 1959, anno in cui il fantino corre per l’Aquila con l’esordiente Salomè de Mores: qui Tristezza riesce ad avere la meglio sulla Chiocciola, favorita dell’anno. Da lì, un susseguirsi di successi. Nel 1960 il siciliano si ripete, rappresentando però la Selva, che ha la meglio sulla Lupa. E ancora nel 1961 con Uberta de Mores in rappresentanza dell’Istrice, già favorito dal pubblico e dalla stampa grazie alle precedenti performance della cavalla.

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Seguono poi anni complicati per Tristezza, che torna a festeggiare solo nel 1967, in occasione del Palio Straordinario. Qui corre sul Topolone per la Giraffa e dopo una serie di inconvenienti legati alla gara, riesce ancora una volta a finire sul podio con il primo posto. L’ultima vittoria di Rosario Pecoraro risale al 1973, quando torna a correre per la Lupa con Panezio. Dopo una combattutissima carriera con il fantino del Drago, Alessandri Eletto detto Bazza, il siciliano ha ancora una volta la meglio. Negli anni seguenti rappresenterà questa contrada altre due volte, ma senza successi.

L’altro siciliano che vinse il Palio di Siena: Gioacchino Calabrò il Rubacuori

È da precisare che la Sicilia ha donato al Palio di Siena anche un altro nome memorabile: è quello di Gioacchino Calabrò, detto il Rubacuori, per motivi facilmente comprensibili, anche dalle foto di quel periodo. Era un fantino, ma anche avvocato, originario di Mazzarino, in provincia di Caltanissetta. Si era trasferito in Toscana proprio per studiare giurisprudenza.

Il suo momento di gloria risale al 20 agosto 1945, quando conquista la vittoria per la contrada del Drago. Un’edizione passata alla storia, perché in quello che era stato indetto come “Palio della Pace”, il vincitore Gioacchino Calabrò linciò il linciaggio da parte dei membri della contrada del Bruco, che non accettarono il suo successo. Si salvò grazie al suo zucchino, che lo protesse dai colpi. In totale furono cinque le gare da lui disputate.

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