Elena Sabbatini
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Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.

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Dal pecorino alla fisica: un palermitano conquista l’IgNobel con la cacio e pepe

Un team di fisici italiani ha vinto l’IgNobel 2025 per la ricetta scientifica della cacio e pepe: tra loro anche il palermitano Vincenzo Maria Schimmenti.

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Lo sapevi che una delle ricerche scientifiche più premiate e curiose dell’anno parte da un piatto di pasta? La celebre cacio e pepe, simbolo della cucina romana, è finita al centro di uno studio internazionale firmato da otto giovani fisici italiani che hanno conquistato l’IgNobel 2025 per la Fisica. E tra loro spicca un nome siciliano: Vincenzo Maria Schimmenti, originario di Palermo.

Una ricetta che diventa scienza

Il riconoscimento è arrivato a Boston, durante la cerimonia della 35esima edizione organizzata dalla rivista Annals of Improbable Research. Gli IgNobel premiano ricerche che fanno prima sorridere e poi riflettere, e questa lo fa alla perfezione: i fisici hanno trovato la formula anti-grumi per la cacio e pepe perfetta.

Il punto critico della ricetta, ribattezzato con ironia “fase mozzarella”, è quel momento in cui il pecorino e l’acqua calda si trasformano in una massa compatta. La soluzione? Basta un 2-3% di amido (di mais o patate) e la temperatura ideale intorno ai 55°C. Risultato: crema liscia, senza sprechi e con il massimo del gusto.

Il palermitano Schimmenti

Tra i protagonisti della scoperta, Vincenzo Maria Schimmenti porta con sé un orgoglio tutto siciliano. Nato a Palermo, oggi è dottorando in Fisica Teorica al CNRS – Université Paris-Saclay, dopo studi a Padova e un’esperienza al Max Planck Institute di Dresda. È lì che, tra un esperimento e una cena tra colleghi expat, è nato lo spunto che ha trasformato un pasto quotidiano in un lavoro pubblicato su Physics of Fluids.

La curiosità che diventa ricerca

Il bello di questo studio è che nasce da una necessità pratica – evitare di sprecare il pecorino – e si trasforma in un problema di fisica dei fluidi, con tanto di modelli e calcoli complessi. Dimostrando che anche la frustrazione di una pasta riuscita male può aprire scenari scientifici inaspettati.

Quando la curiosità diventa innovazione

Il successo del team è anche un messaggio universale: la scienza può nascere ovunque, anche davanti a un piatto di spaghetti fumanti. E che a portare un pezzo di Sicilia a Boston sia stato un giovane palermitano rende questa storia ancora più gustosa. Dalla pasta alla ricerca, dai vicoli di Palermo alle aule universitarie internazionali, il passo – a quanto pare – è più breve di quanto immaginiamo.

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