Dal 1° aprile 2025 Palermo è rimasta senza car sharing e senza bike sharing. Con la sospensione definitiva del servizio “Amigo” gestito da AMAT, la città è oggi l’unica grande realtà italiana a non poter contare su una forma di mobilità condivisa. Una notizia che pesa non solo sul piano pratico, ma soprattutto sul piano simbolico: in un momento in cui le città europee spingono sull’acceleratore della sostenibilità, Palermo fa un passo indietro.
L’importanza (disattesa) di un servizio sostenibile
Il car sharing e il bike sharing non sono solo un’alternativa all’auto privata: significano meno traffico, meno emissioni e più spazio urbano liberato. A Palermo, dove l’inquinamento atmosferico e il congestionamento del traffico restano tra le principali criticità, la mobilità condivisa rappresentava un segnale di modernità.
Un servizio che, pur con numeri limitati, era riuscito a intercettare migliaia di cittadini e turisti: oltre 4.000 iscritti, 223 stazioni e un parco mezzi che copriva anche gli aeroporti di Palermo, Catania e Trapani. Nonostante ciò, i conti non tornavano: le perdite annue oscillavano tra 660.000 euro e oltre 1 milione. E nel piano di riequilibrio del Comune non c’è spazio per servizi “in perdita”.
Dalle strade al mercato: il destino dei mezzi Amigo
Con la chiusura, AMAT ha già avviato la dismissione della flotta. Parliamo di 73 auto di proprietà, tra cui Volkswagen Up!, Renault Zoe e Fiat Panda, oltre a circa 100 biciclette, molte delle quali mai entrate in servizio. Dopo un intervento di ricondizionamento stimato in 96.000 euro, l’azienda conta di ricavare circa 300.000 euro netti dalla vendita, con prezzi tra i 2.000 e i 7.000 euro a veicolo.
Un tesoretto che, però, non basta a colmare il vuoto lasciato nelle strade. Palermo perde così non solo un servizio innovativo, ma anche un patrimonio di mezzi che avrebbero potuto rappresentare un pezzo importante della transizione ecologica urbana.
Prospettive e interrogativi
Il presidente di AMAT ha annunciato la volontà di pubblicare una gara pubblica per trovare operatori privati disposti a rilanciare il car sharing in città. Ci sarebbero già contatti con aziende interessate. Ma resta il dubbio: Palermo riuscirà a rialzarsi in fretta da questa battuta d’arresto o resterà a lungo l’unica grande città d’Italia senza un sistema di mobilità condivisa?
Intanto, paradossalmente, i cittadini che volevano guidare una “Amigo” adesso potranno comprarla. Non più in condivisione, ma a titolo definitivo. Un simbolo del fallimento di un progetto che, se gestito diversamente, avrebbe potuto rappresentare una delle carte vincenti per il futuro sostenibile della città.




















