Immaginate un turista che arriva in Sicilia e, invece di limitarsi a una degustazione in cantina, viene guidato in un viaggio fatto di storie, sapori e luoghi inaspettati: un pranzo tra i filari dell’Etna, una lezione di cucina in un antico baglio, un percorso tra frantoi e mercati storici. È questa l’idea alla base del Libro Bianco sulle professioni del turismo enogastronomico, il documento strategico nato per dare un’identità chiara alle nuove figure che possono trasformare questo settore in una vera miniera d’oro per l’economia italiana e, in particolare, siciliana.
Il Libro Bianco è il risultato di una collaborazione corale che ha visto unire le forze dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, UnionCamere, Associazione Nazionale Città dell’Olio, Associazione Nazionale Città del Vino, CNA Turismo e Commercio, Coldiretti, Confartigianato Turismo, Consulta Nazionale Distretti del Cibo, Federazione Nazionale delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori e Unione Italiana Vini, con il contributo scientifico del Center for Higher Education and Youth Employability dell’Università degli Studi di Bergamo. Un lavoro di squadra che dimostra quanto il turismo enogastronomico sia ormai una priorità condivisa a livello nazionale.
Il turismo enogastronomico: un tesoro ancora da sfruttare
Secondo le stime, il turismo enogastronomico in Italia vale oltre 40 miliardi di euro, ma il suo potenziale è ancora lontano dall’essere pienamente espresso. Molte aziende aprono le porte al pubblico solo saltuariamente e, soprattutto, mancano professionisti capaci di rendere memorabile ogni visita. In Sicilia, dove il patrimonio agroalimentare va dalle vigne eroiche di Pantelleria al pistacchio di Bronte, dalle tonnare storiche ai formaggi delle Madonie, la sfida è ancora più stimolante: trasformare un’offerta frammentata in un’esperienza integrata e di alta qualità.
Dal product manager all’hospitality manager
Il Libro Bianco individua figure chiave come il product manager del turismo enogastronomico, incaricato di creare sinergie tra aziende e territorio, e l’hospitality manager, responsabile dell’accoglienza e dell’organizzazione dei servizi. Immaginate un product manager che coordina cantine dell’Etna, agriturismi dell’entroterra e tour nei mercati storici di Palermo: un mosaico di esperienze cucito su misura per il visitatore.
L’hospitality manager, invece, è colui che trasforma la visita in un ricordo indelebile: dal primo contatto alla vendita finale, gestendo flussi turistici che, in località come Marsala o Ragusa Ibla, possono raggiungere numeri importanti.
I nuovi protagonisti del turismo esperienziale
Accanto a queste figure emergono ruoli innovativi come il consulente di turismo enogastronomico, che aiuta le aziende a strutturare l’offerta e a sfruttare al meglio strumenti come il CRM o la vendita multicanale, e il curatore di esperienze, specialista nell’organizzare attività in momenti clou come la vendemmia o la raccolta delle olive.
Pensate a un curatore che accompagna piccoli gruppi nella preparazione delle arancine a Palermo o nella lavorazione del cioccolato di Modica, intrecciando racconto e degustazione: non solo un servizio, ma un’esperienza che parla di identità e tradizione.
Formazione e riconoscimento: la sfida da vincere
Se il potenziale è enorme, la formazione è il vero tallone d’Achille. Mancano scuole e percorsi dedicati, e spesso chi opera in questo settore lo fa imparando “sul campo”. Il Libro Bianco sottolinea l’urgenza di definire ruoli e competenze riconosciute, così da creare percorsi formativi che possano sfornare professionisti pronti a valorizzare territori come la Sicilia, dove ogni provincia potrebbe diventare un brand turistico in sé.
Perché il Libro Bianco è una svolta
Il documento, frutto di un lavoro corale di associazioni, enti e imprese, è un passo concreto verso un turismo enogastronomico più strutturato e competitivo. In Sicilia, questo potrebbe significare portare il visitatore oltre le mete più battute, verso borghi e campagne dove la cucina diventa racconto e l’accoglienza un’arte.
Valorizzare queste nuove professioni significa anche rafforzare il legame tra turismo e comunità locali, creando posti di lavoro qualificati e stimolando una crescita sostenibile che parli la lingua autentica dell’isola.
In fondo, il futuro del turismo siciliano – e non solo – si gioca su un concetto semplice: offrire esperienze vere, capaci di restare nel cuore. E per farlo servono persone preparate, pronte a trasformare ogni viaggio in un pezzo di storia vissuta.









