L’Etna torna a manifestare tutta la sua forza. Dopo giorni di silenzio apparente, i sensori che sorvegliano costantemente la montagna hanno registrato una ripresa dell’attività stromboliana, con segnali chiari che lasciano presagire l’imminente possibilità di fontane di lava. Per questo motivo il Dipartimento regionale di Protezione civile ha deciso di innalzare il livello di allerta del sistema Etnas a F1, il codice che indica un rischio concreto e immediato. La misura comporta l’interdizione totale delle aree sommitali: niente più escursioni sopra i 2.500 metri di quota. Un provvedimento che vale per tutti, turisti, appassionati e guide autorizzate, chiamati a rispettare le regole di sicurezza.
L’Osservatorio etneo: segnali dal cratere di Sud-Est
L’ultimo bollettino diffuso dall’Ingv non lascia dubbi: le telecamere di sorveglianza hanno mostrato una persistente attività stromboliana nel cratere di Sud-Est, caratterizzata da esplosioni a intensità variabile e da emissioni di cenere leggere e sporadiche, disperse rapidamente dai venti in quota. Fenomeni che, seppur non ancora imponenti, segnalano l’instabilità del vulcano e il suo stato di tensione interna.
Il sistema Etnas, sviluppato per incrociare i dati sismici e vulcanologici con procedure automatiche di sicurezza, si attiva proprio in questi momenti, garantendo che le autorità locali siano immediatamente informate e possano prendere provvedimenti tempestivi. È un meccanismo che riduce i rischi, trasformando il monitoraggio scientifico in protezione concreta per chi vive e frequenta il territorio.
A confermare l’esigenza di rispettare la sicurezza è stato il capo del Drpc, Salvo Cocina, che ha annunciato l’immediata attivazione della fase locale di allarme. “La sicurezza viene prima di tutto – ha ribadito – ed è fondamentale applicare senza esitazioni le procedure previste dal piano di emergenza”.
Il vulcano attivo: luci ed ombre
L’Etna, del resto, è da sempre un sorvegliato speciale. La sua energia incanta e spaventa, regala spettacoli notturni di fuoco e al tempo stesso ricorda la fragilità di chi vive alle sue pendici. Per le comunità locali, abituate da secoli a convivere con il vulcano, questi segnali non sono soltanto allarmi ma parte di un legame profondo e rispettoso con la montagna. Chi ama i suoi sentieri e i panorami mozzafiato dovrà attendere: oggi il gigante chiede silenzio e distanza, imponendo il ritmo della sua natura indomita.








