L’Associazione Gambiana di Palermo organizza il 4 luglio 2025 alle ore 17, presso ItaStra a Piazza Sant’Antonio, un evento socio-culturale in cui dialogo, cibo e musica si uniscono. Un’occasione di confronto tra la cultura locale e quella del Gambia, non così lontane come si potrebbe pensare. L’incontro avviene per mezzo di racconti e piatti tipici. È anche un modo per mettere in luce come Palermo possa rappresentare uno spazio di integrazione e aggregazione. A raccontare l’iniziativa a BE Sicily Mag è stato Ousman Drammeh, il rappresentante legale dell’associazione.
L’evento come fonte di aggregazione culturale
Le interazioni e gli scambi culturali tra la comunità italiana e le comunità straniere che vivono nel Paese sono fondamentali per creare un clima positivo, dove la diversità è un valore. È soltanto così che le due parti possono imparare in sinergia. Durante l’appuntamento organizzato dall’Associazione Gambiana di Palermo, ci saranno momenti di dialogo e di racconto in un palco aperto, mediati da professori dell’Università e studenti che hanno contribuito alla divulgazione di questo progetto.
L’obiettivo dell’evento è proporre la condivisione degli usi e dei costumi. Ad esempio, si potranno assaggiare piatti tipici come il mafè. Si tratta di uno spezzatino di carne di manzo, pollo o agnello, cotto lentamente insieme a verdure, cipolle e brodo, e reso corposo e morbido dal burro di arachidi. Inoltre, sarà l’occasione per ascoltare musica dalle sonorità gambiane e toccare con mano i tessuti utilizzati per i vestiti tipici.
Al contempo, chi arriva a Palermo dalla Gambia impara, frequentando le scuole locali e con l’aiuto dell’associazione, l’italiano, ma inizia anche a immergersi nella cultura siciliana, con le sue tradizioni e i suoi sapori tutti da scoprire.

Il ruolo dell’Associazione Gambiana a Palermo
L’Associazione Gambiana, come racconta il rappresentante legale Ousman Drammeh, è nata nel 2016 dall’esigenza di creare a Palermo, porto di approdo per giovani migranti, spesso minorenni non accompagnati, un luogo di riferimento. Ousman stesso è un “membro” dell’associazione, in quanto prima di iniziare a studiare, lavorare e diventare una guida, era un ragazzo spaesato in una terra del tutto nuova, che non era scontato potesse diventare amica. La sua storia è di riscatto, come quella di tanti altri giovani, ma agli inizi non è stato semplice.
Chi arriva a Palermo dall’Africa trova un contesto sociale e culturale diverso, per cui senza l’associazione spesso è difficile avere gli strumenti corretti per comprendere il funzionamento della nostra società, anche in virtù della lingua sconosciuta. “Fermare il fenomeno migratorio è impossibile, considerato il diritto di movimento riconosciuto a ciascuno. È proprio partendo da questa certezza, ovvero dall’arrivo di altri fratelli e sorelle, che abbiamo reputato che fosse la cosa più giusta dar vita a questo punto di ritrovo”, ha spiegato Ousman Drammeh.

Dietro all’evento di Palermo c’è un messaggio chiaro: “L’obiettivo è dare voce a chi non si sente e non rappresenta un problema per l’Italia. Solo così si può cambiare prospettiva e abbattere i pregiudizi. Ci vogliono resistenza ed esistenza collettiva per la rivendicazione e il rispetto dei diritti. È in questo che si riconosce l’ideale cardine dell’associazione, cioè il credere in una società inclusiva in cui il diverso arricchisce e non viene escluso solo perché tale”.









