Elena Sabbatini
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Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.

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Turisti? Sempre gli altri. Anche in Sicilia

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L’estate, si sa, non finisce a settembre. Finisce a Ferragosto. Almeno per chi vive la stagione come un rito collettivo, fatto di spiagge affollate, code chilometriche e prezzi che si gonfiano insieme agli ombrelloni. È il momento in cui il mare diventa una distesa di corpi e il fastidio, più che il sole, scalda gli animi. E in Sicilia, come ovunque, si ripete la stessa dinamica universale: turisti sono sempre gli altri.

Gli altri siamo noi: il fastidio dell’estate

C’è chi non sopporta i villeggianti “mordi e fuggi”, chi accusa i forestieri di parcheggiare ovunque, chi non tollera chi arriva col traghetto e invade spiagge considerate “di famiglia”. Eppure, appena attraversiamo lo Stretto o prendiamo un volo per la Spagna, diventiamo anche noi gli “altri” da cui qualcuno vorrà tenere le distanze. È la legge non scritta dell’estate: stigmatizzare chi rompe l’equilibrio del nostro piccolo mondo, dimenticando che quel ruolo lo interpretiamo tutti a turno.

Sicilia d’agosto: il turista come nemico (e specchio)

A Mondello c’è chi impreca contro le famiglie con borse frigo e ombrelloni extra-large, a Favignana c’è chi storce il naso davanti agli yacht che sbucano dietro ogni cala. A Cefalù si lamentano delle comitive che affollano il corso, a Ortigia dei tavolini sempre occupati. Ma basta spostarsi di poche centinaia di chilometri e quegli stessi siciliani diventano turisti a Barcellona, a Parigi, a Nizza, percepiti con le stesse categorie che loro usano in casa propria: rumorosi, invadenti, magari pure “cafoni”. Uno specchio impietoso in cui, volenti o nolenti, ci riconosciamo.

Esclusività a buon mercato: la moda di sentirsi “fuori dal gregge”

C’è sempre qualcuno convinto di salvarsi dal “branco”. Succedeva un tempo in Costa Azzurra, succede oggi nelle spiagge siciliane più alla moda. L’illusione è la stessa: sentirsi più raffinati perché si beve lo spritz da 14 euro in un locale “giusto”, perché ci si fa un selfie davanti alla vetrina griffata, perché si evita la spiaggia libera preferendo il lido esclusivo. Ma i social hanno reso il lusso un format replicabile ovunque: un tramonto in barca postato su Instagram vale come status symbol a Mondello come a Mykonos. L’esclusività, alla fine, è diventata un prodotto di massa.

Il ritorno in città: fine dei giochi

Poi arriva settembre. I traghetti si svuotano, i lidi chiudono, i prezzi si abbassano. E i residenti tirano un sospiro di sollievo, pronti a riprendersi spazi e abitudini. Ma resta la domanda: chi erano davvero “gli altri”? Forse, più che una categoria da giudicare, erano solo lo specchio delle nostre stesse contraddizioni. Perché in fondo, che sia a Cannes o a Mondello, a Favignana o a Formentera, gli altri siamo sempre noi.

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