Le colonne sonore si intrecciano con le immagini per cui sono nate e restituiscono al pubblico l’esperienza di un ascolto che prende forma sullo schermo. “Note da Oscar, la musica che si vede” del Bellini Ensemble, formazione cameristica di professori d’orchestra e musicisti del Teatro Massimo Bellini di Catania, è più che concerto o un omaggio ai più celebri film della cinematografia mondiale. È un’esperienza percettiva a tutto tondo, costruita sulla sincronia perfetta tra musica e immagini, attraverso un repertorio di colonne sonore da Oscar o comunque indimenticabili.
L’anfiteatro “Lucio Dalla” di Milo, sulle pendici dell’Etna, ha ospitato lo spettacolo lo scorso mercoledì, 13 agosto, nell’ambito della rassegna estiva diretta da Alfio Zappalà e organizzata da Archidrama.
Un racconto per suoni e immagini
Il concerto è un flusso continuo in cui musica e cinema si rimandano l’un l’altro, creando un terreno condiviso tra percezione e memoria cinematografica, nella sequenza di repertorio guidata con misura ed ironia da Aldo Ferrente, primo violino e curatore degli arrangiamenti, che ha introdotto ciascun brano offrendo brevi spunti, aneddoti, contesti. Una mediazione discreta, la sua, funzionale ad accompagnare lo spettatore dentro il paesaggio sonoro e visivo costruito dall’Ensemble in cui le sequenze originali dei film, proiettate sullo schermo alle spalle dei musicisti, non sono illustrazioni, ma parte attiva della scena dove le immagini e i suoni si rincorrono, si sovrappongono, si incontrano nel ritmo interno delle esecuzioni e ogni brano riporta in superficie un frammento di memoria riconoscibile anche attraverso singoli fotogrammi: Audrey Hepburn alla finestra sulle note delicate di Moon River, le sequenze malinconiche di Nuovo Cinema Paradiso, l’atmosfera sospesa e dolorosa di C’era una volta in America, l’ironia senza parole di Lo chiamavano Trinità, il lirismo sottile di La vita è bella.
La voce degli strumenti, la memoria del cinema
Il pubblico, numeroso e attento, segue con partecipazione crescente, premiando ogni brano con applausi calorosi e convinti mentre la formazione restituisce le partiture con precisione e sensibilità, in una veste cameristica che non sacrifica mai la profondità timbrica, con archi e fiati che dialogano senza sovrapporsi, il clarinetto che domina le sonorità struggenti delle partiture morriconiane e oboe, fagotto e corno che offrono un contrappunto drammatico nei passaggi più cupi.
Un secolo di colonne sonore
Il programma abbraccia quasi un secolo di musica da film, con una predilezione per la scrittura italiana ma con incursioni internazionali: dalle atmosfere nostalgiche di Nino Rota ne Il Gattopardo a quelle più dilatate di Ennio Morricone, fino alla potenza cinematografica delle composizioni di Hans Zimmer in I Pirati dei Caraibi, senza trascurare brani leggeri ma significativi, come Mambo Italiano dell’indimenticabile Pane, amore e fantasia o Por una Cabeza, tango reso celebre da Profumo di donna.

La coerenza complessiva del programma non sta tanto nel genere dei brani selezionati, quanto nell’approccio interpretativo: sobrio, squisitamente tecnico ma lontano da ogni spettacolarizzazione, incentrato su una narrazione che è un mix di geografia emotiva e storia cinematografica, in cui gli strumenti restituiscono non solo musica, ma tutto ciò che quella musica porta con sé: gesti, sguardi, storie.

L’anfiteatro di pietra lavica che ancora custodisce il respiro di Lucio Dalla e Franco Battiato, che avevano scelto Milo come loro buen retiro, il profilo scuro dell’Etna, una notte di mezza estate, non potevano essere contesto migliore.





















