Inaugurata lo scorso 26 luglio, tra gli ulivi e i profumi della Tenuta Rasocolmo di Piano Torre, a Messina, la personale dell’artista ragusana Ilde Barone raccoglie dodici opere pittoriche fatte di figure femminili dall’aria eterea, eleganti dettagli e una luce particolare. La mostra è intitolata “Solenne cose essere donna nella veste bianca” ed è l’ultimo appuntamento della sezione “Arti Visive e linguaggi del Contemporaneo” del Capo Rasocolmo Summer Fest, che ormai da otto anni si svolge nella medesima location, oggi parte della “Rete dei musei e delle realtà espositive di Messina”.
Il bianco al centro della mostra di Ilde Barone
Il titolo, scelto con la curatrice Mariatreresa Zagone, è un riferimento esplicito alla poesia di Emily Dickinson e alla sua ammirazione per il colore bianco. Un colore che per la poetessa statunitense aveva più di un significato ed era tanto importante da essere costantemente indossato e citato più volte nelle sue opere. A dare il titolo, in particolare, è un verso “nel quale – per citare il testo critico – la veste bianca diviene simbolo di una condizione ricettiva, creativa, di partecipazione appassionata ai fatti del mondo”. Si trattava infatti del colore delle potenzialità e del mistero, contrapposto, in un’altra poesia, al rosso di una fiamma che divampa e poi si esaurisce e quindi legato all’idea di eternità e di infinito.
Per Ilde Barone, il bianco è fortemente connesso a una dimensione spirituale. “L’amore per questo colore nasce dall’idea che ci sia qualcosa che va oltre rispetto a noi esseri umani, che ritrovo in molte cose che possono sembrare materiali, ma che in realtà secondo me sono intrise di spiritualità”. Un esempio che l’artista pone subito all’attenzione è quello della “nonna che lavora all’uncinetto o fa il tombolo”, non a caso le vesti bianche nei suoi dipinti sono ricche di merletti, pizzi e decorazioni rappresentate nel dettaglio. “È un gesto pratico, ma la mente in quel momento va in uno stato di meditazione. È una cosa che può valere anche per gli acrobati e vale anche per la pittura”.

Il colore come concetto di libertà e femminilità
Il bianco di Emily Dickinson, si dice, fosse anche una “premessa di libertà”. Un’affermazione che potrebbe far pensare ad una libertà di colorare come si vuole, quasi un invito all’immaginazione che Ilde Barone rinnova e condivide. “La libertà nelle mie opere c’è ma non la si vede subito. C’è una sorta di dicotomia. Vedi un’immagine nella sua totalità ma se ti avvicini e ti concentri su un pezzo solo, che sia fatto di pennellate che simulano un ricamo o che sia parte di uno sfondo, lì puoi trovare quello che diceva Emily Dickinson. Credo sia il motivo per cui le mie opere piacciono, non perché siano belle ma perché c’è quella libertà”.
Una libertà che per Ilde Barone non fa solo parte delle potenzialità del colore, della pittura e delle poesie di Dickinson, ma è l’essenza del modo di essere femminili.
La storia personale di Ilde Barone nelle opere
Questo pensiero è ormai consapevolezza e viene dalla sua storia personale, messa a dura prova da un cancro ma proseguita con una rinascita e nuove certezze su se stessa.
“Dipingo le donne perché non potrei dipingere altro, perché quello che penso di conoscere più di ogni altra cosa è l’essenza dell’essere femminile”. Una femminilità che va oltre l’aspetto esteriore. “Non c’è un ideale rispetto a un dato fisico, c’è un ideale di qualcosa di spirituale. L’ideale di un essere femminile che è ben radicato, presente e ha una forza tutta sua”. La donna di Ilde Barone non è anonima o incolore, indossa il bianco perché del bianco fanno parte tutti i colori. “Ritengo che la donna per sua natura sia in connessione profonda con il tutto”.

L’anima della Sicilia nella mostra
Se da un lato Ilde Barone dipinge la femminilità perché è ciò che conosce meglio, dall’altro, per una siciliana, la luce e la potenza del bianco non possono non rimandare anche al sole della sua terra. Sin dalla presentazione, Mariateresa Zagone parla di bianco che è soprattutto luce e sottolinea si tratti di una “luce abbagliante come quella siciliana”. Alla domanda “Quanto c’è della Sicilia nella sua arte?” poi, l’artista risponde con un immediato ed istintivo “tutto”. Non a caso, molte opere hanno nel titolo “luce dal Sud”.
“Questo bianco – racconta ancora – è il bianco che più naturalmente vedo. Lo vedo nella pietra calcarea di Modica, nelle sabbie dorate e bianche della costa siciliana. Questo noi ce l’abbiamo dentro. Io vivo in Sicilia, di cosa posso mai parlare? È un passaggio molto semplice, la mia arte è quello che vivo, anche
perchè per me l’arte è necessità. È la necessità di far uscire fuori tutto quello che ho immagazzinato”.

Come visitarla
La mostra “Solenne cose essere donna nella veste bianca” è visibile fino al 13 settembre, tutti i giorni, dalle ore 17 alle ore 21.









